| Niels Vejlyt
The Predator
RONIN RECORDS
www.nielsvejlyt.dk
Eccoci, finalmente.
Ecco ciò di cui avevamo bisogno.
Incredibile come ci siano delle coincidenze che portano l'uomo giusto
ad essere nel posto giusto al momento giusto.
Per chi come me crede al principio della didattica per cui si impara
anche dagli errori che vediamo commettere agli altri, troverà
in questo gioiello una serie infinita di paradigmi di "ciò
che non va mai fatto" .
Le perle inverse di saggezza che distilla il povero Niels sono talmente
perfette nella loro inconsistenza da far sembrare questo disco frutto
di uno scherzo goliardico.
Il campo di azione del "povero Niels" è quello
dello shredding alla Malmsteen e figli (più o meno legittimi
come Rusty Cooley, Signore Iddio salvaci...).
Ora dobbiamo dire che lo shredding non è un tipo o un genere
musicale definito quanto piuttosto una espressione circense, il
trapezio della velocità con la sei corde. L'unico aspetto
apprezzabile dei chitarristi che inseguono lo shredding come stile
musicale risiede nell'attenzione quasi maniacale e narcisista con
la quale tentano di superare la barriera del suono con il plettro.
In qualche caso ho capito come migliorare la plettrata guardando
come questi fenomeni utilizzavano l'inclinazione della mano.
Per il resto credo che la loro fine sarà giustificata solo
dalla meta ultima: raggiunta la barriera del suono, un forte scoppio
e poi il silenzio, nessuno sentirà più niente. E il
povero shredder morirà di frustrazione.
La morale è: se quello che fai non ha nessuna pretesa musicale
se non quella di dimostrare quanto tempo hai passato davanti al
metronomo, non lo fare. E' meglio. Per tutti.
Cmq, Il "povero Niels" si lancia in esecuzioni assurde
e totalmente insensate che mescolano barocco e blues con un cattivo
gusto che dilania le interiora dell'ascoltatore. Raccapricciante.
Oltretutto, cosa da non sottovalutare per uno shredder che si rispetti,
è terribilmente impreciso sia nei passaggi lenti che negli
sweep.
Tenete presente che il disco è tutto una sweeppata a 180
bpm, e che i passaggi lenti sono veramente pochi.
La qualità della registrazione è espressione della
pura amatorialità; registrato in casa, su basi midi con campioni
a bassa qualità.
Numerosi i finali in fade out in cui l'unica cosa che sfuma è
la chitarra mentre basso e batteria rimangono dello stesso volume
(?!??!). pezzi che finiscono a metà battuta, inizi in cui
si sente il jack che scricchiola, abbassamenti di volume repentini.
Sfido chiunque a sentire questo disco dall'inizio alla fine tutto
in una volta.
Ormai che ci sono mi riascolto "Madre Tortura"(di Bensoniana
memoria N.D.R.) e finisco in bene la giornata...
Paolo De Domini |