Andy Timmons Band
Resolution
www.andytimmons.com
C'è poco da dire.
Ci sarebbe troppo da dire.
Andy Timmons è un musicista estremamente dotato, della "vecchia
scuola" e di quella buona.
La tradizione americana che ha portato alla sinergia generi del
tutto a se stanti come il rock e il jazz comincia forse con Miles
Davies, ma sono sicuro che i più esperti potrebbero trovare
da ridire. Fondamentale è sottolineare l'importanza della
così detta fusion come ultimo genere musicale che si è
preoccupato di mettere in primo piano l'aspetto compositivo rispetto
ai clichè e a estremizzazioni fideistiche, isterico-modaiole
di tutte le avanguardie musicali di fine millennio.
Si, per carità, mi prendo la sassaiola dell'ingiuria.
Un metallaro che parla di eccessi e estremizzazioni delle dinamiche
di gruppo risulta per lo meno sospetto...
Il fatto è che anche se mi piace cullarmi nella musica, nei
personaggi e negli stereotipi del buon "metal" per questo
non vuol dire che non riesca a guardarmi allo specchio.
Alex Skolnick, ad esempio, è uno di quei personaggi che,
dotati di un buon talento musicale e del giusto desiderio di svilupparlo
al meglio, rappresenta la necessità di uscire dagli schemi
contorti di un genere che non ha il minimo interesse nell'evolversi
veramente per trovare e provare altre strade.
E lui era il chitarrista fondatore dei Testament.
Se ci guardiamo allo specchio tutti possiamo arrivare a dire che
il genere che tanto amiamo spesso ci ha costretti ad accettare certi
schemi di giudizio nei confronti di altri generi e non così
raramente anche di altre persone..
Timmons è uno che parte dallo spartito e con gioia ruffiana
produce buona musica "fusion" per tutti, easy e consapevole
di esserlo.
Maturo e versatile, dosato nella tecnica (poderosa) mette a sedere
sulle proprie chiappe tutti quelli che vedono la musica solo come
sinonimo di "sestine-a-centottanta-bpm" e anche quelli
che pensano che si debba essere necessariamente criptici per produrre
bella musica.
Mescolatore sapiente ci rende partecipi della folle danza di generi
che viene a creare, senza essere pretenzioso.
Poi che c'entra, parliamoci chiaramente(tanto siamo tra di noi),
non siamo di fronte a quei dischi "killer" che bucano
le chart inaspettatamente (come fece il black album per un altro
genere, per intenderci).
Eppure si sente la forza di voler piacere, di volere arrivare alle
orecchie di tutti, creando nelle composizioni fraseggi che si agganciano
alla testa come richiami d'amore per alci.
Veramente un gran disco.
Segnalo il pezzo 9, "Beware dark days", massiccio e ispirato
e il pezzo 6 "Lydia" che sembra composto da Vai in persona.
Il brano 10, the prayer-the answer, mi ha fatto venire i brividi,
uno dei pochi pezzi che sposi le intenzioni di un john mcLaughlin
melodico con quelle della tradizione rock metal degli ultimi venti
anni.
Ultima nota:
Se ascoltandolo vi verrà in mente troppo spesso Steve Vai,
vi consiglio di riascoltarlo perchè ad un secondo ascolto
emergono tante sfumature stilistiche interesanti che ben caratterizzano
il chitarrisita.
Thumbs UP!
Stefano Bonelli
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