Track List:

01 Glasgow Kiss by John Petrucci
02 Damage Control by John Petrucci
03 The Audience is Listening by Steve Vai
04 Building the Church by Steve Vai
05 K'm-Pee-Du-Wee by Steve Vai
06 Up in Flames by Joe Satriani
07 Searching by Joe Satriani
08 War by Joe Satriani
09 Foxey Lady (the G3 Jam)
10 La Grange (the G3 Jam)
11 Smoke on the Water (the G3 Jam)

12 G3 Soundcheck with commentary by
Joe Satriani Steve Vai John Petrucci

Line Up:

Satriani, Joe Guitar
Matt Bissonnette Bass
Jeff Campitelli Drums
Galen Henson Rhythm Guitar

Steve Vai Guitar, Vocals
Billy Sheehan Bass
TonyMac Alpine Guitar, Keyboards
Dave Weiner Rhythm Guitar
Jeremy Colson Drums

John Petrucci Guitar
Mike Portnoy Drums
Dave LaRue Bass

G3
Live in Tokyo.
Sony Music
www.vai.com
www.satriani.com
www.johnpetrucci.com

E' difficile parlare di alcuni grandi senza lasciarsi condizionare dall'affetto e dall'ammirazione provata per la maestria e lo stile dimostrati lungo vent'anni di carriera dai tre performer protagonisti dell'ultimo G3.
Devo ammettere che l'ultimo G3 rappresenta un prodotto davvero interessante da un punto di vista critico e stilistico, perchè no anche filosofico.
Si, perchè i tre rappresentano,diciamo pure, nello stesso genere stili e mentalità molto diversi. Vai e Satriani hanno sempre basato lo spettacolo del g3 sulla loro "complementarità": più progressive l'uno, rock-blues melodico l'altro.
Entrambi hanno sempre riempito la scena consapevoli che il pubblico non si diverte con la sola ammirazione ma deve di volta in volta confermare l'opinione che ha dell'artista divertendosi e meravigliandosi allo stesso tempo.
In questo il nuovo G3 non rappresenta un fallimento e nonostante che in alcuni punti i due sembrino un pochino sotto tono, riescono comunque a coinvolgere con una presenza e una disinvoltura tecnica sempre notevole che trova massima espressione nella improvvisazioni che chiudono tradizionalmente i concerti del G3.
Petrucci, a mio parere, come per la maggior parte dei partner che accompagnano i due sopracitati, risente per certi versi da una parte di alcune limitazioni artistiche che lo affliggono da anni e dall'altra del feeling da "nozze d'oro" che cementa lo sposalizio umano ed artistico di Satriani e Vai.
Il Petrucci solista che apre lo spettacolo è decisamente fiacco, plastificato sulle sue sestine a 180 di metronomo e su brani che, a mio modesto parere, scimmiottano ai limiti del plagio Steve Morse.
Niente di spontaneo emerge dai Mesa di john, manca la verve spontanea ad equilibrare gli ipertecnicismi, frasi melodiche piuttosto scontate dal sapore eccessivamente "dreamtheateriano" si intervallano alle tanto amate sgommate, ma senza alcun mordente.
La mancanza quasi totale di dinamica e personalità e la totale avversione nel coinvolgere il pubblico, accanto all'esperienza degli altri due axeman, producono quasi un sentimento di tenera simpatia per il Petrucci che nonostante tutto rimane l'ottimo chitarrista dei Dream Theater.
Se non altro c'è Portnoy alla batteria, lunico batterista che riesce, suonando in modo incredibile, ad esprimere sempre una certa ironia...Per certi versi mi ricorda il mastodontico Terry Bozio.
Ragazzi: A certi livelli lo stile fa davvero la differenza; le dimensioni no.
Questo, Petrucci sembra ancora non averlo capito e rimane da pensare che ci sia una forma di autoconsapevolezza in questo. La consapevolezza di essere un buon lavoratore e di dare alla gente ciò che la gente si aspetta senza rischiare il posto.
Epocale rimane "smoke on the water" suonata dai tre. Un momento che effettivamente trascina e non solo i giapponesi presenti in sala.

De Domini