| Giuntini Project
III
Frontiers
www.aldogiuntini.com
Sempre con uno sguardo interessato rivolto ai vasti orizzonti
del passato, ritornano i Giuntini Project, band 'arazzo' dalla indubbia
esperienza che in questa incisione recluta alla voce un Tony Martin
(ex Black Sabbath), sanguigno, consapevole e maturo.
La sensazione generale è quella che potreste avere entrando
in una antica biblioteca in cui l'archivista vi intrattiene per
un'ora raccontandovi storie suggestive ed aneddoti interessanti
sui libri che stavate cercando.
Potevate farne a meno?! Neanche per sogno. Le storie passate cambiano
di bocca in bocca ed ogni volta acquistano sfumature diverse.
In questo disco si ritrovano saggiamente mescolate tutte le storie
della biblioteca "hard rock" mondiale con maestria e passione.
La voce di Tony Martin fa da sigillo in ceralacca, congiungendo
i vari brani del disco con colate rosse targate 'Rainbow', 'UFO',
ed ovviamente 'Black Sabbath' (quelli del Dio Ronnie, ovviamente).
Assente ogni italianità, il disco si propone su un piano
assolutamente internazionale e di livello ed abbraccia talmente
bene il genere che il nome "Giuntini project" stona e
quasi infastidisce.
Da un punto di vista stilistico il 'nostro' Giuntini tenta un approccio,
in alcuni puni, a mio parere, poco fortunato che lo porta ad inserire
parti soliste di chitarra molto shred che poco si sposa con il contesto
hard-rock.
Superficialmente, direi che l'hard rock è l'unica nicchia
in cui lo shredding non ha senso, i migliori chitarristi hard rock
non erano dei virtuosi accademici (Da Tommy Iommi, a Slash, Blackmore,
Angus young & co.) eppure dedicavano alla chitarra uno spazio
notevole nelle composizioni. Questa sobrietà chitarristica
è uno status del genere che non andrebbe mai violato, pena
lo scivolone nella pacchianità totale.
Del resto è comprensibile che ci siano slanci di innovazione
nel genere da parte di Giuntini e soci, il problema è che
rinnovare proprio questo genere è un affare serio. Gli equilibri
nei generei come questo sono sottili come gusci e affondano nella
tradizione musicale per almeno quarant'anni. Un affare davvero serio.
Nonostante questo Aldo Giuntini rimane un chitarrista di grande
esperienza e spessore tecnico.
C'è anche roba a-la-Maiden, come il brano "Early Morning"
che riporta alle cavalcate della prima New Wave of British HM.
Pezzo memorabile: Anno mundi (the vision), epico, ispirato, melodico,
allegoria di un genere che non smetterà mai di congiungere
le generazioni passate con quella attuale.
Ci sarà ancora qualcosa del genere anche per i nostri figli?
Paolo De Domini |