Track List:

01 Gold Digger
02 Not Connected
03 Que Es La Vida
04 Early Warning
05 Fool Paradise
06 Tutmosis IV
07 Anno Mundi
08 Disfunctional Kid
09 Mourning Star
10 Trouble Just Keeps Coming
11 The Closest Thing To Heaven
12 Memories In The Sand
13 Tarot Warrior

Line Up:
Aldo Giuntini Guitar
Tony Martin Vocals
Fulvio Gaslini Bass
Dario Patti Keyboards
Ezio Secommandi Drums

Giuntini Project
III
Frontiers
www.aldogiuntini.com

Sempre con uno sguardo interessato rivolto ai vasti orizzonti del passato, ritornano i Giuntini Project, band 'arazzo' dalla indubbia esperienza che in questa incisione recluta alla voce un Tony Martin (ex Black Sabbath), sanguigno, consapevole e maturo.
La sensazione generale è quella che potreste avere entrando in una antica biblioteca in cui l'archivista vi intrattiene per un'ora raccontandovi storie suggestive ed aneddoti interessanti sui libri che stavate cercando.
Potevate farne a meno?! Neanche per sogno. Le storie passate cambiano di bocca in bocca ed ogni volta acquistano sfumature diverse.
In questo disco si ritrovano saggiamente mescolate tutte le storie della biblioteca "hard rock" mondiale con maestria e passione.
La voce di Tony Martin fa da sigillo in ceralacca, congiungendo i vari brani del disco con colate rosse targate 'Rainbow', 'UFO', ed ovviamente 'Black Sabbath' (quelli del Dio Ronnie, ovviamente).
Assente ogni italianità, il disco si propone su un piano assolutamente internazionale e di livello ed abbraccia talmente bene il genere che il nome "Giuntini project" stona e quasi infastidisce.
Da un punto di vista stilistico il 'nostro' Giuntini tenta un approccio, in alcuni puni, a mio parere, poco fortunato che lo porta ad inserire parti soliste di chitarra molto shred che poco si sposa con il contesto hard-rock.
Superficialmente, direi che l'hard rock è l'unica nicchia in cui lo shredding non ha senso, i migliori chitarristi hard rock non erano dei virtuosi accademici (Da Tommy Iommi, a Slash, Blackmore, Angus young & co.) eppure dedicavano alla chitarra uno spazio notevole nelle composizioni. Questa sobrietà chitarristica è uno status del genere che non andrebbe mai violato, pena lo scivolone nella pacchianità totale.
Del resto è comprensibile che ci siano slanci di innovazione nel genere da parte di Giuntini e soci, il problema è che rinnovare proprio questo genere è un affare serio. Gli equilibri nei generei come questo sono sottili come gusci e affondano nella tradizione musicale per almeno quarant'anni. Un affare davvero serio.
Nonostante questo Aldo Giuntini rimane un chitarrista di grande esperienza e spessore tecnico.
C'è anche roba a-la-Maiden, come il brano "Early Morning" che riporta alle cavalcate della prima New Wave of British HM.
Pezzo memorabile: Anno mundi (the vision), epico, ispirato, melodico, allegoria di un genere che non smetterà mai di congiungere le generazioni passate con quella attuale.
Ci sarà ancora qualcosa del genere anche per i nostri figli?

Paolo De Domini