JEFF BECK
"Jeff"
E' sempre un piacere accompagnato da un'enorme curiosità avere tra le mani un disco di Jeff Beck, soprattutto quando trattasi dell'ultima fatica. Jeff Beck è uno dei pochi chitarristi della vecchia scuola ancora geniale e capace di sapersi rinnovare senza mai perdere la propria identità. Al confronto molti shredder e iper tecnici improvvisati dell'ultima ora fanno solo una figura magra e ridicola. Jeff Beck ha innovato il campo della chitarra elettrica molto più di quanto a illustri chitarristi oggi tanto in voga viene riconosciuto. La sapienza e l'innovazione nell'uso dello slide (quindi non in maniera semplicemente blues), l'uso della leva whammy molto prima di altri chitarristi blasonati, l'applicazione delle scale in maniera poco convenzionale, la voglia di sperimentare, il tocco sulle corde. Insomma, sarebbero tante le cose da sottolineare. In particolare, il percorso di ricerca musicale di Beck comincia da molto lontano, dai primi anni '70, quando inizia a incrociare il jazz, il reggae, per dar vita ad album di iniziale fusion. Comunque, anche questo nuovo lavoro, intitolato semplicemente "Jeff", prosegue il discorso musicale elettronico iniziato dal nostro nel 1999. "Jeff" è un disco basato molto sull'uso di campionatori e di ritmi techno. Sopra queste basi Jeff crea con la sua chitarra delle trame chitarristiche degne di lode, raffinate, ricercate, piene di tecnica e di feeling. Basti ascoltare "Seasons", che si apre con un ritmo techno martellante ma che nel mezzo presenta una parte emozionante suonata dalla London Orchestra e con la chitarra di Jeff che fa venire i brividi. Con "Trouble Man", Pork-U-Pine", "So What", "Grease Monkey" siamo in pieno campo techno-rock. Ritmi moderni, tecnologici, ossessivi che fanno da tappeto alla potenza e all'eleganza della chitarra di Beck intrisa di blues e di groove. Degna di nota la song "JB's Blues", un lento intenso, pieno di pathos, notturno, dove Jeff ci regala ancora una volta dei soli da paura. In "Bulgaria" troviamo la chitarra di Beck accompagnata dall'orchestra. Che canzone! In finale, è un disco suonato quasi per intero dallo stesso Beck, un disco moderno, tecnologico, ma che non deve spaventare: Beck è pura genialità e innovazione. Qualunque chitarrista può trovarci spunti molto interessanti, esattamente come hanno fatto con lui tantissimi altri (Vai, Satriani, Lukather, Bret Garsed e altri). In definitiva, un grande Beck! Magari ce ne fossero tanti di chitarristi e di dischi così!
Bruno Cavicchini