Richie Kotzen
Get Up
Frontiers Records
Un "giant" della chitarra come Richie Kotzen non necessiterebbe di presentazione alcuna, ma noi la facciamo ugualmente pensando a chi, troppo giovane e/o cultore di generi più alternativi ed innovativi, non ha piena dimestichezza con il mondo dell'hard rock classico e vi ha magari fatto solo qualche breve incursione dilettantesca, mosso da effimera curiosità.
Richie Kotzen ha alle sue spalle una carriera prettamente da solista, con poche ma aristocratiche eccezioni: è all'età di vent'anni, quando già aveva alle spalle un album prodotto dalla Shrapnel Records e numerose partecipazioni a concerti e registrazioni di artisti quali i Fabulous Thunderbirds, Greg Allman ed i Smithereens, che viene notato per il suo precoce virtuosismo dal singer dei mitici Poison Bret Michaels che lo coinvolge nell'avventura musicale della band.
Conclusasi prematuramente la parentesi Poison per incompatibilità caratteriale ed artistica, Richie riprende la sua attività da solista realizzando numerosi album che testimoniano la sua capacità di sperimentarsi in diversi generi musicali, dal rock al soul, dal blues alla fusion; non disdegna neppure di unirsi saltuariamente a gruppi di matrice diversa come la band fusion Vertu (nella quale opera il leggendario bassista Stanley Clarke), o i Mr. Big.
La sua ultima fatica, questo "Get Up" che già nel titolo sembrerebbe un'incitazione a ridestarsi dal proprio torpore creativo e ad impegnare le rinnovate energie artistiche in un nuovo progetto, rivela oltremodo quelle contaminazioni che l'artista ha sempre voluto accogliere nel proprio vocabolario musicale per rinnovare e rendere più originale quello che resta comunque il suo linguaggio di base, l'hard rock. Su un sostrato decisamente rock si colgono inserti in massima parte fusion, in minor misura soul e blues; per usare una metafora "tessile" si potrebbe affermare che ad un trama hard rock si interseca ed a tratti si sovrappone un ordito fusion.
Non sono gli splendidi assolo di chitarra a sorprenderci, assolo che fanno apprezzare appieno le doti virtuosistiche del nostro e che sanno dispiegarsi tanto nei pezzi più classicamente rock (sfrenati quelli in "Get Up" ed in "So Cold", tanto per citarne alcuni), quanto nelle più romantiche ballads (come "Remember" o "Special", intense ed accorate), e neppure l'evidente egemonia dello strumento anche quando accompagnato da batteria e basso e soverchiato dalle linee vocali del singer.
A stupirci è invece sia la voce del cantante, che si adatta particolarmente bene ai brani che va ad interpretare con sempre rinnovati pathos e duttilità, sia la qualità degli altri musicisti che collaborano al disco; segno, questo, di una lungimiranza da parte dell'artista, capace di circondarsi di strumentisti di pregio.
"Get Up" è un album che è lapalissiano definire di grande qualità: imperdibile per gli amanti del genere, interessante per tutti gli altri.
RosaVelata