MARTONE
A Demons Dream
Non è molto semplice esprimere un giudizio definitivo ed ampiamente esauriente su quest'ultima prova in studio dell'axe-man Martone. Questo perché è un disco che in definitiva si va a collocare in quelle zone fatte di (pochissime)luci e di (moltissime) ombre…Non è possibile affibbiargli un giudizio negativo ma neanche altamente positivo. In più, è giusto anche adottare un po' di cautela nell'esprimere la propria idea finale. Questo discorso vale per chi, come me, è rimasto perplesso dopo ripetuti ascolti. Troppi i punti deboli e pochi gli aspetti positivi. Qui non è in discussione la capacità tecnico-esecutiva di Martone. Questi è un chitarrista dallo stile tipicamente americano, cioè molto fusion e a tratti sperimentale. Ciò che non convince della proposta di Martone, semmai, è l'aspetto compositivo. Sia ben chiaro, è sempre apprezzabile quel musicista che invece di offrire ricette già fatte preferisce cimentarsi in un lavoro di sintesi delle proprie influenze e delle proprie idee. Ma l'insieme di questo sforzo, però, andrebbe fatto assegnandogli un senso ben preciso. Non può ridursi ad un collage di stili e di arrangiamenti. In "A Demons Dream" è possibile imbattersi in riff di chitarra davvero "tosti", simil-Pantera, tanto per intenderci, quanto in gradevoli arpeggi di chitarra acustica e classica; oppure assaporare licks blues che fanno da preludio ad una scarica di linee di note in sedicesimi in plettrata alternata al fulmicotone. Il tutto arricchito da inserti elettronici e momenti improvvisi di break. Ben inteso, le idee e la voglia di offrire un prodotto poco scontato ci sono ma, a mio giudizio, spesso non si capisce bene dove il nostro chitarrista voglia andare a parare. Le canzoni mancano di chiare linee melodiche. All'interno di ogni canzone esistono diverse linee di chitarra, ognuna slegata dall'altra. Sembra che ogni chitarra suoni per sé, dimentica della melodia creata dalla precedente. In più, l'elettronica viene usata in maniera approssimativa, come se fosse capitata lì per caso…Insomma, è un disco che fa sbadigliare sin dalle prime canzoni ma che, al contempo, se fosse stato curato maggiormente negli arrangiamenti e nelle linee melodiche, donandogli un pizzico di coerenza in più, non avrebbe certo meritato un giudizio molto discreto. Il suo difetto principale, pertanto, risiede nella sua mancanza di coerenza e di chiarezza di intenti. Cosa avrà voluto dirci il nostro buon Martone……?
Bruno Cavicchini