Brani:
01. Lady P
02. Hillbilly In The Band
03. Devil Boy
04. Lola Fay
05. Well To The Bone
06. Ashes
07. Sultan's Boogie
08. Dat's Da Way It Go
09. That Hurts
10. Rituals


Musicisti:
Scott Henderson: Guitar
Kirk Covington: Drums
John Humphrey: Bass
+ special guests on vocals
Scott Henderson
Well To The Bone


Penso che non ci sia alcun bisogno di presentare questo grande chitarrista americano. Ma per chi non lo conoscesse, Scott Henderson è considerato al giorno d'oggi uno dei chitarristi che più ha da dire sulla sei corde. Non è uno shredder classico, non è un neo-classico, né uno sfrenato del tapping ecc… Scott Henderson possiede un linguaggio chitarristico frutto della sua passione per il blues, per il rock, per il jazz e per la sperimentazione in genere. Il suo modo di suonare, per chi abitualmente segue la sua carriera artistica, è inconfondibile ed emozionante allo stesso tempo. Il suo modo di rileggere le lezioni che i grandi chitarristi degli anni '60/'70 hanno lasciato è davvero innovativo e funge da spinta propulsiva al mondo delle sei corde, spesso "ostaggio" della ripetizione di schemi e idee musicali risultati vincenti ma che alla lunga non stupiscono più.
Questa ultima fatica di Henderson, "Well To The Bone", si muove su territori sonori più marcatamente blues. Sia ben chiaro, però, che anche nel modo di intendere il blues il nostro rivela tutta la sua originalità e la sua capacità di coinvolgimento. Questo è il motivo principale per cui è difficile scegliere una canzone a caso per descrivere lo spirito del disco. Ogni canzone cattura l'attenzione dell'ascoltatore e non lascia segni di noia sul viso. La chitarra di Henderson è sempre in cerca dell'emozione giusta: è una chitarra che sembra non darsi pace tanto è lanciata in soli ricchi di gusto, di espressività, di modernità e di freschezza. In alcuni momenti, le note della chitarra di Henderson sembrano accarezzare la canzone, in altri la chitarra avvolge l'ascoltatore della sua passionalità e della sua forza. Insomma, il nostro sa come si suona e sa come farlo, senza per questo rinunciare alla ricerca sonora e alla fusione di più stili.
Henderson riesce ad essere delicato quando si avventura in contesti più soft-jazz, malizioso quando è il blues a farla da padrone e aggressivo quando irrompe la forza del rock. Esattamente come hanno fatto tre grandi chitarristi riconosciuti dallo stesso Scott Henderson come suoi ispiratori: Ritchie Blackmore, Jimi Hendrix e Jeff Beck. Se questo è uno dei traguardi della chitarra moderna, allora ben vengano mille dischi come questo e, soprattutto, chitarristi come Scott!


B. C.