Daniele Flenghi
Feel the Fire
Autoproduzione
danvocals@virgilio.it
Demo solista di un giovanissimo cantante, nonchè compositore dei brani,
autore dei testi, produttore, sound engineer e curatore dell’artwork del
suddetto album, coadiuvato in questa titanica impresa da una non meglio
identificata “Daniele Flenghi Band”.
Un’impresa che deve essere stata davvero epica perché, nessuno si inganna al
riguardo, non deve essere stato esattamente facile per un diciottenne far sì che
la propria musica passasse dall’Ideale al Reale, che si concretizzasse cioè
attraverso un iter complesso come quello della registrazione allo scopo di
presentare a pubblico e critica un prodotto finito e commercializzabile. Non è
facile per nessun artista o gruppo che si autoproduce, figuriamoci per un
giovane che appena maggiorenne investe tutte le sue energie e risorse sulla
propria voglia di fare musica. La dedizione deve essere stata assoluta.
Abbiamo voluto sottolineare forse più del dovuto questo aspetto della questione
per far capire a coloro che ascolteranno e giudicheranno il demo di Daniele
Flenghi che non sottovalutiamo -e non dovrebbero farlo neppure loro!-, il suo
impegno e la tenacia, a prescindere dai risultati effettivamente ottenuti in
termini di qualità dell’album e dal nostro a volte ingrato compito di recensori,
perché proprio questo entusiasmo e questa determinazione saranno i cavalli di
battaglia del suo futuro musicale e su di essi dovrà puntare per vincere la
sfida con sé stesso e col mercato.
Detto questo, il giudizio sul lavoro attuale non può essere positivo ma nono
vuole essere distruttivo: è necessario evidenziare alcuni macroscopici difetti
che con l’esperienza acquisibile nel tempo potranno agevolmente essere corretti.
I brani presentati parlano un Heavy Metal classico che non brilla per
originalità e la loro interpretazione richiederebbe doti di potenza ed
estensione vocale che il nostro fatica molto a possedere.
La qualità della registrazione, poi, è quasi imbarazzante -nonostante siano a
noi perfettamente presenti i problemi dell’autoproduzione e le limitazioni che
essa impone- : si sente solo una batteria striminzita, una chitarra zanzarosa e
distante ed un basso appena percettibile.
Non è lecito né giustificabile presentare un demo registrato in questo modo,
perché facilmente si incorrerà in critiche molto meno delicate della nostra: non
ci si può far massacrare così supinamente, perché ad un’età così giovane è
estremamente facile schiantarsi contro il giudizio altrui e perdere ogni
entusiasmo. E questo sarebbe davvero un peccato.
Pertanto, prima di registrare, anche “artigianalmente”, bisogna maturare
esperienza, provare e riprovare fino allo sfinimento, apprendere la cura dei
suoni. Ed è necessaria anche una maggiore attenzione al processo compositivo,
che deve risultare più complesso ed originale. Anche il livello esecutivo deve
elevarsi, perché fino a quando la produzione è costretta a restare di qualità
scadente per motivi economici, è la tecnica dei musicisti a dover compensare
tale carenza.
Il nostro è pertanto un invito a realizzare con calma il prossimo album, a
curarlo maggiormente in tutti i suoi aspetti: è vero che la voglia di fare porta
a desiderare di realizzare tutto e subito, ma a 18 anni non c’è ancora alcun
scheletro con manto nero, clessidra e falce insanguinata ad ansimare sui vostri
progetti e a farvi temere che qualcosa di irreparabile li annienterà, ed il
tempo lo si può ancora spendere a piene mani nel migliorare le proprie doti
artistiche!
RosaVelata