Denied
Heavyland
Autoproduzione
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Un intro trascurabile cede il passo a tre brani di Heavy classico che fa
riferimento, manco a dirlo, agli immarcescibili Iron Maiden ed ai Judas Priest.
I pezzi, ad onor del vero, colgono nel segno, hanno il giusto tiro e valide
armonizzazioni; il cantante si disimpegna bene nelle prove che gli sono affidate
ed a supportarlo trova dei musicisti tecnicamente maturi.
Non male neppure la registrazione, non potentissima ma caratterizzata da una
buona capacità di scelta dei suoni.
Gli episodi migliori sono “The Waste Remains and Kills” e “Ride to the Land of
the Machine Guns”: quest’ultima in particolare spicca per epicità.
Buona prova quindi per questi defender siculi: non ci resta che attendere un
album completo, sperando che stavolta non sia più autoprodotto, ma che qualche
lungimirante casa produttrice abbia il coraggio di puntare sulle nuove scuderie.
RosaVelata