| Il “Codice Da Vinci” da fenomeno letterario a film. Ne parliamo? | |
Ne dobbiamo proprio parlare? Un altro articolo? Da dove partiamo? Dal fenomeno mediatico o dalle bugie che vi sono sottese? Dal fiasco al festival di Cannes? Basta digitare su www.google.it, “Codice Da Vinci” e ti ritrovi sommerso da pagine di links. Sembra che non sia escluso nessuno dalla piazza creata dal fenomeno prima letterario e poi cinematografico. È come se tutti volessero attaccarsi al “tram dei desideri”. C’è chi ti offre il libro a prezzo stracciato, chi ti vuole vendere le immagini del film in anteprima… e chi come la Sony, che ha prodotto il film per la regia di Ron Howard, che ha organizzato benissimo ogni particolare per guadagnare dal fenomeno comunicativo, che dicono più interessante del 2006, ogni possibile profitto. Dai gadgets ai videdogames, dalle patatine con su il pluripremiato Tom Hanks con alle spalle la Monna Lisa di Leonardo, un’industria dello spettacolo a 360 gradi dunque, che non lesina cavalcare l’onda del successo inaspettato del libro omonimo. Quest’ultimo è stato un vero best-seller costruito su numerosissime incoerenze storiche, nonché bugie e plagi. Sempre su internet si trova il sito dell’Opus Dei (www.opusdei.it) , tirata in ballo dal libro, e qui ci si può documentare veramente in modo esauriente. Anche Umberto Eco pressato dalla stampa perché dicesse la sua da conoscitore del Medioevo e semiologo internazionale, ha risposto con l’invito ad andare sul sito dell’Opus Dei, perché lì vi sono descritti con molta minuzia gli errori storici che ha commesso Dan Brown nello scrivere il libro. In tutta questa bagarre mediatica, la cosa che più mi ha colpito e che trovo davvero interessante è il modo con cui l’Opus Dei ha affrontato “la crisi”, se così si può chiamare, scaturita dalle accuse infamanti che il libro le rivolge. Un lavoro da veri professionisti della comunicazione con un programma comunicativo da tenere come esempio per tutti quelli che hanno a cuore la propria immagine e che lavorano nel mondo della comunicazione sociale. Invece di reagire negativamente l’Opus Dei ha messo in atto una vera e propria strategia che un vecchio detto americano sintetizza così: “trasformare i limoni in limonata”. Il riferimento al detto americano l’ha fatta il Time all’indomani della conferenza stampa con cui l’Opus Dei a New York cercava connessioni mediatiche per far conoscere la verità e il suo vero volto. La strategia della “limonata” è sintetizzabile in tre punti: a. favorire una risposta anticipata soprattutto ai giornalisti e ai media; b. trattare i mezzi di comunicazione come alleati; c. mostrare la vera Opus Dei, attraverso opere, fatti e testimonianze. I risultati sono stati sorprendenti, l’Opus Dei ne è uscita rafforzata nell’immagine mentre il Codice Da Vinci, prima libro e poi Film, ridimensionato a puro fatto commerciale. E in tale modo è stato trattato dalla critica cinematografica al Festival di Cannes il 17 maggio scorso accompagnato alla fine da fischi e critiche durissime. Sicuramente sono andati a vederlo in tanti, soprattutto ragazzi sprovveduti sul piano storico e letterario. Bene ha commentato Eco sull’Espresso del 25 maggio 2006 chiedendosi perché tanta gente sia disposta a credere a tali idiozie: “La risposta riguarda il clima New Age dei nostri decenni e la fame di mistero che si è sostituita al crollo delle ideologie e delle grandi utopie secolari”. È veramente strano come tante persone siano disposte a credere a certe fandonie d’altronde non fondate storicamente come hanno accertato diversi studiosi di storia medievale. La fandonia più grande riguarderebbe la presunta falsificazione da parte di Costantino del Canone biblico (l’elenco dei libri e libricini che compongono il Nuovo e il Vecchio Testamento). Cioè l’imperatore facendo diventare il cristianesimo religione di stato, avrebbe appoggiato talune linee “politiche”, come la divinizzazione di Gesù, o la sua Resurrezione, o l’esclusione di tanti evangeli falsamente definiti apocrifi. In realtà il Canone biblico cosiddetto Muratoriano, risale al 190 dopo Cristo, 90 anni prima che Costantino nascesse. Per tutte le altre bugie stanate rimando, oltre che al sito dell’Opus Dei già citato, a due lavori che mi sembrano molto curati rispettivamente di Massimo Introvigne (http://www.cesnur.org/2003/mi_davinci.htm) e quello di Sandra Miesel (http://www.kattoliko.it/LEGGENDANERA/chiesa/davincicode.htm). Quest’ultima così conclude la sua minuziosa ricerca: “Insomma, Dan Brown ha composto uno scritto miserevole, un pasticcio ricercato atrocemente. Perciò, perché prendersi la briga di fare una lettura così ravvicinata di un romanzo senza valore? La risposta è semplice: Il Codice Da Vinci segue la corrente esoterica. Può ben darsi faccia per lo Gnosticismo quello che fece I Misteri di Avalon per il paganesimo: ottenergli l’approvazione popolare. Dopo tutto, quanti lettori inesperti scorgeranno le inesattezze e le menzogne propalate come verità nascoste? In più, facendo false affermazioni di erudizione, il libro di Brown infetta i lettori con una virulenta ostilità nei confronti del cattolicesimo. Dozzine di libri di storie occultistiche, accuratamente collegate da Amazon.com, seguono la sua scia. E gli scaffali dei librai ora sono zeppi di falsità. Se ne venderebbero pochi senza il collegamento con Il Codice Da Vinci. Se pure l’assalto di Brown alla Chiesa cattolica può essere un complimento ambiguo, ne avremmo fatto volentieri a meno”. Infine, in edicola ho scorto uno speciale di “Tv sorrisi e canzoni” che avalla le tesi di Dan Brown, chissà quali altre fandonie racconta!? Quest’ultimo settimanale non è nuovo ad articoli contro il cristianesimo e contro la Chiesa Cattolica. Onestamente dopo quanto ho letto pro o contro, mi è passata la voglia di andare a vedere il film, probabilmente me lo farò prestare quando fra qualche mese arriverà in DVD a casa di qualche ragazzo della parrocchia. Intanto il libro l’ho letto l’anno scorso e pure quello me lo prestarono perché mi incuriosirono, ma già la lettura mi lasciava con tanti punti appesi. Il plot narrativo certamente era avvincente, ma quel sostrato critico fondato su tante bugie sulla Chiesa Cattolica mi dava fastidio. La tesi poi di una credenza ad una Dea e all’elemento femminino, una trovata che forse sottende qualche problema freudiano del nostro caro autore. Certo è che ha venduto 40 milioni di copie. Chissà se è stata furbizia comunicativa o semplice scherzo della fortuna? Don Mimmo Jervolino |
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