Alti e Bassi

INTERVISTA CON GLI ALTI E BASSI

Questa volta abbiamo la possibilità di fare quattro chiacchiere, seppur virtuali, con un gruppo che per il sottoscritto è stata una vera e propria scoperta: il quintetto vocale degli Alti e Bassi. Gli Alti e Bassi hanno da poco realizzato il nuovo cd intitolato Medley, nel quale il gruppo milanese, affronta diversi brani di varia natura con grande talento, ok questa è la prima domanda. Risponde Andrea Thomas Gambetti.

Innanzitutto permettetemi di farvi i miei più sentiti complimenti per questo vostro disco davvero ricco di spunti interessanti,da quanto tempo esiste il gruppo?

Grazie per i complimenti! Gli ALTI e BASSI sono nati nel 1994, poco prima dell’inatteso successo della musica “a cappella” al festival di Sanremo! Il nostro, tuttavia, è un progetto che affonda le sue radici molti anni prima.


Avete sempre pensato all’idea di realizzare un gruppo completamente “A Cappella” oppure c’è un momento in cui suonavate degli strumenti?

Siamo nati come “strumentisti” e ora ci definiamo …“musicisti”. Le radici di cui parlavo prima sono proprio quelle della Polifonia occidentale e dell’amore per la musica americana. La prima fa parte della nostra cultura, mentre la seconda è stata direttamente influenzata dalla prima. Gli spiritual e il gospel, infatti, sono stati il risultato della fusione tra melodie “importate” dai coloni (tra cui anche i corali protestanti, ad es) e i ritmi afro-americani. Successivamente la musica Country ha conosciuto un genere, il bluegrass, che sebbene eseguito dai bianchi spesso rinunciava agli strumenti per lanciarsi in esecuzioni “a cappella”, solo con le voci. Ebbene tutti noi, negli anni ‘80/’90 abbiamo vissuto esperienze di Polifonia e di Country music che hanno condotto, nel tempo, alla scelta di affrontare senza strumenti un repertorio più vicino ai giorni nostri.

Quali sono le difficoltà principali che si incontrano quando si deve registrare un brano a cappella e poi eseguirlo dal vivo?


Nel nostro ultimo album, MEDLEY, abbiamo scelto di fare il contrario: per tre anni abbiamo portato il repertorio MEDLEY nei teatri, quindi dal vivo, e solo successivamente l’abbiamo registrato.Il vantaggio è l’affiatamento. La principale difficoltà è rendere, davanti al microfono, la stessa energia ed intensità di quando si canta assieme davanti al pubblico. Il risultato, ci sembra, è un disco che ha molto “calore”.


Se esiste l’orecchio assoluto, è fondamentale averlo in un gruppo come il vostro oppure è solo una leggenda?


L’orecchio assoluto esiste eccome, non è una leggenda. Può essere un vantaggio, ma a volte anche uno svantaggio. Le variabili che influiscono su un’esecuzione a cappella sono talmente tante che dovesse succedere qualche contrattempo, come ad esempio il “calare di intonazione”, chi ha l’orecchio assoluto rischia di avere grossi problemi perché fatica ad adattarsi alla nuova tonalità. E’ scontato, ovviamente, che per un gruppo vocale l’intonazione debba essere una delle componenti principali e, secondo gli ALTI e BASSI, è addirittura quella prioritaria. Pertanto l’obiettivo è, con o senza orecchi assoluti, NON calare!

Ho letto nella vostra biografia che avete partecipato a varie manifestazioni. Qual è stata quella che vi ha dato maggiori soddisfazioni?
Le manifestazioni che ci regalano maggiori soddisfazioni sono i concerti nei quali il pubblico è attento e capisce ciò che sta accadendo. Ricordiamo sia i concerti all’estero, in particolare al Festival “Voice Mania” a Vienna, che le esibizioni al Teatro delle Muse di Ancona, all’auditorium Haydn di Bolzano e in particolare quella recente al Teatro Manzoni di Pistoia. Abbiamo provato molta più emozione a cantare di fronte al pubblico dei Pomeriggi Musicali di Milano (con Lucia Mannucci e Virgilio Savona del Quartetto Cetra in prima fila), che al forum di Assago di fronte a 9000 spettatori. Non è la quantità che conta, ma la qualità.

 


Avete mai realizzato dei brani originali di vostra produzione ?
Si, in concerto ne proponiamo sempre un paio, tra cui quello di chiusura. Tuttavia è un campo nel quale è difficile mettersi alla prova. Tra di noi c’è chi teme il confronto con produzioni più commerciali e chi, come me, invece crede che sia doveroso lasciare ai posteri qualcosa di nostro! Se non sarà il quinto album, speriamo per il sesto!

Qual è la differenza nell’eseguire un brano a cappella originale rispetto magari ad un brano che già esiste nella sua completezza?
In teoria nessuna. Il brano originale potrebbe essere pensato e scritto già in partenza per l’esecuzione a cappella. Quello pre-esistente va comunque riarrangiato. In generale la vera differenza è che la musica contenuta, ad es, in MEDLEY… è già conosciuta ed apprezzata da tutti. Quindi per certi aspetti è più semplice proporla da un lato e fruirne dall’altro.


In questo cd vi cimentate in diversi brani. Qual è stato il medley più difficile da interpretare?
Senza alcun dubbio West Side Story. E’ una scrittura particolarmente densa armonicamente, che ha richiesto molto studio. L’elaborazione per gli ALTI e BASSI è stata realizzata a quattro mani: da Nando De Luca, jazzista e pianista di grande spessore, e dal nostro Alberto Schirò. Si tratta di una scrittura molto diversa da quella degli altri medley e ha subìto, nel corso dello studio, numerose modifiche, adattamenti e miglioramenti. Parlando poi di “interpretazione”, il musical è un genere nel quale confluiscono diverse scuole, dove anche l’impostazione vocale, o addirittura la pronuncia dell’inglese, seguono regole precise che abbiamo affrontato grazie a un lungo e paziente lavoro di ricerca e studio.

Certamente allestire uno spettacolo come il vostro è diverso rispetto a quelli in cui sono previsti degli strumenti. Quali sono gli accorgimenti tecnici che dovete affrontare ogni volta affinché tutto sia il più soddisfacente possibile?
L’aspetto dell’audio è molto importante, perché può davvero determinare la riuscita del nostro spettacolo. E’ fondamentale che l’impianto sia all’altezza e che, soprattutto, chi lo manovra conosca le regole del gioco. Gli ALTI e BASSI collaborano con un tecnico del suono molto sensibile: è veramente il sesto elemento del gruppo. In fondo anche la voce è uno strumento e il nostro tecnico non fa altro che coadiuvarla per ottenere il suono che vogliamo. Così quando imitiamo una tromba, la chitarra o la batteria il suono in quel momento adotterà tutti gli accorgimenti necessari per “rendere l’idea”, pur mantenendo fedele la sorgente (cioè la singola voce).


Qual è la musica che ascoltate in genere?
Ascoltiamo un po’ di tutto e, ognuno di noi, ascolta ciò che più gli interessa. Nelle nostre discoteche non mancano, ovviamente, i cd a cappella dei Take6, dei Swingle Singers o del Quartetto Cetra. Ma c’è anche musica “classica” di tutte le epoche, jazz, gospel, musica leggera o hip-hop!

C’è magari un brano che non avete mai fatto ma che vorreste eseguire e che vi mette in difficoltà?
Nulla può mettere in difficoltà gli ALTI e BASSI! Purché il brano venga arrangiato a dovere e ci venga concesso il tempo necessario allo studio! ?

Come deve essere un brano per essere considerato un vostro brano ?
Teoricamente tutto può essere adattato “a cappella”. Prova ne è che esiste una corrente “contemporanea” dove la musica pop degli anni ’80 o ’90 è riprodotta in modo quasi fedele. In ogni caso alcuni brani, più di altri, si prestano ad essere eseguiti solo con le voci. Per essere un brano degli ALTI e BASSI, come diciamo nell’incipit a MEDLEY, deve essere prima di tutto un brano che non ci si stancherà mai di ascoltare. Che è un po’ la definizione di “arte”.



Holyrock è un sito cristiano e anche se so che la vostra musica non ha prerogative cristiane,
avendo sempre fatto agli artisti che ho intervistato una domanda specifica sulla loro esperienza di fede, potreste dirci quale sia il vostro atteggiamento rispetto alla fede ?

Basta dirti che:
Andrea: è direttore della Corale Polifonica Città Studi di Milano, coro di S.Martino in Lambrate; si è laureato in Cattolica e si è diplomato, oltre che in Conservatorio, al Pontificio Istituto Ambrosiano di Musica Sacra.
Filippo: è stato per tanti anni direttore di diversi cori, collabora con numerose istituzioni ecclesiastiche per la formazione in ambito musicale ed è uno dei componenti del Quartetto del Duomo di Milano.
Diego: da bambino ha cantato per numerosi anni nel coro della Cappella Musicale del Duomo e in seguito ha collaborato con Istituzioni ecclesiastiche e non per la partecipazione, la realizzazione e la formazione di spettacoli di musical. Inoltre è autore di canzoni per la FOM (Federazione Oratori Milanesi);
Paolo e Alberto hanno da sempre nel cuore le Suore di Maria Immacolata in Città Studi a Milano, per le quali ogni anno si occupano di organizzare gli eventi musicali natalizi. Alberto, inoltre, da anni è l’arrangiatore delle canzoni di Don Claudio Bugio e di numerosi brani della FOM.
Al di là di tutto ciò non è del tutto vero che la nostra musica non abbia prerogative cristiane: i brani in sé sicuramente non ne hanno, ma MEDLEY è stato possibile anche e soprattutto in virtù dell’esperienza di Polifonia Sacra che abbiamo condotto in questi anni. Anche se, personalmente, ho l’amaro in bocca su come la Chiesa, dal Concilio Vaticano II in poi, abbia relegato alla musica “corale” uno spazio decisamente riduttivo e umiliante al punto che i grandi autori della tradizione italiana, come Monteverdi, Palestrina, Vivaldi, Carissimi e molti altri, sono ormai cantati ed eseguiti filologicamente molto meglio all’estero che nel nostro paese.


Quali sono i vostri programmi immediati?
Nell’immediato lavoriamo per la promozione di MEDLEY. Per ora è in distribuzione solo grazie al nostro sito di e-commerce su www.altiebassi.it. Per il resto cerchiamo di farlo conoscere attraverso le radio e grazie a giornalisti, musicisti come Paolo Conte (che presenta l’Album) o a siti come Holyrock, che hanno intuito ed apprezzato la qualità del nostro lavoro. In seguito penseremo… al quinto cd!

Bene siamo giunti al termine del nostro spazio volete aggiungere dell’altro ?

Si volevamo ringraziare il sito holyrock per lo spazio che ci ha concesso e dire un grazie a tutti coloro che fino ad ora ci hanno seguito e sostenuto.



Ok grazie e alla prossima, Stefano Bonelli




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