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Ciao Mimmo intanto ti debbo fare i complimenti per il tuo
nuovo album “Attimi di cielo”che apparentemente sembra che abbia un titolo senza
senso vuoi spiegarci qual è il significato del titolo?
Intanto grazie per l’intervista e per l’occasione che mi dai di dire una parola
in più su questo nuovo lavoro discografico.
Il titolo non mi sembra che a prima vista possa essere senza senso. Il Cielo
richiama subito l’oltre. Forse è originale l’accostamento, in quanto il Cielo
richiama l’Eternità non certo un attimo, eppure se ci si pensa è proprio
nell’attimo presente, dove si può realizzare l’incontro con Dio. Le dodici
canzoni dell’album, vogliono essere una finestra sull’Eternità per cui sono esse
stesse degli attimi di Cielo, nel senso che descrivono da una parte il mio
sentire Dio in determinati attimi della mia vita e nello stesso tempo danno
l’occasione a chi le ascolta di sintonizzarsi in qualche modo su tematiche che
possono aiutare ad incontrare Dio.
Oltre ad essere finestre, possono rivelarsi dei veri e propri specchi o
addirittura dei ponti verso l’Eterno. Specchi perché chiunque può ritrovarsi
nelle mie stesse situazioni esistenziali di rapporto con Dio. Chi, infatti, ha
sempre chiaro questo “sentire” Dio? Se esperimenti la sua assenza non puoi
tirarti indietro dal dolore che ne consegue. La canzone “Perché io lo so”
descrive proprio questa amarezza. L’assenza di Dio, che diventa Croce da
abbracciare nella quotidianità nel momento in cui l’abbracci e la offri diventa
possibilità manifestativa del vero amore. Sì, perché il vero amore richiede la
donazione totale di sé senza aspettarsi nulla dall’altro. È quanto ci rivela
Gesù sulla Croce. Così, “Ponte fra cielo e terra” è un’altra canzone dove cerco
di descrivere l’avvenimento dell’abbraccio del dolore quotidiano e di come
questo si trasforma in luce, in Sua Presenza, in Pace.
Quello che mi ha sorpreso del tuo disco è la varietà
sonora delle canzoni per un disco che spazia tra un genere e l’altro, non pensi
che questo potrebbe disorientare l’ascoltatore di turno?
Sono due i generi musicali che “sfrutto” per rivestire queste nuove canzoni: il
pop (radiofonico) e la dance. Ma non voglio soffermarmi sui generi, li ho scelti
perché mi domando sempre a chi voglio arrivare ed allora mi faccio prendere più
dal desiderio di comunicare a più persone che dalla vena melodica d’autore che
comunque viene fuori ascoltando le canzoni.
Debbo ancora chiarire a me stesso se fossilizzarmi in un genere o continuare a
comunicare. L’esigenza di essere il più comunicativo possibile mi viene dal
fatto che sono prima sacerdote e poi musicista. Inoltre dopo gli studi sulla
comunicazione sociale, non posso neanche permettermi di venir meno alla mia
vocazione di evangelizzatore e di comunicatore.
Comunque sia le canzoni si fanno ascoltare, meditare ed anche vedere. Infatti i
12 videoclips che hanno come metafora principale il cielo, rendono ancora più
fruibile il messsaggio. Sono stati inventati dalla mia professoressa di
Multimedialità suor Caterina Cangià (f.m.a.), che insegna oltre che
all’Università Pontificia Salesiana, dove io sto completando la laurea in
Scienze delle Comunicazioni Sociali, anche alla Lumsa e all’Auxsilium. Le 12
tracce multimediali non sono dei semplici powerpoint, né dei veri e propri
videoclip, alla MTV per intenderci, ma dei lavori finissimi realizzati con
programmi multimediali molto professionali dove immagini e parole si intrecciano
ed esplicano il contenuto della canzone. Sono immagini in note o note in
immagini, dipende dalla prospettiva. La stessa professoressa è rimasta così
soddisfatta del lavoro fatto che in un articolo da lei scritto per la rivista
catechistica “Via verità e vita”, ha detto: “La formazione continua a tutti i
livelli dovrebbe aver luogo attraverso la realizzazione di progetti pratici e
fruibili. Cito qui, come esempio di squisito contenuto e fattura, l’incantevole
cd audio arricchito da tracce multimediali “Attimi di cielo”, del
sacerdote-cantautore Mimmo Iervolino. Canzoni ricche di contenuto evangelico,
cantate su ritmi moderni e fruite attraverso un susseguirsi di immagini, linee e
colori. Questo è annunciare il Regno come auspica il Direttorio” (Via, verità e
vita, 203/2005, p. 48). Il Direttorio per le comunicazioni sociali è un
documento importante della Conferenza Episcopale Italiana (I Vescovi italiani),
che è stato pubblicato ad ottobre scorso, dà le linee generali per la Chiesa in
Italia, riguardo al rapporto Chiesa e mezzi di comunicazione sociale.

Nella recensione ho scritto che una
delle influenze almeno nella canzone “Ponte fra Cielo e Terra” è quella di Ivano
Fossati sei d’accordo?
Onestamente non saprei. Ivano Fossati mi piace molto, ma non credo che questa
canzone si possa paragonare al suo genere. Soprattutto per l’estensione della
voce che ci vuole per cantarla. Ivano Fossati non ha un’estensione di voce
grande, mentre a me in questa canzone mi esce l’anima soprattutto quando
raggiungo la nota più alta, che corrisponde nel testo alla parola “estremo”. La
frase è questa: “Fra Cielo e terra non c’è più distanza/fattosi estremo calato
qui…”. Inoltre non mi sembra che sia un genere musicale suo. Con questo non
voglio dire che non possa in qualche modo richiamarlo. Proprio domenica scorsa
dopo un concerto un ragazzo mi ha detto che come canto somiglierei ad Edoardo De
Crescenzo e come melodia a Pino Daniele. Insomma ognuno mi filtra coi suoi
occhi.
Consiglierei più di vederci Mimmo Iervolino nelle mie canzoni, ma so che è
impossibile essere così originali in quanto siamo situati nel tempo e nello
spazio. D'altronde da quello che sto studiando, la troppa originalità viene
premiata con l’incomprensione. Con questo voglio dire, che neanche mi sognerei
di copiare qualcuno, ma so che nemmeno si può essere senza radici musicali. Di
musica ne ascolto tanta dalla classica a quella dei cantautori più importanti.
Per questi ultimi sono spinto a farlo dal fatto che li sto studiando per la mia
tesi di laurea sulla canzone d’autore italiana, per l’appunto. Mi piacerebbe
innestarmi nel filone dei cantautori di razza, per adesso mi sforzo di farlo,
può darsi che dopo lo studio approfondito, le radici mi si invigoriscono ancora
di più e allora davvero potrò entrare in quella famiglia speciale dei
cantautori…per adesso è solo una meta o una realtà ma che deve ancora maturare.
La copertina del cd c’è una figura seduta in atteggiamento
contemplativo del cielo che lo circonda,
come ti è venuta questa idea?
L’idea è venuta alla prof. Caterina Cangià dopo aver ascoltato le canzoni ed
averne anche “usata” qualcuna per dei momenti di preghiera della sua comunità.
Non ho fatto altro che approvarla perché esprimeva bene il contenuto del Cd.

Come mai secondo te la christian music almeno in Italia è
costretta in una fascia diciamo così di nicchia e non riesce, se non per casi
sporadici, ad uscire da questo ghetto che nessun artista del genere vorrebbe?
È una storia lunga che tra l’altro sto studiando per la mia tesi. In Italia c’è
una parte una cultura laica, anticlericale, che detiene dal dopoguerra le
redini. Nel dizionario di scienze e tecniche della comunicazione coprodotto
dalla Elledici, Rai-Eri, c’è un articolo di G. Zizola “Cattolici e Mass Media”,
che riporta, da un libro di Bernabei-Atri, la testimonianza dell’ex direttore
della Rai, Ettore Bernabei. Quest’ultimo asserisce che in un incontro tenutosi a
Washington nel primo dopoguerra (1946), sia avvenuta la spartizione del mondo
economico, politico e sociale italiano. Riporto la citazione: “ai cattolici
sarebbe andata la guida della politica, ai laici il controllo della finanza,
dell’industria, dell’informazione, dell’editoria giornalistica” (pag. 154 del
dizionario citato sopra). Da allora il mondo della cultura ha tentato in tutti i
modi di nicchiare tutto quanto sia cattolico. Dentro ci sta anche la musica che
facciamo noi: la christian music.
C’è anche un altro problema dovuto sempre ad una arcigna critica di un pensatore
marxista della famosa scuola di Francoforte, Adorno. Quest’ultimo mise nel cuore
di tutti gli intellettuali (soprattutto di sinistra) la negatività della musica
leggera prendendo in esame la canzonetta tou cour che imperversava in America
negli anni venti-trenta, senza tener debito conto della musica Jazz, di quella
impegnata dei cantautori che in Francia avevano dato un fondamento al modo di
intendere la canzone impegnata e seria. Parlo di Brel, Brassens, Ferrè che poi
influenzeranno i nostri grandi cantautori come De Andrè, Tenco, De Gregari ecc.
Ma un’altra causa secondo me va vista anche nel cosa si intende col termine
cultura. Se si intende secondo un letterato inglese, Arnold, “Ciò di meglio
pensato e conosciuto dall’uomo”, capite che ci troviamo subito fuori. La canzone
popolare, la canzone d’autore e poi quella leggera, devono solo andare al
macero. Ma se per cultura s’intende tutto quanto l’umanità sa pensare e creare
ecc., come teorizzarono i fondatori dei “cultural studies” di Birmingham,
Williams, Hoggart, Thompson e Hall, anche le nostre canzoni avrebbero, se non
altro, un valore culturale. I “Cultural studies” in Italia non sono approdati
(nel senso che abbiano innescato studi culturali, nel senso di Hall e company,
anche in Italia), né tantomeno se ne vuol parlare. Intanto si fa esperienza
quotidianamente della difficoltà di far capire, la nostra canzone d’autore
cristiana, che non viene capita dalle istituzioni al vertice della Chiesa, forse
per la precomprensione su come intendere la “cultura”. Infatti, nella Chiesa
sembra si prediliga il primo modo, ossia che sia culturale solo il meglio
pensato dall’umanità, e dunque ci troviamo fuori dalle logiche di palazzo ed è
inutile anche parlarne.
Forse ultimamente c’è stato uno spiraglio. Nel Direttorio sulle Comunicazioni
Sociali c’è un articoletto riguardo alla musica leggera (n° 166). Vi si legge:
“Di altro tenore e rilevanza è la musica leggera. Più che un medium, è un
messaggio veicolato da altri media, prima di tutto la radio (già non sarei
d’accordo, perché la canzone è un medium. Lo dicono i tanti sociologi e
musicologi che studiano da una vita il fenomeno). Attirando soprattutto tanti
giovani, non può restare estranea all’attenzione pastorale della Chiesa. Occorre
saper distinguere tra prodotto puramente commerciale, privo di creatività e
spessore, e ciò che invece è destinato a durare, perché espressione creativa
dotata di originalità. Notevole sviluppo ha avuto recentemente la musica leggera
attenta ai contenuti cristiani. Va seguita con simpatia e sostenuta, affinché si
rafforzi sempre di più il nesso tra forza dei contenuti e incisività delle
produzioni artistiche. Meritano attenzione anche esperienze e luoghi di
aggregazione musicale dove molti giovani si ritrovano. La missione propria della
Chiesa, chiamata ad essere vicina ad ogni uomo, non va tuttavia confusa con
iniziative improprie, con il rischio di legittimare modelli di incontro privi di
valori autentici”.
A chi si riferisce il direttorio? A noi cantautori di Christian Music o ai
cantanti secolari che ogni tanto fanno qualche canzone che parla più o meno di
Dio? E se questi un giorno subdorassero l’affare e ci togliessero di mezzo prima
che potessimo dire la nostra? Certo è che è dura. Intanto per adesso la nostra
canzone è snobbata dentro della Chiesa e fuori. Inoltre l’editoria cattolica
orami ci ha chiuso le porte e non se ne parla proprio più di una canzone
d’autore cristiana. Ci stiamo autoproducendo con enormi sacrifici e Dio lo sa
quanto si soffre vedendo i contratti che ci propongono etichette indipendenti
che oltre a pretendere il master gratuitamente pretendono di prendersi i diritti
d’autore e più del 94% sulle vendite e inoltre ti devi comprare a prezzi
esagerati almeno 2000 Cd. Contratti così in ambito cattolico, sono un’offesa
alla persona e, se pure sono leciti perché una volta firmati sono legali a tutti
gli effetti, davanti a Dio costituiscono un’offesa grave a quella morale che
pone al centro i diritti fondamentali dell’uomo. Se poi è una suora che ti
propone un tale contratto davvero devi ricentrare la tua fede che da una parte
diventa più solida e dall’altra ti mette in condizione di non poter aver fiducia
più di nessuno.
Dunque in Italia siamo stati ghettizzati, siamo davvero gli ultimi degli ultimi,
spero che almeno in Paradiso ci facciano cantare!
Sei d’accordo se dico che la christian music per
coinvolgere di più i giovani debba, permettimi il termine, venire a compromessi
fatti saldi i suoi paletti ?
Scusami ma non ho capito la domanda. Comunque provo a risponderti per quanto
abbia capito. I compromessi? Quali? Con chi? Per adesso non mi sono svenduto a
niente e a nessuno.
Sono andato avanti credendo in quello che facevo e quando ho dovuto dire di no a
contratti infami, l’ho fatto perché sentivo che non potevo svendermi a prezzo di
un successo ambiguo. D’altronde come potrei cantare Dio se il cuore mi
rimproverasse scelte di comodo e tradimenti a quello che ritengo di avere di più
sacro: l’onestà? Con questo non voglio dire che sono un eroe, ma davvero mi
sforzo di essere coerente con quello che credo. Mi aiuta anche l’essere
innestato in una comunità sacerdotale. Pur essendo sacerdote diocesano vivo con
altri sacerdoti. Abbiamo in comune la spiritualità del Movimento dei Focolari.
Da solo davvero mi sarei perso, probabilmente con tutto quello che mi è
successo, a quest’ora non sarei neanche più sacerdote.
Per essere più incisivi coi giovani non credo che si debbano fare compromessi.
Oggi è difficile parlare alle nuove generazioni non perché il discorso della
Chiesa e di Gesù sia duro da sentire o antiquato, è che i ragazzi vengono
indottrinati dall’ideologia del nulla, da tutti i media, tanto che anche a
scuola i professori, gli insegnati, hanno la difficoltà di parlare con loro. Se
l’industria culturale li usa e li forma al consumo e all’assenza di sacrifici,
all’assenza di regole e valori, proponendo immensi intrattenimenti, come se il
mondo fosse Walt Disney, mi dici cosa possiamo dire noi a questi ragazzi? È una
lotta impari. Secondo le stime i ragazzini stanno da tre a quattro ore al giorno
davanti alla tv (radio o internet), altrettante con il “branco” (gli amici
trasgressivi). Facendo la somma imparano più dalla tv, dalla radio, da internet,
che dalla famiglia o dalla scuola. La nostra canzone cristiana che dovrebbe
fare, i miracoli? Mi sono inventato la christian dance music, che da un po’ di
tempo non ho neanche voglia più di farla, perché mi costa un immenso sacrificio,
ma ai concerti oramai mi conoscono a causa di questa, e sta diventando la mia
croce. Intanto i ragazzi quando c’è l’animazione della dance, ci sono tutti,
come si indugia su canzoni più riflessive, incominciano a sbuffare. Che dobbiamo
fare? Coi capelli bianchi potrò continuare a sbattermi sul palco per fare
animazione?

Qual è il brano i del tuo disco che più
ti rappresenta?
Tutti mi rappresentano in quanto sono nati da momenti diversi della mia vita.
Quello che a me piace di più per come è stato arrangiato e suonato, è “Amà”. Si
tratta della canzone che ho dedicato a mia mamma che ora è in Cielo. È in
napoletano, e la melodia si rifà alla grande tradizione della canzone napoletana
dell’epoca d’oro. Un passaggio del testo nel ritornello l’ho preso in prestito
da una poesia scritta per sua mamma, da un ex carcerato che ad un mio concerto
ad Ischia, non solo volle che mi fermassi a cena a casa sua, ma mi regalò tutto
un fascicolo di poesie scritte quando era in carcere. Questo carcerato non era
anziano anzi era un ragazzo non ancora maggiorenne. Se quella sera avessimo
dovuto suonare e cantare solo per lui, l’avrei fatto volentieri. È stato il
frutto più bello di quel concerto, che mi ha messo in cuore il desiderio di
continuare e di non mirare a cose troppo alte, ma a quelle piccole.
Nel tuo cd è presente una traccia multimediale assai
interessante. In che modo pensi che internet sia efficace per quanto riguarda il
discorso della nuova evangelizzazione?
La traccia multimediale sul CD è autonoma, non ha bisogno di internet per
funzionare e dunque non capisco il nesso tra la traccia multimediale e internet.
Comunque è certamente il medium che meglio si presta ad un feedback, ad un
ritorno comunicativo quasi istantaneo. Bisogna solo far capire ai ragazzi,
educandoli (se ci si riesce), che internet è un mezzo per comunicare, ma che la
vera comunicazione avviene quando si è faccia a faccia. “In principio è la
relazione” dice Buber, non una relazione mediata, ma diretta. Salvate dunque
tutte le qualità relazionali personalistiche, internet sta bene accanto a tutti
gli altri medium.
Stai già registrando nuovi brani in che modo saranno
diversi rispetto al loro predecessore?
No, è appena uscito il Cd “Attimi di Cielo” come farei a pensare ad altre
registrazioni. A parte che non avrei i soldi, per un’altra produzione e poi ho
sofferto così tanto per questo Cd che mi devo prima svelenire e poi sarà quello
che sarà.
Siamo giunti al termine dello spazio cosa vuoi aggiungere?
Grazie innanzitutto.
Voglio finire con una cosa curiosa riguardo al Cd “Attimi di Cielo”. Quando
Franco Cleopatra, l’arrangiatore, mi ha dato il master, in attesa che fosse
pronta la traccia multimediale, l’ho nascosto per circa tre mesi nel tabernacolo
di “Casa Abba” (la casa che mi ospita a Grottaferrata ha anche una cappellina
con un piccolo tabernacolo, ossia la custodia dove si ripongono le particole
consacrate, le ostie). Per tre mesi il master è stato custodito da Gesù
Eucaristia. Proprio per questo penso e credo che le canzoni abbiano una “Grazia”
in più. Basta crederci. Inoltre vorrei ricordare di far visita al mio sito che
sto aggiornando spesso, perché sto facendo un corso di html. Me lo sto creando
io con le idee che mi vengono giorno per giorno. L’indirizzo è:
www.mimmoiervolino.it Qui si possono trovare tutti i testi delle mie canzoni ed
anche si possono ascoltare. Bisogna solo avere l’ASDL altrimenti è una pena. Per
gli ascolti è ovvio che si tratta di demo. Non ci sono le canzoni dall’inizio
alla fine (mica so fesso?). Ciao e grazie ancora
Stefano Bonelli
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