Intervista a Giancarlo Airaghi
Giancarlo Airaghi è un cantautore che sia affaccia
per la prima volta sul mercato della christian music, e lo fa con un interessantissimo
cd intitolato “Il Canto della Cicala”, holyrock vi da la possibilità
di farvi conoscere un musicista di sicuro talento, ma che è anche
un nome di cui sentiremo parlare molto presto.
Bene Giancarlo intanto complimenti vivissimi per
il tuo cd, finora uno dei prodotti più interessanti che mi sia
capitato di ascoltare nella mi carriera di redattore (ovviamente dopo
quello degli Anghelia di cui faccio indegnamente parte eh eh ) la prima
domanda è questa: che tipo di percorso è stato il tuo per
arrivare ad incidere il tuo debutto ?
Intanto ti ringrazio tanto per i complimenti e per avermi
voluto dedicare questo spazio, ne sono davvero lusingato.
Ciò che mi ha portato a realizzare “il Canto della cicala”
è il desiderio di poter comunicare quello che porto nel cuore attraverso
uno strumento che amo tantissimo: la musica!
Ho 33 anni, sono sposato e la musica non è il mio lavoro, fino
ad ora non avevo mai pensato di incidere le mie canzoni…vengo da
una esperienza di fede che mi ha portato a valorizzarne le sue espressioni
più dirette: come l’aiuto concreto e personale verso chi
è povero e nel bisogno, tant’è che ho anche dedicato
alcuni anni della mia vita a servizio di alcune missioni del terzo mondo.
È stato gioco forza, quindi, per diversi anni lasciare in secondo
piano aspetti “meno diretti” come anche la mia passione per
la musica.
Oggi però che vivo e lavoro in Italia, la musica con il suo richiamo
è tornata a”bussare” alla porta del mio cuore e stavolta
non sono riuscito a resistere!
Le canzoni che fanno parte del disco
sono nuove oppure qualcuna risente del tempo che necessariamente è
trascorso dalla realizzazione alla registrazione?
No, non sono canzoni nuove, sono una raccolta che abbraccia
diversi anni della mia vita .
“La prateria del Grande Sole” ad esempio risale addirittura
ai tempi delle scuole superiori, fino ad arrivare tempi più recenti
con brani come “il Viaggio”.
Avendo trovato il modo di realizzare il mio primo lavoro ho voluto condensare
in esso un po’ tutta la mia esperienza di vita fino ad oggi, scegliendo
i pezzi per me più significativi.
C’era un problema però: non essendo questi canti, nati per
rispondere ad un progetto ben definito e studiato a tavolino, bisognava
cercare un denominatore comune che desse una chiave di lettura univoca
e quindi mi sono dovuto interrogare, a distanza anche di anni, su cosa
davvero accomunava tutte queste canzoni anche molto diverse tra di loro…
Come mai hai scelto un titolo come il Canto Della cicala come titolo del
tuo lavoro , ti piacciono le favole per caso ?
Adoro le favole!
C’è da dire, a onor del vero, che l’idea di questo
titolo molto suggestivo è stata di Pier Didoni, io avevo in mente
cose diverse all’inizio, forse meno d’impatto, come: “Viaggio
semplice” o roba simile, in quanto tendevo a riportare l’insieme
dei brani al mio percorso di vita…poi però, grazie a Pier,
mi si è aperto un mondo di intuizioni nuove e credo che “Il
Canto della cicala” sia l’unico titolo possibile per questa
raccolta di brani.
Per spiegare il titolo occorre spiegare il singolo brano omonimo: tutto
nasce da una domanda che mi sono posto tempo fa riguardo alla celebre
fiaba della cicala e della formica: “che cosa cantava la cicala?”.
Dalla versione originale di La Fontaine (scrittore francese del 1600),
che attingeva all’antica tradizione delle fiabe di Esopo, la povera
cicala non usciva molto bene: sostanzialmente faceva la figura della sfaticata
e ne pagava le conseguenze…secoli dopo Gianni Rodari riabilita l’insetto
canterino e provocatoriamente scrive: “…io sto dalla parte
della cicala, che il più bel canto non vende, regala”.
Bellissimo, ma ancora nessuno rispondeva alla mia domanda: “cosa
cantava la cicala?”, perché tale canto abbia una utilità
e una ragione d’essere la cicala deve necessariamente cantare qualcosa
di Vero, di Importante, qualcosa che tocchi il nostro cuore e lo smuova
verso ciò che davvero conta, altrimenti, senza meta, dove andremmo
noi povere formiche e a cosa servirebbe lavorare tanto?
Così ho inteso il canto della cicala come “il Canto”
che ciascuno di noi ha nel cuore: il Canto dello Spirito, quel grido che
tutti noi,credenti e non, abbiamo dentro e che ci fa cercare il senso
profondo della nostra esistenza e del nostro agire.
Ogni canto che esprime queste cose appena accennate è idealmente
un “Canto della cicala” ed ecco il motivo per il quale l’intero
CD si è intitolato così: tutti i brani in esso contenuti
esprimono la sete di senso, il desiderio d’Amore, quello vero, la
ricerca di Dio e la gioia di chi Lo incontra!
In un mondo come quello attuale che
valore hanno racconti fantasiosi come le favole c’è sempre
bisogno di un morale finale oppure possiamo farne a meno ?
Non sono un moralista, tendenzialmente cerco di evitare
le posizioni cattedratiche riguardo ai problemi del mondo e della nostra
società, non sono di quelli con “la soluzione in tasca”!
Con molta umiltà cerco di vivere i valori che mi sono stati insegnati,
in quella quotidianità che oggi non va più tanto di moda
e dalla quale tanti vorrebbero fuggire.
Amo i racconti fantasiosi perché hanno un forte potere evocativo,
capace di penetrare in profondità, forse perché vanno a
toccare il “mondo perduto” di quando eravamo bambini e tutto
sembrava possibile…oggi c’è bisogno di riscoprire quel
mondo, siamo impregnati di razionalismo fino al midollo e abbiamo perso
la capacità di sognare e di entrare in contatto con quella parte
di noi stessi che, come dire, non è propriamente tangibile, ma
che comunque c’è ed è fondamentale!
L’uomo nella sua totalità è: corpo ed anima e solo
riscoprendo questa verità è possibile trovare un equilibrio
interiore e quindi anche morale.
Il discorso non è tanto se possiamo fare a meno della “moraletta
finale”, il discorso semmai è un altro e cioè: se
vogliamo fare a meno di noi stessi oppure no!
Ascoltando il cd ho potuto notare di come alcune
canzoni ricordino alcune atmosfere molto vicine alle sonorità Pink
Floydiane soprattutto per la slide guitar presente in un brano e ad alcuni
vocalizzi per altro molto belli che rimandano a quel tipo di sound sei
d’accordo?
Si, anche se questo è più frutto del bagaglio
di cultura musicale di Pier Didoni e Rino Carbone, che hanno curato gli
arrangiamenti con una sapienza ed una sensibilità davvero unica,
nel rispetto dello spirito dei miei brani originali, mai stravolti e anzi
rivestiti nel modo migliore…non potevo trovare “sarti”
migliori!
Per quanto concerne il sound, è chiaro il fatto che si è
cercato di trovare sonorità dal sapore evocativo proprio per le
ragioni che già esprimevo precedentemente, anche se comunque ogni
singolo brano conserva necessariamente una propria originalità.

Chi è Antonie il pezzo o comunque
l’idea finale si rifà a Biko di Gabrieliana memoria cosa
ti ha spinto a realizzarlo?
“Antoine” è la storia vera di un amico:
Antonio Bargiggia, un laico consacrato che ormai da anni viveva nella
peggior bidonville di Bujumbura, capitale dello stato africano del Burundi.
Io l’ho conosciuto nel 1992, come accennavo prima ho vissuto alcuni
anni in missione, la stessa missione di cui lui faceva parte.
Sono stato a trovarlo diverse volte nella sua “casetta” in
mezzo alla gente e posso dire, per quello che vale, che era un Santo!
Antoine, così lo chiamavano affettuosamente, amava davvero quella
povera gente e cercava di stare loro vicino con una dedizione davvero
eroica e chi gli era vicino se ne accorgeva e gli voleva bene!
In un periodo storico travagliato come quello dei primi anni novanta,
che ha visto il Burundi prima e il Rwanda poi, teatro di uno dei genocidi
più brutali dei nostri tempi: quello tra Hutu e Tutsi, Antonio
è stato capace di vivere fianco a fianco con la gente e di condividere
fino in fondo la loro vita…tanto che un giorno è stato ucciso,
proprio come veniva uccisa tanta povera gente in quel paese martoriato:
per niente!
Chi l’ha ucciso neanche sapeva chi era, voleva solo derubarlo!
A differenza di Steven Biko che tu citi, Antoine non era un personaggio
che “dava fastidio”, non un martire in senso “classico”,
piuttosto mi viene in mente Charles De Foucault, ucciso in modo analogo.
La morte di Antonio non può essere definita eroica perchè
avvenuta a causa della fede, ma piuttosto la sua vita è stata eroica,
perché spesa in mezzo ai poveri, come i poveri, senza compromessi
e senza sconti, morte compresa!
Il giorno che ho saputo della sua morte, io ero già in Italia e
ho pianto tanto…la canzone che è nata qualche giorno dopo
è un piccolo modo per ricordarlo…spero solo che a lui piaccia!
Sebbene il disco si muova in territori
come la rock music,questo non è il genere che prevale nel tuo cd,
in quanto andando avanti nell’ascolto ci si accorge del tuo intento
nel cercare un contatto intimo
Con Dio attraverso la dolcezza e la preghiera in questo caso il brano
“preghiera”mi sembra sintomatico di questo concetto, ci vuoi
spiegare il motivo di questa tua scelta?
Io non canto ciò che possiedo, ma ciò a cui
tendo nel profondo del mio cuore e che, di conseguenza, non ho ancora
raggiunto!
I testi delle mie canzoni, quelli scritti da me come anche quelli presi
dalla raccolta del Gitanjali (opera del poeta indiano R.Tagore che amo
moltissimo) non sono un modo per dispensare la mia saggezza e la mia spiritualità…al
contrario io desidererei essere o vivere ciò che canto, ma in verità
non ci riesco, mi scontro ogni giorno con i miei limiti e i miei difetti.
Come diceva in una intervista Angelo Branduardi (uno dei miei punti di
riferimento musicali!) citando qualcuno che ora non ricordo: “l’artista
è uno che ha la testa in cielo e i piedi saldamente ancorati all’inferno!”,
io mi ritrovo perfettamente in questa definizione…sono ancora troppo
innamorato del mondo per poterlo essere davvero di Dio, ma dentro al cuore
provo questo desiderio di Lui, quella nostalgia di ciò che ancora
non ho visto ma che sono sicuro c’è e mi aspetta, mi ama
di un amore unico, quel tipo di amore che chiama per nome e a cui io non
so ancora davvero rispondere!
Quando la cicala canta: “ a te che corri fra tanti frastuoni…”,
o ancora: “a te che oggi non sai più ballare..”, in
verità io canto prima di tutto a me stesso!
Certamente la gioventù d’oggi è
bombardata di informazioni che non so fino a che punto siano valide secondo
te la Christian music potrebbe avere questo ruolo primario nel portare
il giusto messaggio?
Nel mondo di oggi siamo davvero bombardati di informazioni
mediatiche di ogni genere e da ogni lato, tanto che diventa sempre più
difficile assumere un atteggiamento critico oggettivo ed in grado di valutare
dove stia la Verità.
Tutti dicono la loro e sembra che vada sempre bene…non è
così!
Esiste una Verità che è l’Amore, Dio per chi ci crede,
e sulla base dell’Amore (quello vero, disinteressato, che non chiede
niente in cambio) è possibile interpretare i messaggi che ci arrivano
e quindi capire se sono messaggi positivi oppure no.
Quindi tutto diventa importante se contiene la Verità!
Nello specifico, anche la musica può assumere un ruolo di rilievo
e di testimonianza, a patto di non assolutizzarne l’importanza,
che deve essere giustamente commisurata al ruolo “ludico”
e di intrattenimento che essa ricopre primariamente…e a patto anche,
che tale musica sia poi rispondente a requisiti minimi di qualità
che oggi necessariamente, a mio avviso, devono essere rispettati da chi
vuole proporre la propria creatività in ambito artistico…soprattutto
nell’ambito della musica di ispirazione cristiana, dove a volte
si sentono certe cose, che più che edificare, rischiano di far
perdere definitivamente la fede a chi appena nutre un minimo di dubbio!
Lungi da me il ritenermi bravo o superiore a qualcuno, dicendo le cose
che ho appena detto rischio di sembrare presuntuoso, mi affaccio al mondo
musicale solo ora con un Cd e sono cosciente dei miei limiti e di quanta
strada devo ancora fare, ma questo non mi impedisce di aver maturato il
gusto del Bello e di aver cercato di fare un lavoro di qualità…e
per farlo ho chiesto aiuto a chi ne sapeva e ne sa più di me, io
da solo non ne sarei stato capace!
Ad ogni modo penso che la Christian music potrebbe essere un veicolo di
“Buona Notizia” eccezionalmente incisivo nel contesto sociale
in cui viviamo attualmente.
Holyrock quando si imbatte in artisti
credenti chiede loro di raccontare la propria esperienza di fede vuoi
fare anche la stessa cosa sai, siamo curiosi di sapere queste cose anche
se personali perché rappresentano un vero arricchimento per lo
Spirito Vuoi ?
È difficile condensare in poche righe la propria
esperienza di fede, ci posso provare ma non garantisco il risultato.
Sono nato il 30 luglio 1972, cresciuto in una normalissima famiglia in
provincia di Milano e fino a circa 16 anni non mi sono mai preoccupato
delle questioni legate alla fede e a Dio…ricordo però che
sentivo dentro di me un desiderio di qualcosa di più, rispetto
a ciò che vivevo in quel periodo.
Poi arrivò un nuovo prete nella parrocchia e tutto ebbe inizio:
grazie a lui e alla realtà piuttosto viva del gruppo giovani di
quegli anni, scoprii la presenza di Dio nella mia piccola vita e imparai
ad approfondire la mia fede attraverso anche numerosi e bellissimi ritiri
spirituali che ricordo ancora con nostalgia…piano piano si fece
strada in me l’idea di poter concretizzare tutto quello che sentivo
dire sull’amore di Dio e ricordo che cominciai a desiderare di poter
“aiutare” i poveri dei paesi del cosiddetto terzo mondo…sognavo
di andare in Africa!
Il Signore mi accontentò e nel 1992, avevo 20 anni, partivo per
il Burundi, piccolissimo stato dell’Africa dei grandi laghi e lì
ho vissuto fino alla fine del 1994, un periodo storico travagliatissimo
che ha visto nascere e svilupparsi il genocidio tra Hutu e Tutsi che poi
si è diffuso anche nel vicino Rwanda: io ero là e ho visto!
Inutile dire che certe cose ti segnano e ti restano dentro per tutta la
vita…al ritorno in Italia trovai un lavoro che mi portò a
viaggiare in alcuni paesi molto interessanti, come la Corea del sud, l’Iran,
la Polonia…poi il desiderio di tornare in missione fu più
forte di qualsiasi altra cosa e così mi licenziai e partii alla
volta del Brasile, ero ancora in ricerca in quel periodo, avevo anche
conosciuto Cinzia (mia moglie) e non sapevo bene verso cosa il Signore
mi stesse chiamando…così il Brasile per me fu una sorta di
lungo “ritiro spirituale”, che mi portò a decidere
di tornare in Italia e continuare il mio cammino con Cinzia.
Oggi la mia famiglia si è arricchita di due “piccole pesti”
di nome Beatrice e Lorenzo ed io sono grato a Dio per questo, sono felice
e seppure la mia esistenza quotidiana sia meno avventurosa di un tempo,
sicuramente non è meno impegnativa dal punto di vista spirituale.
Cercare Dio nella quotidianità apparentemente insignificante, nelle
giornate fatte di piccole cose non propriamente eroiche od eclatanti non
è sempre facile…credo però che il Signore oggi mi
voglia qui e Lui certo ne conosce meglio di me il motivo e il senso…spero
solo di avere la forza di arrendere sempre, con amore, la mia forza alla
Sua volontà.
Bene siamo giunti al termine del nostro
spazio vuoi aggiungere dell’altro?
Credo di aver già detto fin troppo, ti ringrazio
ancora per questo spazio, spero tanto che possa generare curiosità
ed interesse…che “il Canto della cicala” risuoni sempre
nel cuore di ciascuno di voi!
Se volete potete scrivermi al seguente indirizzo E-mail: giancarloairaghi@alice.it
ciao a tutti!!!
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