Mnogaja Leta
Abbiamo la possibilità di fare le classiche quattro chiacchiere con un gruppo che definire storico è un eufemismo ,infatti sono in attività da molto tempo prima che in Italia si cominciasse a parlare di christian music. L’occasione di questo breve incontro ce la dà l’uscita di un ottimo dvd Live in Caldonazzo che ritrae l’ensemble in un concerto veramente suggestivo nella corte del Castel Trap


Bene. Intanto davvero complimenti per questo vostro dvd. Qual è stato il percorso che vi ha portato a registrare questo video?
Era tanto tempo che non registravamo qualche nuovo (nuovo per per il nostro repertorio) Negro-Spiritual. Da un primo concerto nel Castel Trap nel lontano 1988, siamo tornati tutti gli anni, vista la calorosa accoglienza. Anzi, a seguito dei nostri primi concerti nel Castello, dal 1991 è nata l’iniziativa di una Rassegna di Negro Spirituals, durante i quattro week-end di luglio, a cui hanno partecipato molti famosi gruppi nazionali ed internazionali, con la presenza immancabile del nostro Quartetto come ospiti fissi. Per questo siamo molto legati a questa iniziativa e abbiamo pensato di registrare dal vivo il concerto del 2004 con anche alcuni brani mai registrati da noi prima d’ora.

Da quanto tempo esiste il gruppo?
Ci siamo conosciuti nel lontano 1961: tre di noi eravamo compagni di liceo e il quarto era il fratello di due nostre compagne dello stesso liceo. Abbiamo cominciato a cantare assieme per puro nostro diletto ed abbiamo puntato sulla musica corale popolare, a partire dai canti di montagna resi famosi dal coro della SAT di Trento (di cui siamo poi diventati amicissimi). La nostra storia ci ha portati a cantare canzoni brasiliane (in quanto alcuni nostri amici si erano recati là in missione durante i primi anni sessanta) e canzoni della tradizione slava sempre per il legame con amici che si interessavano della persecuzione religiosa in Russia.
Era dunque il canto popolare il nostro genere preferito, di varie regioni del mondo, che comunque cercavamo di cantare in lingua originale.
E poi c’è stato l’innamoramento per i Negro-Spirituals, (da pochi anni al Festival dei Due Mondi di Spoleto erano arrivati i gruppi del Black Nativity) sia per le melodie meravigliose che per i testi che ci hanno coinvolti profondamente. Potevamo cantare belle musiche con testi tutt’altro che banali: anzi, profondissimi e pieni di semplicità e di umanità.
Per i primi anni, dal 1961 al 1968 circa cantavamo “a cappella” senza strumenti di accompagnamento. Abbiamo poi capito che (forse non erano ancora i tempi giusti) un accompagnamento strumentale avrebbe facilitato l’ascolto dei nostri brani. In occasioni speciali o quando si crea con il pubblico una atmosfera “magica” per l’acustica speciale, per l’attenzione, e per la sintonia tra noi e il pubblico, qualche volta torniamo a cantare qualcuno dei brani più coinvolgenti senza accompagnamento strumentale, perchè, come dicono i popoli orientali, “solo la voce dell’uomo è degna di glorificare Dio”

La formazione è sempre stata la stessa ?
Sì, le nostre quattro voci sono quelle dell’inizio: Luciano e Nino tenori (e ormai cognati tra di loro) e Maurizio e Alberto bassi (e anche loro diventati cognati)

   

Cosa significa per un gruppo come li vostro stare insieme così tanto tempo ?
Significa avere tra di noi un’amicizia così profonda che basta uno sguardo, specialmente mentre cantiamo, per capirci al volo. Naturalmente, specialmente durante i primi anni di compagnia, quando avevamo più tempo a disposizione, ogni occasione era buona non solo per cantare assieme, ma anche per organizzare viaggi, vacanze divertimenti assieme.

Ho letto che inizialmente proponevate un genere differente. Cosa vi ha spinto a cimentarvi in qualcosa di diverso dal solito e cosa vi ha portato in più ?
Come dicevo prima è il canto popolare che ci ha attratti, perchè naturale, semplice nelle melodie e nei contenuti, ma universale. E a questo modo siamo sempre rimasti fedeli. I Negro Spirituals poi avevano dei testi, pur semplicissimi, ma ancora più vicini al nostro sentire.

Pensate che si debba essere credenti per cantare gospel e spiritual oppure è un fatto solamente musicale?
Non è necessario in assoluto, ma sicuramente ci ha fatto cantare con più passione, con più ricerca del bello, o del particolare, per comunicare meglio con il nostro pubblico. Senza scimmiottare i gruppi originali: anche il nostro abbigliamento (da normali lavoratori professionisti) vuol testimoniare che siamo solo degli interpreti, come meglio possiamo, con la nostra pelle bianca, di quello che ci hanno voluto trasmettere gli schiavi negri d’America.

Nella recensione ho cercato di rimarcare il fatto che i vostro concerti siano concepiti come un incontro familiare catechetico soprattutto per il fatto che il narratore in qualche modo spiega il testo delle canzoni in Italiano per far capire quello che dice la canzone che in quel momento state eseguendo siete d’accordo?
E’ vero. Spesso, specie quando facciamo dei concerti in Chiesa, alla fine ci dicono che abbiamo fatto una vera catechesi. Non pretendiamo tanto, ma ci teniamo a far capire bene a tutti che cosa stiamo cantando e quali sono i valori che ne scaturiscono. Spesso sentiamo suonare e cantare “When the Saints go marching in” allo stadio, o in occasioni incompatibili con il significato da Apocalisse di questa canzone. Ci teniamo a riportare questi temi un po’ ritriti al significato che avevano all’origine, non fosse altro che per una forma di grande rispetto.

In tanti di carriera certamente avrete avuto modo di vedere lo sviluppo della musica cristiana in Italia e all’estero,qual è il vostro pensiero a riguardo?
La musica cristiana che sentiamo oggi nelle chiese a nostro avviso è un po’superficiale, per non dire banale.
Purtroppo, con tutto il patrimonio di musica sacra che abbiamo in Europa, non si è riusciti a mantenere un buon livello musicale. Le famose “Messe beat” sono state sicuramente dei buoni tentativi, ma per la musica sacra o proprio perchè è musica sacra, bisogna fare della musica bella.
Abbiamo avuto l’opportunità di cantare due “Messe Beat” negli anni 60-70. Il nostro modo di sentire le ha avvicinate più alla musica barocca e siamo ancora convinti di averfatto una scelta giusta.

Avetemi pensato di incidere qualcosa di vostro oppure pensate che lo spiritual sia sufficiente solo con gli standard?
Gli Spirituals originali, quelli nati tra gli schiavi negri d’America, di autori anonimi, non sono più di un centinaio e quelli li eseguiamo quasi tutti. Dai Negro-Spirituals è derivato il Jazz e dopo il Jazz è nato il Gospel (vicino agli Spirituals per i testi che però sono tutti di autori noti). Siamo troppo legati allo stile un po’ arcaico dei Negro Spirituals per scostarcene. Questo anche per il tipo di voci che abbiamo e per il gusto molto europeo di eseguire questi canti. Che d’altra parte sono stati fatti conoscere al mondo proprio in questo modo “colto” o “alla europea” alla fine del ‘800 dai Fisk Jubilee Singers che avevano studiato nei conservatori dove gli insegnanti erano europei e che quindi avevano armonizzato le loro canzoni in stile europeo.

State già lavorando ad un eventuale nuovo album come si svolge il lavoro in sala d’incisione?
Stiamo incidendo un nuovo CD, con grande fatica perchè tutti siamo oberati dai nostri impegni di lavoro. Alcuni brani li abbiamo incisi in diretta, voci e strumenti, per altri abbiamo preferito registrare prima gli strumenti e poi le voci, anche perchè è stato così difficile trovarci tutti e quattro a tutte le sedute di registrazione””””

Bene siamo giunti al termine del nostro spazio volete aggiungere qualcosa?
Ringraziamo Luciano, uno dei due tenori, la “mente” del Quartetto, che oltre a cantare ha fatto tutti gli arrangiamenti vocali ed è anche il pianista del Quartetto.
Ringraziamo anche i nostri accompagnatori: Giovanni Vergani alla chitarra, Riccardo Vigorè al contrabbasso e Vanni Stefanini alla batteria e nostro consulente alla “consolle” di registrazione.




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