Intervista a Don Paolo Spolatore

Holyrock vi dà la possibilità di conoscere Don Paolo Spoladore, sacerdote della diocesi di Padova attivo ormai da circa 25 anni.
“UT”, il suo nuovo lavoro discografico, ci permette di scoprire un nuovo (almeno per noi) artista che utilizza la musica per parlare di Dio.

Innanzitutto permettimi di farti i miei più sentiti complimenti per questo stupendo lavoro che hai chiamato “UT”. Vuoi presentarti brevemente ai nostri lettori?
Sono un prete di Padova, innamorato della musica, della vita in qualsiasi modo essa si faccia viva agli occhi della mente e dell’anima. Da sempre mi chiedo se non ci sia un altro modo oltre quello che ci hanno insegnato, un altro modo per parlare di Dio alla gente, per aiutare i giovani a scoprire se stessi, per risolvere i disagi dell’anima e del cuore. Questo non per desiderio di stravagante novità o velleità moderniste, ma solo per ricerca di semplicità ed efficacia, di verità e bellezza.
La musica è per me il canale preferito per esprimere quello che il Creatore desidera far conoscere ai suoi figli, è il linguaggio dei linguaggi, è universale, non ha bisogno di interpretazioni e traduzioni, entra in tutti i cuori direttamente con la sola forza della bellezza e dell’armonia. Da 25 anni la musica è uno degli strumenti privilegiati che usiamo per raccontare quanto è bella la vita e quanto possiamo imparare ad amarla e ad amare. “UT” infatti è l’ottava produzione musicale di “Usiogope”, la nostra società di edizioni multimediali (cfr. http://www.usiogope.it/dischi/ut.php)

Come mai ci è voluto così tanto tempo (cinque anni) per incidere il tuo nuovo lavoro?
Cinque anni di silenzio sono un’eternità nella tempistica discografica, ma a noi serve tempo perché siamo impegnati socialmente a più progetti contemporaneamente; c’è da considerare poi che ogni brano segue un iter piuttosto complesso e variegato che va dalla scelta dei testi e della sonorità delle parole (che sono pensate una per una) alle scelte di arrangiamento, dei suoni, dei sistemi di registrazioni e di ripresa sonora.
Se poi ci ispiriamo a brani della Bibbia, occorre allora molto tempo per la traduzione dai testi originali.
Abbiamo uno studio di registrazione nostro dove possiamo provare e soprattutto sperimentare il tutto con una certa calma e dedizione. Alla fine il risultato è un lavoro che esprime quello che si sente nell’anima e nel cuore senza compromessi.

Quando hai capito che si poteva parlare di Dio attraverso la musica?
Dio ha sempre parlato di sè con la musica. Il battito del cuore è musica, i suoni di madre terra fino ai Salmi di Davide, che non potevano mai essere recitati dal popolo ma dovevano essere cantati. La musica è il linguaggio più immediato e si muove senza fatica nel più ampio spettro possibile. Mi è stato immediato da sempre sentire che la musica è un canale bellissimo e potente per parlare anche di Dio e della sua bellezza.

Domanda forse provocatoria: come vivi il tuo essere un sacerdote musicista? È un valore aggiunto che dà più credibilità a quello che vuoi dire? Cosa ci dici in proposito?
La credibilità viene dalla forza dell’anima e dalla credibilità delle azioni. La musica ha aggiunto facilità di contatto con i grandi numeri ma se non è vissuta con coerenza resta un canale sterile e inefficace. Non basta nominare Dio nella musica e nei canti per fare musica cristiana, ci vuole ben altro.

Chi ascolta la tua musica in che modo percepisce il messaggio che le vuoi attribuire?
Prima con la pelle, con le emozioni, poi con il silenzio e la riflessione. La risposta della gente ci dice che è musica che entra dentro al di là dei gusti musicali, dei pregiudizi, dell’appartenenza o meno a filosofie di vita o religiose.

Vuoi raccontare la vostra esperienza di fede come band? Riguarda solo te oppure tutta la band è credente?
Tutto il gruppo vive di fede, ognuno secondo i suoi tempi e la strada che sta percorrendo, ma è impossibile suonare questa musica senza essere innamorati di quello che fai. La mia esperienza di fede è semplicissima: sono innamorato della Trinità. Quando sono in collegamento e le azioni vivono questo collegamento sto bene; se il collegamento rallenta per paure, indecisioni, rancori, sto male. Chiedo perdono e riparto subito da capo.

La Christian Music vive un equivoco che è quello di far credere alla gente che questo genere sia legato esclusivamente all’aspetto liturgico, relegando questa musica ad una ristretta nicchia di mercato e non permettendo ad essa di arrivare allo scopo originario. Sei d’accordo? Cosa ne pensi?
La Christian Music è relegata a una nicchia solo qui in Italia e in Europa in genere, in America è tutta un’altra cosa. Le più grandi produzioni americane musicali, sono appunto di Christian Music.
Due fattori tra tutti la rallentano qui in Italia e in Europa: in generale la mancanza di professionalità in questo ambito e un modo grigio e slegato dalla realtà di presentare la fede.

Questo tuo nuovo lavoro mi ha permesso di scoprire un aspetto della musica che non conoscevo e che ti espongo subito: riguarda il significato della parola “UT” che definisce la prima nota della scala diatonica del Do, l’unica scala maggiore senza accidenti (diesis e bemolle). Sappiamo benissimo che la musica moderna si serve anche di altre note e accordi per essere al passo con i tempi usando ad esempio i tempi dispari per il rock progressivo; cosa significa ciò, essere lontani da Dio se usiamo anche queste peculiarità? Puoi chiarire questo aspetto?
Il non amore, il non amare è lontano da Dio, non la musica. La musica certo esprime la mente e il cuore, l’ambiente sociale e le tensioni politiche, la rabbia generazionale, la paura, le ingiustizie, i desideri di liberazione. La musica non può essere giudicata, va capita per quello che esprime.
Il Gospel era musica di fede ma anche desiderio di liberazione contro la schiavitù, il rock è la voce di milioni di giovani che hanno mal sopportato gli addestramenti e le morali precostituite.

I tuoi brani nascono dalla parola di Dio: è sempre così oppure usi altri mezzi?
I brani nascono dalla Parola ma anche da intuizioni, sogni, incontri quotidiani, suggestioni, emozioni. Tutto deve portare però a far ascoltare dentro di noi chi siamo e dove andiamo.

Qual è il brano di “UT” a cui tieni particolarmente?
Non ho brani particolari a cui sono legato, mi piace l’idea e la possibilità continua di poterne creare sempre di nuovi e, possibilmente, che rappresentino o esprimano in qualche modo la bellezza in cui siamo immersi.

Ho potuto notare come alcune influenze musicali siano presenti nella tua musica infatti in fase di recensione ho citato i Deep Purple come gruppo principale ed è quindi chiaro che il vostro background sia fatto di ascolti che hanno a che fare con l’hardrock. Come vivete questo aspetto? Vi ostacola oppure è un mezzo per arrivare allo scopo?
Ascoltiamo di tutto: Bach, Mozart, Pink Floyd, Deep Purple, Led Zeppelin, U2, Who, Yes, Toto, Massive Attack, Dave Matthews Band e tanti tanti altri gruppi e autori. Ascoltare musica di tutti i tipi, di tutti i generi e di tutti i tempi non può farci che bene e non può che migliorare le nostre idee e i nostri progetti musicali.

Quali sono e vostre intenzioni riguardo la promozione del vostro cd?
Per quanto riguarda la promozione, a parte la Tv, intraprendiamo contatti con tutti i canali possibili cattolici e non, radio, giornali, siti internet, ecc.

Vuoi parlarci della vostra esperienza concertistica e soprattutto delle due date di Padova nelle quali avete presentato in anteprima nazionale il nuovo cd?
A Padova è stata una grande festa di due sere, diecimila persone che hanno cantato e ballato per tre ore e mezzo. La musica fa miracoli, perché credo profondamente che fare musica e ascoltare musica sia un miracolo.
Nel Regno dei Cieli, dalle parole del Vangelo e di tutta la Bibbia, la musica e il canto sono presenti e importanti come lo è l’aria su questa terra.

Grazie e buon lavoro a tutti voi. Donpa




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