Reportage del concerto di GLENN HUGHES + Lizard - Live Alpheus Roma il 20/03/2005

Evento molto atteso dalla comunità dei rockers l'arrivo in terra capitolina della Voice of Rock per eccellenza: Mr. Glenn Hughes. Ad accompagnare il talentuoso singer ex-Deep Purple la sua fedele band, con alla chitarra il bravo e preparato J.J.Marsh. Il nostro Hughes è in tour per la promozione del suo ultimo lavoro fresco di stampa: Soul Mover.
E noi di Tempi Duri non ci siamo fatti scappare la possibilità di gustare in veste live la presentazione delle nuove canzoni di Glenn, oltre alla riproposizione dei brani meno recenti.
Il concerto, organizzato all'Alpheus a Roma, si apre con i Lizard, gruppo capitanato da Bobby Rondinelli, drummer dotato che molti ricorderanno dietro le pelli al servizio dei Rainbow e dei Black Sabbath, nonché attuale batterista dei Blue Oyster Cult. Alla voce troviamo Mike Di Meo, singer degli americani Riot. Il quartetto intrattiene l'audience con un'ora circa di ottimo hard rock intriso di blues. I brani risultano piacevoli e alcuni particolarmente ispirati. Sembra di scorgere l'ombra del 'Dirigibile' che vola sopra le composizioni dei Lizard. In particolare, in un pezzo, apertamente ispirato alla sempre eterna 'Kashmir'. Bobby Rondinelli incanta la platea con un solo di batteria formidabile, degno della sua preparazione e del suo curriculum rock. Il pubblico sembra accogliere abbastanza bene la performance dei Lizard, tributando loro un'accoglienza calorosa. Anche il resto della band dimostra una buona padronanza del proprio strumento, donando alle canzoni un gusto 'caldo', come nella migliore tradizione hard blues.


Terminato lo spettacolo dei Lizard e dopo il cambio della strumentazione, ecco arrivare il momento del grande Glenn. Chissà cosa ci serberà il buon Glenn stasera; chissà di che umore sarà il nostro. Queste e altre domande si annidano nella mente, ma vengono subito spazzate via dall'ingresso energico di Glenn. Sembra proprio che stasera il nostro sia in ottima forma, sia fisica che umorale. Sin dalle prime note fino alla fine del concerto Glenn Hughes mostra di sentirsi a suo agio sul palco e sfodera una performance a dir poco incredibile. Non mancano momenti di simpatia e di scherzo. In particolare quando Glenn comincia a pronunciare qualche parola in italiano: 'stuzzicadenti', 'magari', 'bene', oltre al 'grazie'.


La scaletta si concentra particolarmente sui nuovi brani. Scelta più che comprensibile vista la fresca pubblicazione del suo nuovo lavoro. Devo ammettere che i brani di Soul Mover risultano più convincenti in sede live che non in studio. E questo è sicuramente un gran bene. Il sound generale risulta ottimo e in grado di donare alle canzoni la giusta potenza che occorre loro. Glenn urla, si dimena, balla, incita il pubblico e sembra intenzionato ad offrire anche un'ottima prova sul basso, oltre che sulla voce.

Da brividi l'interpretazione del classico dei Deep Purple 'Mistreated', impreziosito da un solo di chitarra di J.J.Marsh degno di lode. Credo che il buon vecchio Glenn abbia azzeccato perfettamente reclutando nella sua squadra il talentuoso J.J. Molto bella 'Orion', canzone estratta dall'ultimo lavoro di Glenn, con la sua aggressività e incisività. Anche il batterista dà prova di un'ottima padronanza del suo strumento, conferendo alle canzoni una solida base ritmica e un groove incredibile. Le uniche canzoni ripescate dagli album precedenti di Glenn sono 'Wherever You Go', dall'ottimo Songs In The Key Of Rock, e 'Can't Stop The Flood', da Building The Machine. Il concerto si chiude con la sabbathiana 'Seventh Star', vera sorpresa della serata.


In conclusione, cosa aggiungere? L'affluenza di pubblico è risultata soddisfacente, il sound ottimo e la prestazione di Glenn Hughes e dei Lizard altrettanto. Forse il nostro buon Glenn avrebbe potuto deliziarci con qualche classico in più targato Purple. Magari una 'You Keep On Movin' o una 'Burn'. Ma tant'è.. Lo spettacolo è comunque risultato di ottimo livello, così come ci si aspettava da un artista di questo calibro. Ben tornato Glenn!




BRUNO CAVICCHINI.