Aldo Tagliapietra


Ciao Aldo è veramente un piacere ed un onore poterti fare questa intervista:
Il piacere è mio, mi spiace solo di averti fatto aspettare un po’. Ultimamente sono stato un po’ in giro.

Ok cominciamo , cosa ricordi degli inizi di quando Le Orme erano un gruppo beat?
Ho formato Le Orme nel 66 assieme a Nino Smeraldi, Claudio Galieti e Marino Rebeschini. Qui a Mestre c’erano un centinaio di gruppi che, come si usava in quell’epoca suonavano le canzoni dei Beatles o dei Rolling Stones. Le Orme era l’unico gruppo che faceva anche canzoni proprie. Era il gruppo che aveva i capelli più lunghi e ricordo che molto spesso rischiavamo di essere picchiati (ma non solo Le Orme) quando giravamo per le strade di Mestre o Venezia. Proprio così: chi aveva i capelli lunghi poteva essere malmenato dai benpensanti (quelli sì che erano TEMPI DURI). Era un periodo molto difficile ma, nello stesso tempo molto bello. Si sentiva nell’aria che le cose stavano cambiando e i giovani erano consapevoli che sarebbero diventati il mezzo attraverso il quale la società si sarebbe profondamente trasformata.

Qual è stata la molla che vi ha fatto trasformare poi in un gruppo di rock progressivo ?
Il termine “progressivo” è stato tirato fuori recentemente. A quei tempi (ora sto parlando degli inizi degli anni 70), il nostro genere si chiamava (erroneamente) POP oppure POP sinfonico oppure Rock romantico. Eravamo nel 1970 e sentivamo nell’aria che la musica stava indirizzandosi su terreni più elaborati. Sapevamo che in Inghilterra c’erano dei gruppi come i NICE, I GENESIS, i COLOSSEUM ecc….che musicalmente erano andati al di là delle due strofe e ritornello. Anche noi avevamo questa esigenza, ma avevamo bisogno di una conferma. Abbiamo noleggiato un furgone, abbiamo caricato i sacchi a pelo, un po’ di vettovaglie e siamo partiti per l’isola di WIGHT dove si teneva un festival Rock. Abbiamo potuto ascoltare, dal vivo, gruppi emergenti come ELP, JETHRO TULL e gruppi “vecchi” come DOORS, MOODY BLUES, WHO e anche HENDRIX e tanti altri. Fu lì che capimmo che eravamo sulla strada giusta. Al ritorno in Italia cominciammo a lavorare su alcune idee, poi ci fu il concerto di un altro nuovo gruppo inglese a Milano (gli YES), poi ci furono i Genesis a Brescia. Ad un certo punto ci sentimmo pronti per realizzare un disco che rispondesse alle nostre esigenze e a quelle di un pubblico giovane ,stanco di sentire le solite cose melense che la radio e la televisione proponeva. Siamo andati alla Polygram ( che ci aveva “ereditato” da una piccola etichetta chiamata Telerecord) la quale, al momento, non fu d’accordo. Fortunatamente al loro interno c’era una persona che si diede molto da fare per farci fareCOLLAGE e ancor oggi gli siamo molto riconoscenti: si chiama Roberto Galanti.

Registrammo il disco in due settimane in un piccolo studio a 8 piste. Appena pronto il master, Tony lo portò a Roma. Il programmatore radio PAOLO GIACCIO assieme al presentatore CARLO MASSARINI, trasmettendo il disco in continuazione sul programma RAI “Per voi giovani”, fece conoscere ai giovani la musica delle Orme e più tardi anche quella di altri gruppi, dando un’enorme contributo alla nascita del Rock Progressivo Italiano conosciuto ed apprezzato tutt’oggi in tutto il mondo.

Secondo te qual è stato il periodo più creativo delle Orme?
Tutta la decade degli anni 70 (almeno per quanto riguarda l’Italia). In Inghilterra iniziò tutto un po’ prima. C’era molta libertà di espressione e non c’erano condizionamenti di nessun tipo. I discografici pendevano dalle labbra dei musicisti e aspettavano con ansia (dopo la riluttanza iniziale) i nuovi lavori. A noi, la Polygram dava le chiavi della sala di incisione di piazza Cavour, e aspettava pazientemente il nuovo master.

Loro poi, si incaricavano di stamparlo e distribuirlo: facevano insomma i DISCOGRAFICI. Oggi sappiamo tutti che non è più così e da un certo punto in poi abbiamo trovato molte difficoltà a lavorare con la nuova mentalità: la mentalità del “prodotto da confezionare”.

A cosa è dovuta la scelta del nome che portate?
Eravamo fans degli SHADOWS e cercavamo un nome simile. Traducendolo potevamo chiamarci Le Ombre, ma poi optammo per Orme. Non c’è comunque nessun significato filosofico o del tipo “segui le Orme” ecc….

Ogni gruppo ha i suoi alti e bassi per me il vostro periodo “basso” o meno creativo è sicuramente quello che coincide con l’uscita di brani come”marinai” con il quale partecipaste anche ad un Sanremo, qual’era il vostro atteggiamento nei confronti di certa musicale commerciale ?

Gli anni 80 sono stati i più duri. Era finito un grande periodo di qualità, ricerca, contenuti e tutto era sprofondato nell’oblio. Il ricambio generazionale aveva contribuito in maniera considerevole a tutto questo. Chi aveva considerato la musica un’espressione artistica, stava facendo i conti con altre realtà molto meno nobili. Cercavamo di sopravvivere anche se avevamo poco lavoro, se vandevamo pochi dischi, se eravamo considerati sorpassati ecc…..

Al nostro interno erano nate delle divergenze molto grosse. Tutto questo ci portò alla realizzazione di VENERDI’ con MARINAI, poi a San Remo e alla fine, allo scioglimento.Ci rimettemmo insieme nell’85, ma non fu tutto rose e fiori. Dopo poco Pagliuca se ne andò, così Michi ed io cominciammo pazientemente un’opera di recupero che ci ha portati, con la nuova formazione ( Michele Bon tastiere e Andrea Bassato pianoforte), alla realizzazione di IL FIUME ed ELEMENTI. Quest’ultimo è stato votato negli Stati Uniti, “miglior disco di musica progressiva dell’anno”. Dallo stesso pubblico, FELONA E SORONA è stato votato tra i primi posti (credo al nono) della classifica di tutti i dischi progressivi di tutti i tempi e del mondo, quindi in assoluto. Siamo molto orgogliosi di questo.




Attualmente come sono cambiate le cose artisticamente parlando ?
Siamo ritornati a percorrere le strade che ci sono più congeniali. Registriamo in diretta, abbiamo registrato due dischi progressivi molto apprezzati e ne stiamo scrivendo un altro sullo stesso genere; sarà la nostra trilogia . Abbiamo ripreso qualcosa che ci era appartenuto. Oggi componiamo, arrangiamo e registriamo allo stesso modo in cui lo facevamo 30 anni fa.

Seguite la scena attuale del rock progresivo ?quali sono i gruppi che oggi ritieni che siano validi?
Ci sono molti gruppi progressivi e li incontriamo nei Festival ai quali partecipiamo ogni anno in giro per il mondo. Due anni fa in Brasile abbiamo sentito dei gruppi molto validi. Ma anche in Canada o in Messico.

Come mai o perché un musicista di un gruppo come Le Orme decide di incidere album da solista?
L’ho fatto nel periodo in cui eravamo sciolti. Anche se mi ritengo un musicista abbastanza prolifico, non ho il tempo materiale per pensare ad un disco solista.

In cosa è differente la tua proposta musicale rispetto al gruppo mandre?
Quando si fa un’album solista, si pone davanti questo quesito: lo faccio uguale al gruppo madre o lo faccio completamente diverso? In entrambi i casi non accontenti tutti, ma io sono più per la seconda ipotesi.

Elementi è attualmente il vostro ultimo cd puoi parlarci di questo disco?
Spiegare un lavoro non è semplice, è per questo che molto spesso lo fanno i critici, ma ci proverò. Ogni atomo dell’universo vibra.

Questa vibrazione può essere chiamata DANZA. Poiché gli atomi formano la materia, possiamo affermare che la materia danza la danza della vita così come Dio danza la danza della creazione. Nel mondo della materia tutto si trasforma, quindi tutto è in movimento e gli elementi danzano la danza della natura.L’uomo è formato da questi elementi, quindi l’uomo è la natura stessa.

In cosa si differenzia il vostro modo di lavorare oggi rispetto a quello di trent’anni fa?
Avendo ripreso a realizzare i dischi nella maniera in cui li realizzavamo negli anni 70, posso affermare che non è cambiato nulla. Continuiamo a registrare allo stesso modo di 30 anni fa, a scrivere e ad arrangiare tutti assieme come si fa in questo genere che è una fusione di stili e gusti musicali.




È importante l’evoluzione tecnologica per un gruppo come Le Orme?
Abbiamo fatto molte esperienze tecnologiche e attraverso esse siamo riusciti perfino a costruire strumenti personalizzati come quelli che usa Michele Bon. L’importante, però, è non farsi prendere la mano. Noi siamo molto equilibrati in questo.

Puoi dirmi tre dischi fondamentali per la tua vita artistica?
Ti nominerò tre artisti: i Beatles, Strawinsky e Nilla Pizzi (la tradizione).

Le tue composizione nascono sempre con la chitarra?
Prevalentemente, ma molto spesso uso il Sitar oppure la Vihuela o altro.

In che modo ti poni rispetto agli eventi recenti?
Se ti riferisci alla guerra in Irak, io sono contro tutte le guerre e all’imposizione di modelli sociali o religiosi.

Vorresti dare un consiglio a coloro che vogliono fare il lavoro di musicista in modo professionale?
Ho un figlio che fa questo lavoro. Suona la chitarra con Tiziano Ferro. Ha studiato al CPM di Mussida. All’inizio gli ho detto una sola cosa: sii umile.

Abbiamo concluso vuoi salutare i lettori di tempi duri?
Li voglio salutare con una frase di Marie Von Ebner:
NON DEFINIRTI POVERO PERCHE’ CERTI TUOI SOGNI NON SI SONO AVVERATI; SOLO CHI NON HA MAI SOGNATO E’ VERAMENTE POVERO.
Meditate gente, meditate. CIAO.

Stefano Bonelli