INTERVISTA AD ALESSANDRO BALLINI DI HMP

Quest’intervista noterete che sarà un po’ diversa dalle solite interviste che Tempi Duri vi offre,infatti, questa chiacchierata che faremo con Alessandro di HMP,vuole essere soprattutto un mezzo per far capire ai nostri utenti l’importanza del pluralismo editoriale, sia esso cartaceo o come nel nostro caso informatico,cogliamo intanto l’occasione per salutare tutti coloro che hanno dato vita ad un’avventura (Quella di HMP finita prematuramente ed inaspettatamente)

Allora caro Alessandro innanzitutto vuoi spiegare ai nostri lettori quali sono i motivi che hanno determinato la fine di un magazine come HMP sai, penso che ti immaginerai che tutti un po’ se lo chiedano e questa mi sembra una buona occasione per spiegarci cosa è successo ?

Allora sarete tutti delusi dal fatto che i motivi sono realmente quelli esposti nel “necrologio” comparso a Dicembre, ossia avvenimenti assolutamente personali, che hanno condizionato la vita di chi, per un vizio di forma ormai da anni istituzionalizzato, era indispensabile alla sopravvivenza del sito. Non si parla né di complotti mediatici, né oscuri giochi di potere. Purtroppo spesso la realtà è più banale di quello che si vorrebbe immaginare.

Una domanda se vuoi un po’ banale ma comunque obbligatoria quali sono stati i motivi che ti hanno spinto a creare questo magazine?

Non posso che riallacciarmi alla conclusione della risposta precedente: le cose si sono fatte da sé, fin dal principio, con la meravigliosa forza della spontaneità. Il magazine è nato da solo, senza quasi che me ne rendessi conto, e mi sono sempre trovato a voler migliorare qualcosa che non avevo precedentemente nemmeno immaginato, nonché a collaborare con persone sempre più all’altezza di una situazione che diventava di giorno in giorno più professionale.
HMP si è creato da solo, attraverso lunghe fasi negli anni, e ha preteso che lo portassimo alla sua massima forma. Quello che aveva raggiunto negli ultimi tempi era probabilmente il suo apice, senza l’apporto di esterni che lo rendessero “altro”. Probabilmente sarà contento di essere morto ancora “nostro”.

Quali sono secondo te le difficoltà principali che si incontrano quando si inizia un’avventura de genere?

Il punto fondamentale è trovare dei collaboratori che siano in grado di far andare avanti la baracca sui livelli che si è preposta. Per crescere occorrono ovviamente anche il supporto del pubblico e degli operatori del settore, gli altri due elementi della partita, ma non dubitate che verranno, in un modo/tempo o nell’altro, se lo staff messo in campo lo merita.

Dalle dichiarazioni che abbiamo potuto leggere dei tuoi collaboratori,HMP si era creata una sorta di amicizia ed affetto anche con i vostri lettori in che modo pensi di mantenere un valore assoluto come quello del rapporto mediatico tra i collaboratori e i redattori ?

Direi che un certo tipo di rapporto è indispensabile per un magazine “giovanilistico”. Un rapporto amichevole, quando non addirittura canzonatorio, non può che favorire sia la fidelizzazione del lettore – ma questa è una tautologia – sia l’atmosfera di redazione, più distesa da una visione umana del proprio pubblico, nonché impegnata a soddisfarlo e spronata dalle sue reazioni.
Il pericolo è una certa perdita di autorità da parte di chi scrive, che pericolo in realtà non è, ma soltanto un’ulteriore spinta al miglioramento e un filtro di qualità per i redattori.

Una domanda impelle a questo punto, qual è il tuo pensiero circa il proliferalismo di webzine come le nostre, e cosa si dovrebbe fare per cercare di accreditarci in generale la fiducia dei media ufficiali, (e la diffidenza giusta on meno dei gruppi più o meno famosi) in questo senso è giusto dire che qualche magazine ufficiale ha un comportamento arrogante nei nostri confronti ?

In un mondo prettamente “relativistico” come questo, non si può comunque non sorridere alla visione di alcuni degli elementi del sottobosco webzinaro che sono spuntati come funghi dopo la pioggia scrosciante della banda larga. E’ bello che oggi ognuno possa dire la sua in modo più che dignitoso, grazie a mezzi tecnici talmente popolari da permettere a un nuovo medium di nascere nel giro di pochi giorni, ed è allo stesso tempo pericoloso per le cariatidi che hanno sempre fatto opinione (tanta) e quattrini (comunque pochi) nel piccolo mondo della musica pesante.
Nonostante quest’elogio molto americano della libertà e delle opportunità, è lecito pensare che questo proliferare di opinioni completamente fuori controllo possa nuocere al pubblico più ingenuo e/o sottrarre risorse umane (o carne da macello) a chi, queste opinioni, “ha più diritto di esprimerle”. O meglio, è lecito immaginare che così la pensino coloro che si arrogano l’autorità di cui parlavi.
Per quello che mi riguarda, penso che sia molto più pericolosa una sentenza indiscutibile che una palese vaccata. D’altronde, quello che conta è stimolare il pensiero.

Quanto è importante secondo te in un paese come il nostro la libertà di espressione e di parola ci sono stati dei momenti che ti hanno pensare che questi valori siano stati in pericolo oppure lo sono tutt’ora?

Be’, la libertà di espressione non esiste. Probabilmente dovremmo vivere tutti in un continuo stato di ubriachezza per avere una vaga idea di cosa si tratti. Poi chissà cosa ne sarebbe del nostro fegato. E non solo per via del tasso alcolico…

Ultimamente Hmp ha compiuto un salto di qualità diventando da webzine un portale a tutti gli effetti , quali sono state le esigenze che vi hanno portato a questa scelta importante?

Quando è successo? Non ce ne siamo accorti, eravamo troppo impegnati a recensire la discografia dei Deep Purple.

Vuoi raccontare quali sono stati i momenti più significativi positivi e negativi escludendo la fine di HMP che ti rimarranno nel cuore?

Senz’altro le esperienze personali che ho vissuto con i miei compagni di avventura. Fin troppo poche, posso dire ora. Ora che so cos’è che resta veramente.
Di veri momenti negativi non ce ne sono stati. Certo, essere insultati gratuitamente attraverso un cavo e a distanza di centinaia di chilometri è fin troppo facile (da un lato) e doloroso (dall’altro), ma col passare del tempo ci si fa l’abitudine, condizione sine qua non per chiunque voglia affrontare una, per così dire, vita pubblica.

Questa che voglio farti è una domanda alquanto personale che fa parte della sfera musicale, quali sono state secondo te le band che hanno dato una svolta in positivo durante l’esistenza del tuo mag.?

Ce ne sono state fin troppe in questi anni. O anche troppo poche, visto che molte che abbiamo amato non hanno poi incontrato i favori del grande pubblico.
HMP ha visto crescere i Pain Of Salvation o più recentemente i Mastodon, ma in ogni caso siamo rimasti delusi da ciò che il successo ha rigurgitato della musica dei nostri amati. Per questo, forse, ciascuno di noi è rimasto più legato alle perle che il music biz non si è degnato di fagocitare.

Vorresti segnalarci dei nomi per il futuro ?

Ascoltate qualcosa dei Grails, potreste scoprire qualche nuovo pianeta dentro di voi. E non correte certo il rischio che qualcuno ve lo porti via da un giorno all’altro.

Domanda questa che penso sia normale farti quali sono i tuoi programmi attuali pensi più in là di riprendere questa attività oppure la questione è definitivamente chiusa?

Non penso che riuscirò a smettere. Aspetto soltanto che gli eventi prendano il sopravvento su di me. In questo momento mi rendo conto che potrebbe accadere molto prima di quanto abbia mai immaginato.

Bene il nostro spazio si conclude qui vuoi aggiungere dell’altro ?

Ringrazio te per l’interesse e il nostro pubblico per esserci stato vicino. Continuate ad ascoltare la vostra sete.