Arachnes
Sono davvero contento di poter fare quest’intervista a Franco Caruso, perché è come incontrare un amico di vecchia data,in quanto io ho già avuto l’opportunità di parlare con lui all’epoca in cui facevo il programma su Radio Onda Liberae quindi è con vero piacere che mi appropinquo a fare quest’intervista. Ciao Franco come va tutto bene spero?
Frank. Grazie, anche per noi è un piacere ritrovare vecchi amici e soprattutto “compagni di battaglia” perché, diciamolo, “combattiamo” per una causa comune che è la buona musica e nell’attuale panorama internazionale non è sempre semplice…
Innanzitutto permettimi di farti i miei complimenti per il nuovo lavoro che mantiene assolutamente alto lo standard compositiva del gruppo o sbaglio?
Frank. Grazie per i complimenti! Si hai perfettamente ragione, diciamo che continua il cammino iniziato con Apocalypse ovvero percorre la strada del Power ma, come piace a noi, con molto neo-classico, symphonic e prog.. Una formula che oramai, e non lo dico io ma tutta la critica internazionale, è diventato un segno distintivo degli ARACHNES.
La paura per è sempre qualcosa di primordiale insita nell’uomo?
(Enzo) La paura di cui si parla, in questo caso, è un sentimento piuttosto complesso, fatto insieme di smarrimento, dolore e tensione, rispetto alle sorti della nostra specie. Ci sembra che ancora ci siano molte ingiustizie a livello sociale, e i testi parlano pertanto di tali ingiustizie, sì, ma soprattutto del vissuto personale che ne consegue, è quella di parlare del profondo direi che è una cosa che oramai ci appartiene. Pensiamo che, più in generale, la paura, se correttamente gestita, sia un segnale attivo, e quindi comunque un fatto paradossalmente positivo.
Puoi dirci quali sono le differenze principali tra questo è il precedente lavoro?
Frank. Dopo l’uscita di ogni album mi piace leggere tutte le recensioni e devo dire che questa volta sono tantissime da tutto il mondo. Mi serve per capire e anche per provare a guardare dall’esterno il nostro lavoro. Credo che Primary fear sia più maturo di Apocalypse nel senso di più “estremo”. Quello che è power è davvero power, quello che è neo classico lo è davvero, diciamo con delle linee di demarcazione più nette e ciò è sicuramente indice di maggiore sicurezza e padronanza sia compositiva che tecnica.
Cosa significa per voi arrivare al traguardo del quarto album?
(Enzo) Ti dico la verità, niente di particolare. Credo che se volessimo potremmo andare avanti… non dico all’infinito, ma per noi fare musica è un fatto assolutamente normale, un modo per comunicare, dire delle cose con un linguaggio diverso dalle parole. E quindi non è un fatto speciale, ma quasi quotidiano. Certo, è logico che ci fa piacere vedere che la critica e i fans ci accolgono con entusiasmo, ma poi tutto procede, accadrà ciò che deve accadere, può essere speciale oppure no.
Vorrei che fosse chiaro però che il nostro non è un atteggiamento “pessimista” o poco entusiasta, è solo che crediamo che non esistono traguardi, che si debba sempre crescere. Diciamo così: è un buon inizio.
Siete soddisfatti di come sono andate le registrazioni e tutto il resto ?
(Enzo) Sì molto. Mi piacerebbe poter lavorare così con tutti, ed è così anche per gli altri, per Franco in particolare. Ma non è possibile, perché occorrono una certa esperienza, fiducia reciproca e grande preparazione musicale, sia teorica che pratica. Qualche tempo fa mio fratello aveva da sottopormi un brano, c’era poco tempo per ascoltarlo, tutto di corsa, beh, sai come vanno le cose. Allora gli ho detto di spiegarmi tutto: la divisione ritmica, gli accenti, le cadenze, le progressioni armoniche. Ci siamo capiti al volo, e lui ha capito che il brano, per me, era quasi come se lo avessi ascoltato. Capisci il vantaggio di questa cosa? Tutto va oltre le parole, è fantastico. Siamo soddisfatti del suono, dei mix, insomma ci piace tutto. Ueh, speriamo di continuare così!
Hai avuto molte collaborazioni importanti nella tua carriera artistica puoi dircene qualcuna e quale è stata la più remunerativa a livello di soddisfazione personale?
Frank. Ho collaborato con vari artisti e la cosa più bella è che ho avuto la possibilità di conoscere ambienti diversi ed esplorare altri generi musicali. Sicuramente la più bella è stata la collaborazione con Franco Battiato con cui ho collaborato per le chitarre di alcuni artisti da lui prodotti. E’ una persona estremamente disponibile, come tutti i geni.
Quattro dischi che hanno la particolarità che dal primo a “Primary Fear”abbiamo potuto assistere sia alla crescita della tua band ma contemporaneamente anche il suono ha avuto una “trasformazione progressiva”in quello che possiamo dire il suono Arachnes sei d’accordo?
Frank. Perfettamente, da quello che dici, che in parte conferma quello che dicevo prima, capisco che hai ascoltato bene le nostre produzioni. Noi siamo fanatici del buon suono, ci mettiamo ad ascoltare un sacco di prodotti anche pop per cercare nuove sonorità ed occupandoci personalmente delle registrazione (sono tutte effettuate nel nostro studio di registrazione) diamo una posizione di spicco al timbro. Qualcuno dice che il suono della batteria non è perfetto, e sbaglia perché quel suono è perfetto in quel contesto!Abbiamo lavorato per creare un “sound” e non il suono di ogni singolo strumento, e siamo orgogliosi del risultato. Chi non percepisce questa sfumatura ha una visione parziale e ,mi sia consentito, chi dice di essere un critico musicale non dovrebbe prescindere dalla valutazione dell’insieme….o forse non ha poi le competenze che crede di avere….
Cosa comporta questo personalmente?
Frank. Indubbiamente non deve mai mancare la voglia di crescere e di confrontarsi, per questo mi piace leggere di tutto su di noi, per potermi migliorare sempre, e in questo Enzo è perfettamente d’accordo con me. Da qualche parte oramai leggo che questo chitarrista degli Arachnes è davvero bravo… con dei paragoni imbarazzanti….fa piacere ma continuo a fare la tecnica di sempre. A quel punto il vantaggio è che puoi permetterti di dire che qualche recensore ha scritto senza aver ascoltato tutto l’album o forse ne ha sentito un altro, ma è un problema suo.
Voglio farti una domanda alquanto sui generis, che ne pensi della scesa in campo di Berlusconi come paroliere credi che questo creerà nuovi conflitti d’interessi?
(Enzo) Non capisco perché Franco mi ha detto che è meglio che a questa domanda risponda io. Bah! Non saprei. Io penso che ognuno possa fare ciò che desidera, purché ciò avvenga nel rispetto altrui. Beh, credo che lo stesso Berlusconi sia consapevole del fatto che pubblicare una propria opera sia una cosa più immediata per lui che non per altri, questo è assolutamente logico. Ma penso che sia fin troppo preso in altre faccende, forse per lui questo è solo un gioco, è un essere umano, non può fare tutto contemporaneamente, grandi reti, grande informazione, grande politica. E grande arte. Mmmhhh, secondo me no!
Attualmente com’è fare musica in Italia?
(Enzo) Non è male, ma ad una condizione: che i tuoi discografici si fidino di te, e ti lascino lo spazio necessario per poterti esprimere. Così si fanno le cose migliori, altrimenti si fa solo pattumiera, roba per vendere. Noi abbiamo un rapporto meraviglioso con la nostra etichetta, è per questo che i nostri dischi risultano interessanti. In passato ci è capitato di lavorare con persone che pensavano di sapere tutto, avevano potere, e lo esercitavano in modo pressoché pseudocoercitivo. Ovviamente li abbiamo scaricati: noi sappiamo come fare musica, loro no. E’ molto semplice. Per quanto riguarda la musica dal vivo, invece, credo che le cose potrebbero andare meglio. I fonici dovrebbero bere più caffè, ogni tanto fare un esame audiometrico, nei locali bisognerebbe abbattere qualche parete. Il resto non è male.
Da quando è entrata in vigore la norma dell’Empals per te è più difficile suonare dal vivo oppure non è cambiato nulla?
Frank. Come sai la nostra attività live non è molto intensa, preferiamo investire sulla qualità piuttosto che sulla quantità, quindi meno live ma di buon livello e perciò per noi cambia poco o nulla. Credo che a pagarne le spese siano le band con una attività più intensa e mi spiace. I grandi tour di cantanti dai grossi sponsor, di certe normative se ne fanno un baffo… purtroppo penalizza i migliori, come sempre.
Ritornando al disco è per caso un concept ti faccio questa domanda perché per come sono strutturate la canzoni dell’album sembrerebbe di si?
(Enzo) Non è un vero e proprio concept, come per gli altri nostri lavori, del resto, ma c’è un leit motiv, questo sì. Però una cosa mi sento di dire: noi ci sforziamo di creare un ritmo narrativo, con la musica nel suo complesso, e non necessariamente a livello lirico, tale da risultare un tutt’uno, come se fosse quasi peccato estrapolarvi una singola traccia. Per questo tutti pensano che i nostri lavori siano tali.
Nelle copertine dei vostri albums risono sempre quasi raffigurati due elementi una bellissima ragazza completamente nuda e sempre in pericolo E il ragno che sembra che voglia solo e sempre lei qual è il recondito significato di ciò?
(Enzo) Non è poi così recondito, in quanto Aracne era una donna che fu trasformata in ragno. La figura femminile rappresenta il coraggio, la passione e la volontà positivi; il ragno è il mostro sempre in agguato, la realtà dal punto di vista delle difficoltà e delle cose che ti si pongono contro. Insomma, Eros e Morte, una vecchia faccenda da noi reinterpretata in chiave metal.
Bene !!! Anzi male perché siamo giunti al termine dello spazio cosa vuoi dire ai nostri visitatori per convincerli ad acquistare il vostro cd?
Frank. Grazie a tutti voi. No no, non ho intenzione di fare il venditore, ho troppo rispetto del nostro pubblico, dico solo W la buona musica! LONG LIVE ROCK’N’ROLL!
Stefano Bonelli