Intervista agli Arpia

 

Esce come un fulmine il nuovo lavoro degli Arpia band capitolina attiva fina dagli anni ottanta Terramare questo il titolo dell’album ci fa capire che la scena romana ha di che gioire e di poter andare fiera dei suoi figli.
Tempi Duri farà con Leonardo Bonetti mente del gruppo sperando di approfondire meglio alcuni aspetti della loro arte .


Bene Leonardo intanto complimenti per il vostro nuovo lavoro puoi dirci come mai dopo tutto questo tempo avete inciso un nuovo cd?

In questi ultimi dieci anni ARPIA ha vissuto una forte evoluzione che ci ha spinto a fare esperienze di tipo completamente diverso dal passato. Innanzitutto abbiamo sentito l’esigenza di ampliare il nostro sound con collaborazioni esterne di altri musicisti per sperimentare nuove possibilità espressive. Infatti in Terramare sono importanti gli interventi di Paola Feraiorni alla voce e Tonino De Sisinno alle percussioni. In realtà in questi ultimi tempi abbiamo composto moltissimo e suonato molto dal vivo: abbiamo materiale per altri due dischi già pronto, ma abbiamo aspettato così tanto tempo perché dovevamo rielaborare, attraverso anche il contributo dei nuovi musicisti, brani che erano stati composti precedentemente e che sono stati completamente riscritti e riarrangiati.

Quali sono state le motivazioni principali che vi hanno portato ad inciderlo?

I tempi erano maturi, il gruppo era motivato e credevamo soprattutto a questo progetto. Ci credevamo così tanto che era per noi diventato necessario ed urgente proporlo e farlo uscire.

Fin dal suo aspetto grafico Terramare attira certamente l’attenzione cosa viene raffigurato in copertina e come mai questa scelta particolare?

La copertina di Terramare è opera di Ettore Frani, un giovane pittore molisano che si sta affermando nel campo delle arti figurative. Nel progetto di Terramare, come dicevo prima, sono importanti le collaborazioni con altri artisti, e la sintonia nell’ispirazione e nell’espressione con Frani ci ha convinti a intraprendere un percorso comune. Il primo passo è stata la copertina e il libretto di Terramare, il secondo sarà un evento del tutto particolare: una mostra pittorica delle opere di Frani e una presentazione del nostro disco che avverrà a Dicembre nella galleria Neoart Gallery di Roma. Infine c’è un progetto a cui stiamo lavorando che prevede l’allestimento di uno spettacolo teatrale in cui la scenografia sarà ad opera di Frani e le musiche, invece, produzione di ARPIA.

In che modo collochereste la vostra musica ve lo chiedo perché non essendo di facile collocazione, ho avuto delle difficoltà volete chiarirci le idee?

La domanda è veramente difficile, in quanto non ci siamo mai posti il problema di esprimerci all’interno di un genere predefinito. E’ chiaro però che varie influenze interne al mondo della musica rock sono particolarmente evidenti. Qualcuno ci ha definiti “art rock”, altri “dark rock progressive”, altri ancora “hard rock prog”. La costante, mi sembra, in ogni tentativo di classificarci sia rintracciabile nell’accostamento di vari generi in un processo di contaminazione. Ma, ripeto, la nostra intenzione non è di fare crossover; seguiamo semplicemente un nostro percorso creativo partendo dai dati della nostra formazione musicale. Siamo cresciuti agli inizi degli anni Ottanta con la New Wave of British Heavy Metal: i Maiden di “Iron Maiden” e “Killers” in primo luogo, ma anche con gli echi del progressive dei Van Der Graaf Generator e con la psichedelia monumentale dei Pink Floyd di “The Wall”.

Chiaro che comunque gli Arpia hanno a che fare con un certo dark sound molto vicino a certi lavori dei Black Sabbath del primo periodo, siete d’accordo o pensate di aggiungere dell’altro?

Gli accostamenti ai Black Sabbath sono irrinunciabili, li considero personalmente uno dei gruppi più importanti della storia del rock (prediligo in maniera particolare “Black Sabbath”, “Vol. 4” e la prima facciata di “Born Again”). E’ chiaro che essendo nati nei territori del dark e del metal il loro influsso si sia fatto sentire nella nostra musica, ma credo che questa matrice sia solo un punto di partenza per capire ARPIA. Più nello specifico quello che di sabbathiano sento ancora vicino è un certo uso del riff semitonale, mentre da un punto di vista armonico e melodico credo che siamo abbastanza lontani.

In questo lungo periodo avete avuto modo di seguire la scena romana oppure siete all’oscuro di tutto ?

Siamo un gruppo tutto stretto nella propria ricerca, con pochi contatti con le altre realtà della musica romana. Questo non per presunzione o superbia, ma semplicemente per un dato psicologico che ci contraddistingue: se fosse possibile dare un carattere a una band musicale, direi che ARPIA è un gruppo molto introverso. I confronti con l’esterno sono venuti più da rapporti con altri musicisti che con i gruppi.

Per una band come la vostra qual è stato il tipo di approccio quando vi siete incontrati per la prima volta sia in fase di composizione che di registrazione ?

Il gruppo è nato intorno ad un progetto creativo e la fase iniziale è stata contrassegnata da una discussione e da un confronto molto approfonditi, sia dal punto di vista musicale che da quello dei contenuti. Infatti i nostri primi lavori sono segnati da una radicale riflessione su alcuni temi filosofici ed esistenziali e la nostra musica non può essere compresa senza prendere in considerazione questo aspetto. Per quello che riguarda la composizione si parte da idee più o meno organiche e le si rielaborano in sala integrandole o, a volte, scomponendole fino a ricostruirle in modo nuovo e con il contributo di tutti.

Il concetto che sta dietro il vostro album ha a che fare con la fisicità della terra e dei suoi elementi in un apoteotico rapporto con l’uomo e la sua sessualità volete spiegarci meglio questo concetto ?

Terramare è un disco sull’Eros e sui rapporti tra sensualità e vita. Questo approccio corre su un filo che parte da lontano: più precisamente dalla poesia medioevale italiana delle origini nella forma popolare dei contrasti. Su questa linea infatti si svolge un percorso che attraversa tutto il nostro lavoro, con composizioni che riprendono liriche più o meno famose del Duecento e altre che le rimaneggiano e le integrano con testi di nostra composizione.
Il titolo “Terramare” indica le coordinate del nostro lavoro, tutte “orizzontali” e “materiali”, in cui la dinamica erotica rappresenta in tutte le sue sfaccettature un fermento irrazionale e vitale ineliminabile.
L’elemento divino o trascendente è escluso se non nei suoi riferimenti più umanizzati propri del mito antico.

In dieci anni lo sviluppo tecnologico per quanto la musica ha fatto dei passi da gigante come ti poni rispetto a questa cosa secondo te ora le cose sono migliorate oppure anche tu sei un vecchio nostalgico legato a doppio cordone ombelicale al vinile e alla registrazione analogica?

Credo che la tecnologia oggi ci dia degli strumenti in più, a volte molto potenti e questo potrebbe essere un rischio se utilizzati con superficialità o in maniera puramente meccanica. D’altronde noi siamo un po’ a metà del guado perché utilizziamo ancora molti macchinari analogici pur sfruttando appieno le potenzialità del digitale.

Negli anni settanta per avere la possibilità di ascoltare la propria musica spesso si ricorreva a duplicare gli Lp sulle cassette ora invece si ha la possibilità di scarica la musica da internet, cosa pensi del peer to peer è così dannoso per i musicisti oppure potrebbe un ulteriore mezzo fa sfruttare a proprio vantaggio ?

Non sono a priori contrario al peer to peer, perché lo trovo uno strumento di scambio e di diffusione che non può e non potrà mai sostituire l’acquisto dei CD. In fondo, come dicevi tu, le copie si facevano anche prima con le cassette ed ora la differenza sostanziale è data solo dalla grande potenza che rappresenta la rete Internet. Ma quanto è importante Internet per tutti quelli che vogliono veicolare la propria espressione in maniera democratica ed alternativa alle grandi etichette e ai detentori del potere mass-mediatico? Sappiamo che in realtà senza la Rete oggi forse ci sarebbe stata meno libertà creativa. Forse questo strumento potrebbe essere sfruttato meglio, ma è da qui che si deve partire per la costruzione di nuove opportunità nel futuro.

Ritornando alla vostra musica non pensate che la vostra scelta artistica comunque legittima restringa il vostro raggio d’azione ; ve lo chiedo perché essendo il vostro disco di non facile assimilazione ed alquanto settoriale come collocazione rischia di rivolgersi ad un pubblico ristretto

E’ un rischio che dobbiamo correre. Se non avessimo questo coraggio, credo, non avremmo diritto di esistere come gruppo. Facciamo musica per un bisogno profondo e non potremmo farla diversamente.

È una scelta consapevole la vostra oppure pensate che ormai chi ascolta musica oggi come oggi riesca ad accettare prodotti come il vostro?

Come dicevo siamo consapevoli di non poter raggiungere un pubblico di massa, ma ciò non è frutto di un calcolo, bensì di una necessità legata alla nostra ricerca creativa. In più posso aggiungere che, all’interno del panorama underground al quale apparteniamo, siamo allineati come vendite e riconoscimenti alla grande maggioranza di quei gruppi che fanno generi molto più riconoscibili o “facili” del nostro. Il che testimonia che il riscontro del pubblico non è sempre così prevedibile e meccanico.

Cosa avete programmato per promuovere il vostro lavoro ?

Già ho parlato della presentazione del disco in contemporanea con una personale di Ettore Frani a Roma. Inoltre stiamo cercando di organizzare concerti e promuovere in radio il nostro lavoro. Da questo punto di vista il rapporto proficuo e collaborativi con le varie realtà della stampa locale e nazionale sono importantissime per la diffusione del nostro progetto.

Bene siamo giunti al termine del nostro spazio volete aggiungere dell’altro ?

Per terminare credo sia giusto passare ai ringraziamenti. Innanzi tutto Loris Furlan e Gianni della Coppa di Lizard e Andromeda, etichette che ci hanno permesso, credendo in noi, di far uscire Terramare. Inoltre un grazie a te e a Tempi Duri per lo spazio e la sensibilità che ci avete dato e un ringraziamento grande a tutti quelli che, dopo tanti anni di silenzio, non ci hanno dimenticati e subito, con il loro entusiasmo, hanno ripagato il nostro lavoro con la migliore delle gratificazioni possibili.