Astarte Syriaca (Alessio 'Ale' Contorni, tastierista della band e Andrea 'The Blacks' Neri, chitarrista)
Stefano Bonelli: Ok ragazzi complimenti vivissimi per il vostro demo, mi spiegate una cosa, ma che significa il nome che portate?
Ale: Non è altro che un quadro del pittore inglese Dante Gabriele Rossetti (1828-1882) che rappresenta appunto la dea fenicia Astarte, identificata successivamente anche nella figura di Afrodite, quadro nel quale il pittore ha voluto esprimere le sue ossessioni: leggenda, religione, arte e amore. Queste ossessioni, o meglio passioni, sono condivise, almeno in parte, da ciascuno di noi, quindi ci è sembrato un nome, oltre che intrigante, anche molto rappresentativo. Poi, se a qualcuno interessa, sul nostro sito www.astartesyriaca.jump.to abbiamo raccolto delle informazioni sulla dea, sul quadro e sul pittore grazie all’aiuto di Chiara “Superchiara” Parigi,
S.B.: Da quanto esistono gli Astarte Syriaca? Potete raccontarci il vostro excursus musicale?
A.: Superficialmente si potrebbe dire che il nostro passato è nullo, avendo cominciato praticamente lo scorso marzo ed essendo ora ai primi di luglio: un concerto in attivo all’Alpheus come gruppo spalla dei Cialtroni Animati, un demo, qui recensito grazie a te, registrato live e nient’altro. Ma la storia è ben più lunga di quanto si pensi! Si può dire che cominci dal 1991 circa quando, formando gruppi di diverso genere musicale, ho cominciato a cercare persone per un “gruppo ideale”, musicisti dalla mente aperta, capaci di suonare qualunque cosa bene, senza avere la restrizione di dover comporre pezzi di tal genere o tal altro per non essere fuori da uno stile rigoroso. Andy “The Blacks” Neri, nostro “bravo guitarista”, era alla ricerca della stessa cosa… il caso vuole che ci incontriamo, incredibilmente, grazie ad un annuncio su di un newsgroup, lui cercava un tastierista, io un gruppo e da lì, dopo pochi mesi, abbiamo trovato la forza di creare finalmente il nostro “gruppo ideale”. Fortunatamente già conoscevamo gli elementi adatti a quello che avevamo in mente, così nel giro di un paio di giorni sono entrati nel progetto Daniele “Da.” Corsi, ai microfoni, Fabio “Whirp” Fois, alle corde spesse e Ivan “Tony Gattone” Macera ai tamburi battenti.
S.B.: Ascoltando il vostro disco mi sono potuto rendere conto delle vostre influenze, volete parlarne agli utenti di Tempi duri?
The Blacks: L’ispirazione degli Astarte trova spunto proprio nella commistione di stili; la nostra idea artistica è una forma di eclettismo del pentagramma. Con questo non intendo un frullato di musica priva di filo logico e di temi ma, bensì, uno sviluppo armonico e melodico che tiene conto di tutto il panorama musicale di ieri e di oggi.
Un gruppo moderno non può ignorare Zappa e i Rush così come non può ignorare Chick Corea e Beethoven. La musica di ieri dovrebbe servire da esperienza per la musica di oggi invece, tanti gruppi e solisti moderni, ignorano questo aspetto importante e producono solo merce da vendere: la impacchettano bene, la adornano con frasi ad effetto, ma prive di profondità, scontate e banali nella loro immediatezza. Condiscono il tutto con arrangiamenti estremamente orecchiabili che ricordano sempre qualche pezzo famoso.
S.B.: Pensate che per un gruppo come il vostro sia difficile trovare spazio oppure non avete problemi di sorta?
T.B.: Certo… io l’avevo proposto di formare una cover band di Tiziano Ferro ma gli altri mi hanno bocciato l’idea… ancora non capisco perché.
A.: Certamente avremo sicuramente più problemi di una cover band di Tiziano Ferro, comunque qualcosa si riesce sempre a trovare, calcolando anche che dietro a uno stile complesso e rischiosamente ostico cerchiamo di costruire delle armonie e delle melodie che abbiano una loro bellezza musicale nella loro semplicità, valore che sembra sempre meno popolare tra molti altri gruppi affini al nostro genere. Di fatto quello che cerchiamo è l’equilibrio tra la bellezza che molto spesso risiede nella semplicità e forme musicali più interessanti che diano ai brani un sapore non banale o usato. Staremo a vedere se funzionerà, chi può dirlo? A noi piace così!
S.B.: Avete progetti prossimi da realizzare, concerti o nuovo demo?
A.: Attualmente stiamo lavorando duramente per mettere su un repertorio sufficiente (anche più che sufficiente, magari) per poter proporre al pubblico uno spettacolo professionale sia live che su disco. La parola d’ordine è comporre, arrangiare, provare e darci dentro! Ottenuto il risultato che vogliamo potremo cominciare a parlare seriamente di un disco come si deve e di spettacoli da headliner, non prima! Nel frattempo saremmo felici di poter suonare in varie situazioni e trovare una produzione che creda in noi!
S.B.: Questa è la vostra prima band?
T.B.: Stai scherzando !!! Suono da quando avevo 14 anni. Ho perso il conto ma sarà la 10ma band. Ho suonato dal pop al blues, dal trash all’hard rock e chi più ne ha più ne metta
A.: Infatti, veniamo tutti da una lunga esperienza musicale. Al minimo da undici anni, abbiamo cantato, suonato e composto ovunque comunque e dovunque! Poi se date un occhiata al nostro sito vi potrete fare un’idea.
S.B.: In che modo si svolge il lavoro in fase di composizione?
T.B.: Chi compone siamo io e Ale. A uno dei due viene un’idea, la registra e la propone all’altro, ci si vede e si comincia a sviluppare qualcosa che abbia un senso compiuto. Il lavoro è molto istintivo e si basa principalmente sull’improvvisazione. Una volta completato lo scheletro del pezzo si comincia a fare il lavoro tecnico a tavolino, stacchi ritmici, cambiamenti di dinamica scelta dei tempi e variazioni.
E’ importante che il pezzo piaccia a tutti, non solo a noi due.
A.: Non è escluso poi che anche gli altri facciano qualcosa in fase di composizione, intendiamoci. Soprattutto quando si tratta di fare l’arrangiamento, cosa che avviene regolarmente in sala presso lo Studio Uno di Francesco Mendolia a cui mandiamo un bel salutone, ognuno di noi dà una connotazione personale molto spiccata che spesso (e volentieri!) trasforma notevolmente l’embrione di partenza tanto da creare qualcosa di veramente nuovo.
S.B.: Cos’è importante per voi affinché tutto funzioni all’interno di un gruppo?
A.: Questa è una domanda per cui la risposta, per quanto sia, non può suonare che così: che funzioni!
Molte volte ci sono tutti i requisiti adatti per far funzionare un rapporto, ma poi questo non funziona e viceversa. Forse in una società appiattita come la nostra si tende maggiormente a basarsi su fattori superficiali come i gusti in comune, il modo di parlare e di esporsi e via dicendo, ma non credo che ancora si sia estinto l’istinto (scusate il gioco di parole) per il quale un rapporto possa funzionare a prescindere da questi requisiti, che comunque, intendiamoci, aiutano. Nel nostro caso le cose funzionano sia sul piano personale che musicale, meglio di così!!!
S.B.: Chi è il maggiore compositore tra di voi ?
A.: Beh, i pezzi, come dicevo prima, fondamentalmente li scriviamo io e Andy, anche se per ora per maggioranza vinco io avendo proposto di fare delle mie composizioni precedenti. Quindi all’interno del gruppo mi sento di dire che siamo io e Andy i maggiori compositori. In generale, anche come quantità di composizioni e studi intrapresi sono io… non a caso studio Composizione al Conservatorio, quindi spero che almeno un po’ questo studio mi valga!
S.B.: Secondo voi quali sono i gruppi italiani che ritenete validi?
A.: Attualmente gruppi validi ce ne sono, anche se in generale si nota un attaccamento un po’ troppo forte a certi cliché stilistici e a certi stilemi usati ed abusati. Molti ottimi musicisti ma troppo spesso poca personalità, pur componendo brani molto molto belli. Ora come ora mi vengono solo in mente nomi come il Banco, Locanda delle fate, PFM, Orme e compagnia bella più alcuni gruppi “demenziali” che, almeno per quello che ho sentito, riescono ad avere un loro stile particolare (Elio e le Storie Tese, Latte e i suoi Derivati e altri).
S.B.: Come vi ponete rispetto all’attuale sistema organizzativo per quanto riguarda concerti e via discorrendo?
A.: Come ci poniamo? Ci viene di chiedercelo anche a noi!!! C’è molto fumo intorno a questo argomento! Si dovrebbe fare in un modo, ma poi le cose vanno in un altro. Mi riferisco ovviamente alla questione Enpals-Siae che, da parte sua ha i suoi lati positivi e negativi. Come è evidente a tutti, credo, la messa in atto delle predisposizioni è molto, troppo approssimativa, tesa troppo spesso allo sfruttamento dei musicisti. Come si dice, cerchiamo di barcamenarci in questa situazione meglio che si può. Sembriamo tanti principianti su uno skateboard in discesa, a chiacchiere tutto facile, poi quando sei sopra ti accorgi che è un bel casino!
S.B.: Ok ragazzi siamo giunti alla conclusione cosa vi sentite di dire ai nostri lettori?
T.B.: per i musicisti: Non fatevi prendere dal tecnicismo ma non snobbatelo nemmeno. Ce n’è già tanta di gente che guadagna miliardi senza saper suonare. Vi prego, differenziatevi da loro! Provate a suonare tutto, studiate, imparate ad ascoltare qualsiasi cosa sia degna d’ascolto, sforzatevi e poi dite la vostra! Che sia punk o dodecafonia sono solo linguaggi diversi per esprimere gli stati d’animo che risiedono dentro di noi.
A.: per gli ascoltatori: ascoltate la musica che vi piace senza farvi coinvolgere dalle mode, qualunque tipo di musica vi soddisfi, se è buona tanto meglio! E poi, già che siete entrati nell’ottica giusta, perché non provare a dare un’occhiata a questi Astarte Syriaca? Ciao a tutti!
Stefano Bonelli