INTERVISTA AI DYNAMIC LIGHTS (Risponde: Simone Del Pivo - Batterista)
È incredibile che una band come i Dynamic Lights sia arrivata ad un debutto di questo livello io già li conobbi a suo tempo per un fantastico demo in pratica i dynamic si possono considerare a tutti gli effetti i Fates Warning italiani e questo loro disco d'esordio lo sta a dimostrare pienamente.
Bene ragazzi intanto complimenti davvero per questa vostra eccezionale release.
Siete soddisfatti del lavoro sin qui svolto e soprattutto di come sia venuto fuori il disco?
Per quanto mi riguarda i Dynamic Lights realizzano appieno la gran parte delle mie aspirazioni musicali e artistiche in genere: ma penso di poter parlare a nome della band sostenendo che la release di 'Shape' e il tour che ci ha visto di supporto a Nightingale e Tomorrow's Eve in Europa siano due invidiabili raggiungimenti capaci di appagare completamente gli anni spesi a lavorare duramente al fine di proporre musica di qualità ma - soprattutto - quanto più possibile creativa e decostruzionista degli schemi tradizionali di composizione e arrangiamento.
Come siete arrivati al contratto con la Dvs records ?
All'epoca dell'uscita di 'Resurrection' ci siamo impegnati assiduamente in un'immane operazione autopromozionale - su siti web ma anche riviste cartacee - che ci ha portati all'attenzione di un più vasto pubblico: e pare che qualcuno lassù dall'Olanda abbia fatto capolino intravedendo questa minuscola realtà italiana che stava tentando di aprirsi un varco nel music business…
L'atmosfera che respira nel cd è suggestiva e a volte ipnotica questo è il vostro marchio di fabbrica ormai oppure ritenete che ci sia anche dell'altro?
'Shape' è il frutto - impuro, direbbe James Clifford - di una maturazione musicale e personale che ha necessitato di tempi piuttosto estesi per concretizzarsi: è questo il motivo per il quale risulta possibile rintracciare in tutto il suo percorso influenze variegate e momenti complessi, talvolta di difficile inquadramento - dal funk alla fusion, passando per la classica e il metal più sperimentale…
Anche per il futuro non abbiamo intenzione di ancorarci a punti di riferimento precisi né a mood particolari: tutto è permesso nel mondo dei Dynamic Lights, purchè rispecchi l'imprevedibilità e polivocità contraddittoria delle nostre personalità artistiche.
Indubbiamente è passato tanto tempo dai vostri primi giorni qual è stata secondo voi la chiave che vi ha permesso di arrivare a questo punto ?
Una grande apertura mentale in fase di ascolto - e ogni membro dei Dynamic Lights è appassionato a più di un genere musicale, di modo che il nostro range complessivo contempla sia il metal più estremo che l'ambient più sfumato - ci ha permesso di interiorizzare e portare a nuovi livelli di elaborazione spunti molteplici e apparentemente inconciliabili: lo sforzo più intenso è naturalmente quello di armonizzare le preferenze individuali in un brano che risulti quanto più possibile omogeneo. Aggiungi a questo la responsabilità di mantenere con fermezza, serietà e costanza gli obiettivi che una band con determinate ambizioni deve darsi.
Pensate in futuro di riprendere i brani presenti in quel demo magari riarrangiandoli per un nuovo cd oppure vanno così come sono?
Molto probabilmente rispolvereremo qualcosa del vecchio repertorio in sede live, considerato il fatto che brani come 'Straight to the sun' hanno un' immediata efficacia melodica e un'intensa energia capaci di coinvolgere direttamente il pubblico. Per il resto non escludiamo di poter dare nuova veste ai brani di 'Resurrection' e magari inserirli come bonus tracks nel nostro prossimo full-lenght: chi lo sa?
Siete soddisfatti di come vi tratta la DVS?
Siamo molto grati alla DVS per averci dato l'opportunità di poter presentare ad un più alto livello la nostra musica: nel complesso ci sta promuovendo molto bene e, nonostante alcuni ritardi nella pubblicazione dell'album, possiamo dirci soddisfatti del suo operato - soprattutto per le occasioni live che ci sta procurando, non ultima la partecipazione al ProgPower festival europeo di quest'anno (i cui headliner sono i Pain of Salvation, e mi sembra di non dover aggiungere altro).
Quali pensate che siano le differenza principali tra le etichette italiane e quelle straniere?
Le differenze ci sono tra etichette serie e non serie: queste ultime sono molto presenti sul territorio nazionale, ma il fatto di essere Italiani non pregiudica nulla e in patria lavorano anche case discografiche davvero buone che guardano con entusiasmo al mercato internazionale e credono negli artisti che supportano. In generale l'estero offre maggiori possibilità, specialmente per gruppi emergenti come noi, ma l'importante è sapersi orientare ed essere consapevoli delle proprie scelte all'interno di questo difficile mondo.
Volevo chiedervi cosa pensate di quello che è successo a Dimebag Darrel il chitarrista dei Pantera, personalmente rimasi molto colpito e scrissi un editoriale sottolineando il fatto che nessuno è più al sicuro siete d'accordo?
La notizia dell'assassinio di Dimebag mi ha totalmente sconvolto, anche perché, come Marco, sono un appassionatissimo fan della band texana ormai da molti anni: muore con lui uno degli artisti più meritevoli di stima nell'intero panorama musicale contemporaneo.
In realtà credo però che la situazione nel Vecchio continente non sia altrettanto invivibile che negli Stati Uniti: due millenni e mezzo di guerre e deliri collettivi di varia natura ci hanno insegnato, spero, un senso di rispetto civico e responsabilità sociale più elevati di quelli americani.
Penso che il brano più bello del vostro cd sia "One Thousand Nothing" dove soprattutto nella parte centrale campeggia alla grande lo stupendo pianoforte di Giovanni Bedetti in che modo nasce un brano del genere?
'One, thousand, nothing' è il primo brano che abbiamo composto interamente insieme a Giovanni: vive dunque della freschezza di una carica emozionale particolare che ha spinto ognuno a dare il meglio di sé senza curarsi troppo dei limiti imposti dalle convenzioni all'inventiva. A distanza di anni ammiro ancora la strutturazione di questa canzone: ogni atmosfera trova qui il suo giusto spazio ben delimitato, ma non separato dagli altri - così melodie catchy, groove trainanti e un riffing imponente possono convivere senza troppe ostilità.
Andrete in tour da soli oppure vi affiancherete a qualche grande act ?
Per ora ci stiamo concentrando soprattutto sulla fase promozionale ma entrambe le possibilità restano aperte per il futuro; considerato il riscontro in termini di pubblico e popolarità che un tour con una band affermata potrebbe darci non ti nascondo la mia preferenza in proposito.
Bene siamo giunti al termine volete aggiungere dell'altro?
Un caloroso saluto a tutti i lettori con la speranza di potervi conoscere in sede live. Non abbandonate mai la vostra ricerca spirituale e artistica, perché i sogni sono già presenti - se siete in grado di coglierli.
Ok grazie alla prossima, Stefano Bonelli.