Erik Norlander


Ciao Erik, innanzitutto permettimi di ringraziarti per la tua collaborazione e di farti i miei compliementi per il tuo splendido album “Music Machine".
Grazie, Stefano. Lo apprezzo molto! L’inglese di alcune domande è sembrato un po’ strano, perciò mi sono preso la libertà di ri-scrivere alcune domande. Spero che per te vada bene!

Puoi parlarci del concept di Music Machine?
Il mio nuovo album, ‘Music Machine’, è una moderna rock opera sulla nascita epica e sulla caduta di una rock star progettata geneticamente da una sinistra corporazione megaconglomerata. Tutta la sua vita è programmata dall’inizio alla fine con lo scopo di servire i bisogni di questa corporazione. Perciò, la corporazione malvagia è una “macchina della musica", e il nostro eroe, Johnny America, è anche una “macchina della musica". In seguito, tutto il processo che lui attraversa dall’inizio alla fine è ancora un’altra “macchina della musica". Così, il titolo lavora su diversi livelli. La storia inizia nei giorni nostri e prosegue nel prossimo futuro. In più, l’album ha una specie di sentimento “bio-meccanico" dove ho combinato le strutture e le sonorità di questi sintetizzatori modulari molto alieni con i migliori musicisti del mondo. Per donare alla storia il suo mondo di finzione, sono partito da molte esperienze personali e anche dalle esperienze di amici e colleghi. Inoltre, ho aggiunto al tutto anche un po’ di “storia del rock", basando certe idee sui destini di Jim Morrison, Jimi Hendrix, Janis Joplin, ecc…




Ho notato che il tuo album è pieno di ospiti illustri.
Si, è vero. E sono felice di comunicare che tutti questi grandi musicisti sono amici miei. Questa volta per me è stato molto importante – non ho voluto lavorare con estranei. Nel passato ho lavorato con tutte queste persone, e con la maggior parte di loro su basi avviate, così è stato facile farli partecipare al disco. Quando ero in fase di scrittura e di arrangiamento dell’album, la scelta di questi musicisti è risultata ovvia. Per esempio, Mark Boals ha una voce unica e uno stile distinto, per cui, quando stavo scrivendo “The fall of the idol", che è una specie di traccia power metal dallo stampo neo-classico, non sono riuscito a pensare a nessun altro migliore di Mark alla voce. Al contrario, “Beware the vampires" è un pezzo rock più heavy blues, così ho pensato che il mio amico Kelly Feeling fosse la scelta migliore per quel pezzo. I 13 musicisti sono tutti lì per le loro specialità. Ad esempio, ho scelto tre batteristi molto diversi con stili opposti per donare all’album “Music Machine" diverse sfumature.
Virgil Donati è il batterista supertecnico, Vinny Appice è il batterista rock ultra potente, e Greg Bissonette è il batterista adatto alla melodia più abile e più preciso. Certamente, qualunque di questi ragazzi avrebbe potuto suonare l’intero album, ma credo che il risultato è abbastanza interessante nel momento in cui si sentono tutti i loro stili differenti che si mescolano nella durata dei 2 cd. Il chitarrista principale è Peer Verschuren da Breda, Olanda. Ho conosciuto Peer tramite il nostro fonico, Pieter Kop. Nel 2001 io e Lana abbiamo fatto un tour europeo, e Neil Citron (il chitarrista fisso di Lana) avrebbe suonato il quel tour. Ma all’ultimo minuto, a Neil è stato chiesto di produrre un album per Larry Carlton e Steve Lukather, è alla fine ha vinto un Grammy award per questo! Così Neil non ha potuto fare il tour, e abbiamo avuto la necessità di trovare subito un sostituto. Il nostro fonico Pieter ci ha raccomandati Peer senza esitare, l’abbiamo contattato al telefono e abbiamo parlato per un po’ al telefono. E’ accaduto tutto in modo istantaneo e alla fine abbiamo assunto Peer per il tour. Si è rivelato un successo immenso, è Peer è diventato un grande amico. Avevamo avuto l’intenzione di impiegare Peer anche per l’album di Lana “Project Shangri-La" nel 2001, ma gli attacchi terroristici dell’11 Settembre non ci ha permesso di volare in Europa né ha permesso a Peer di volare per la California. Così, non si è fatto nulla. Ma per “Music Machine", non sono riuscito a pensare a chitarrista migliore di Peer. Adoro il suo lavoro sul disco. Naturalmente c’è anche Neil Citron che suona alcuni a-solo molto belli e fluide improvvisazioni. Penso che lo stile di Neil è un meraviglioso contrasto allo stile di Peer. I due messi insieme sono magici. E alla fine c’è naturalmente il leggendario Buck Dharma che suona tutte le chitarre su “Lost Highway".

Che cosa ci puoi dire di Buck Dharma?
E’ semplicemente uno dei chitarristi più grande di tutti i tempi. Lo metto sullo stesso livello di Jimmy Page, David Gilmour, Ritchie Blackmore e Eric Clapton. Per quanto riguarda i cantanti, avevo in mente per ognuno dei ruoli specifici. Ho incontrato Buck Dharma un paio di anni fa tramite un amico italiano che abbiamo in comune. Siamo diventati amici nel corso degli anni e ci siamo ritrovati insieme a jammare e lo facciamo ogni volta che siamo nella stessa città. Buck è uno dei miei eroi sin dalla mia adolescenza – che onore averlo sul mio album!

Lo stile in cui il chitarrista Donald “Buck Dharma" Roeser dello storico gruppo dei Blue Oyster Cult esegue la canzone “Lost Highway". Sembra molto simile allo stile blues di Gary Moore. Non credi?
“Lost Highway" è in definitiva una canzone di Texas Blues. Certamente Gary Moore suona in quello stile, e naturalmente anche il compianto Stevie Ray Vaughan. Ma Buck Dharma suona anche in quel magnifico stile, perciò per me è risultata la scelta più logica. Se si pensa ad alcuni dei brani classici dei Blue Oyster Cult come “Then Came the Last Days of May" si riesce a sentire questo tipo di suono. Buck è stato davvero bravo nel lavoro – un vero professionista. E gli è anche piaciuta la canzone. Glielo si può sentir dire dalla sua viva voce – fantastico!




Puoi parlarci del ruolo dei musicisti ospiti?
Scott Kail è la voce di Johnny America. Lui è il protagonista – una miscela di molti cantanti rock famosi. In Scott sento Robert Plant, Mick Jagger, Paul Rodgers, Gary Brooker, Ronnie James Dio e molti altri. Kelly Keeling è essenzialmente il narratore. Ho scelto Kelly per questo ruolo perchè è tremendamente versatile. Chiunque abbia visto il nostro tour del Giugno 2003 con Kelly alla voce ha potuto sperimentare da sé questa versatilità. E’ un talento incredibile. Mark Boals fa la parte della Nemesi – la nuova mega star che viene a cacciare Johnny e a rimpiazzarlo. Buck Dharma è un compagno di viaggio che Johnny incontra per strada da qualche parte nel Sud-Ovest in America. C’è anche un quinto cantante, Robert Soeterboek. Robert canta sui chorus di “Tour of the sprawl" e su “Beware the vampires". Robert è un grande ragazzo con una grande voce. Ho incontrato tutti questi ragazzi negli anni, lavorando su vari progetti. Ho incontrato Kelly Feeling e Scott Kail tramite il mio bassista, Tony Franklin. Ho lavorato su un paio di album con Mark Boals, incluso in uno dei cd dei suoi Ring Of Fire e in un suo album solista, ‘Edge Of The World’ (preferisco questo).

In Italia siamo fortunati ad avere un chitarrista come Daniele Liverani che ha realizzato un concept, “Genius – A Rock Opera", con numerosi ospiti. Uno degli ospiti più prestigiosi che io ricordi è il cantante dei Kansas, Steve Walsh. Hai avuto l’opportunità di ascoltare il disco?
Si, l’ho ascoltato. Ho registrato le parti vocali di mia moglie Lana Lane per un pezzo dell’album – la canzone che lei ha cantato con Mark Boals. Daniele è davvero un gran chitarrista e una brava persona. Ci siamo scambiati alcune email.

Sul tuo album è possibile vederti davanti a un gigante muro tecnologico che mi ricorda gruppi come E.L.P. e gli Yes, i quali hanno fatto dell’uso della tecnologia il loro credo. Qual è la tua idea dell’uso della tecnologia nel processo compositivo?
Sono molto interessato all’uso della migliore strumentazione per i miei dischi, e da tastierista, questo significa usare un sacco di roba vintage come il Modular Moog, il Mellotron e l’Hammond. Come una classica Stratocaster del 1950 o una Les Paul, questi sintetizzatori e queste tastiere classiche sono veramente senza tempo. Ci sono alcuni sintetizzatori e tastiere moderne che suonano bene, ma la maggior parte no. In questa maniera, io uso tecnologie di diverse decadi in modo tale da ottenere il suono migliore. Questo vale anche per il mio lavoro di registrazione. Uso un vecchio computer Macintosh per eseguire il processo di registrazione e di memoria dell’audio, ma l’audio è catturato tramite un vecchio amplificatore per voce Telefunken risalente agli anni 50/60, come li usano agli studi Abbey Road a Londra. Ho anche una grande collezione di microfoni vintage della Neumann e della AKG – riescono a dare un incredibile suono caldo e naturale. Perciò, la tecnologia è essenziale per il mio modo di fare musica, ma questa tecnologia non è necessariamente nuova tecnologia!




Da dove prendi la tua smisurata passione per la fantascienza?
Leggo libri di fantascienza sin dalla mia infanzia, e ho sempre amato questo genere. Anche quand’ero all’Università a studiare i classici della letteratura inglese, ho sempre trovato il tempo di leggere libri di fantascienza. I film sono davvero belli, naturalmente, ma la vera magia sta nelle pagine stampate. Un vero fan di fantascienza non guarda solo film – bisogna fare un passo avanti e leggersi i racconti. Questi sono i veri classici!

Hai collaborato spesso con Anthony Arjen Lucassen sia per gli Ayreon che per i Rocket Scientist lui ora ha un progetto chiamato Start One cosa ne pensi?
nel passato ho fatto delle apparizioni come ospite sui progetti di Arjen Lucassen in cambio della sua partecipazione ai miei progetti. Tuttavia, non lavoriamo più insieme.

Se non sbaglio, un paio di anni fa sei venuto a Roma con tua moglie e cantante Lana Lane per un concerto. Com’è stata quella esperienza e pensi di ritornare?
Nel nostro tour europeo del 2001 abbiamo suonato sia a Roma che a Milano, ed è stato uno dei momenti più importanti del tour. L’Italia è proprio un bel paese, e naturalmente Roma ha tanta di quella storia! Abbiamo trascorso il giorno prima del concerto a girare per Roma grazie al grande promoter Roberto Guarnieri e a Debbie Bisceglia. E’ stato un evento speciale per noi. Non abbiamo potuto suonare in Italia nel nostro tour del 2003 perché il mio album “Music Machine" non era stato ancora pubblicato in Italia a causa di alcuni sfortunati ritardi. Ma sia io che Lana speriamo di tornare in Italia nel 2004. Veramente amiamo il vostro posto.

Nel mondo del metal aumentano sempre di più le presenze femminili come cantanti, pensiamo a Tarja Turunen dei Nightwish, Anneke dei The Gathering e anche a Lana Lane. Spesso queste cantanti offrono prestazioni abbastanza avanzate rispetto ai loro colleghi maschi. Sei d’accordo?
Penso che un bravo cantante sia un bravo cantante, a prescindere se maschio o femmina. Ci sono grandi cantanti femminili e pessime cantanti femminili, esattamente come ci sono bravi cantanti maschi e pessimi cantanti maschi. Ma, naturalmente, ci sono ancora troppe poche cantanti femminili nel rock, così le grandi cantanti come Lana Lane si distinguono. Secondo me, un bravo cantante deve avere il totale controllo della voce, picchi alti, un tono forte e un vibrato emozionale. E deve anche essere in grado di esprimere un testo, di interpretarlo– e non semplicemente cantare un testo. Lana lo fa in maniera stupenda, e ho avuto anche il piacere di lavorare con grandi cantanti maschi che lo fanno molto bene come Kelly Keeling, Mark Boals e Robert Soeterboek.




Ultimamente che cosa ascolti? E che cosa ti piace e cosa no?
Sono stato così impegnato con i miei progetti che onestamente non sono riuscito ad ascoltare niente di nuovo in questi giorni. Ma ultimamente ho tirato fuori alcuni dei vecchi cd dei Jethro Tull che sono dei veri classici. Ho rispolverato anche i vecchi album degli UK, il che è molto divertente in quanto io e John Wetton siamo diventati amici negli ultimi anni. A volte mi piace molto registrare qualcosa con John. Posso invece dirti in maniera chiara che cosa non mi piace della musica di oggi. La musica rap. La musica techno. La musica che non è veramente musica. Cose tipo i loop e tutto ciò che è ripetitivo, oppure cosa che mancano di melodia o di emozioni. Per me quella non è musica – Da qualche parte può anche essere ritenuta culturalmente e socialmente rilevante, ma non è musica.

Durante l’ascolto del tuo cd, tra tutte le canzoni, quella che mi ha molto impressionato dopo “Lost Highway" è il pezzo di apertura “Project Blue Prince". Qual è il motivo per cui l’hai ripresa alla fine dell’album?
“Project Blue Prince" è sostanzialmente il prologo dell’album. Prepara la scena e narra la storia di base del tema dell’eroe, Johnny America. Al termine del primo disco, il pezzo riprende poiché la mega-corporazione che ha creato Johnny ora inizia ha programmare la sua caduta e la sua morte finale. Si può anche sentire il tema di “Project Blue Prince" suonato con i suoni dei corni delle fanfare in “Heavy Metal Symphony" e su “Fanfare and Interlude". Ho voluto riprendere e reinventare temi familiari nello stile classico della sinfonia.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Ora sto lavorando su una edizione speciale in 2 cd del mio primo album, Threshold. Penso di farlo uscire per la fine dell’anno. Abbiamo appena finito un nuovo album di zecca di Lana Lane intitolato “Winter Sessions" che verrà pubblicato in Dicembre. E’ un album brillantemente atmosferico e dagli umori diversi con un sacco di strumenti acustici compresi dei veri strumenti a fiato. Stiamo anche lavorando su due progetti live in DVD e in CD sia per Lana Lane che per Erik Norlander che comprenderanno i nostri ultimi 5 anni di tour. E’ un progetto alquanto voluminoso, ma si sta avvicinando al suo completamento! Inoltre, usciranno delle nuove canzoni nel 2004 per il mio gruppo, i Rocket Scientists, insieme alla ristampa del nostro primo album, Earthbound.

Sfortunatamente siamo giunti al punto in cui noi dello staff di Tempi Duri e i fans italiani ci accomiatiamo. C’è qualcosa che desideri aggiungere?
Beh, Stefano, posso dirti che apprezzo sinceramente il supporto che la comunità rock italiana mi ha dato. Ho detto prima quanto è stato fantastico il tour del 2001 in Italia e non vedo l’ora di ritornare nel 2004. Spero sarà possibile! Ci sono un sacco di guai nel mondo oggi, ma attraverso la musica, noi siamo una sola gente e gli oceani tra noi sembrano accorciarsi sempre. Perciò, ai miei amici nel bel paese Italia dico “Mille grazie" e “Ciao!" Con i migliori saluti,

Stefano Bonelli