Gen Rosso
Personalmente il Gen Rosso è sempre stato un mito in quanto ascoltando musica diversa le nostre strade difficilmente si sarebbero incrociate, ma si sa che le vie del Signore sono infinite si dice ed effettivamente è stato così. Noi di Tempi Duri abbiamo l'opportunità di parlare nientemeno che con Mite Balduzzi, tra i principali autori di "Voglio svegliare l'aurora" disco in grado di evocare atmosfere suggestive che hanno il potere di catturare l'ascoltatore e di tenerlo incollato sulla poltrona fino alla fine.
Allora caro Mite innanzitutto permettimi di fare i miei complimenti a tutto il gruppo che ha saputo rinnovarsi e presentare al pubblico un prodotto come V.S.A., puoi parlarci brevemente di questo progetto?
Grazie dei complimenti. "Voglio svegliare l'aurora" è la rilettura, attraverso la lente della sensibilità contemporanea, di uno dei più grandi capolavori della poesia del passato, il Libro dei Salmi. Questa lente è fatta di metafore, strumenti, voci e suoni attuali, ma non interviene sul contenuto, che rimane perciò inalterato. Si è trattato solo di ridirlo con altre parole e con un'altra musica. Forse è un discorso troppo ambizioso o ingenuo; quanto meno ardito. Ma è stata un'avventura entusiasmante immergersi nella sapienza antica e ritrovarvi una struggente modernità. Il disco parla di noi, oggi, dei nostri sentimenti, dell'inquietudine del nostro vivere, delle piccole o grandi sconfitte e vittorie che tutti viviamo, ma i suoi testi è come se fossero stati scritti quasi quattromila anni fa. E' l'Adamo che si nasconde in ciascuno di noi. Questa dimensione antropologica e socioculturale è sottolineata nelle note di copertina da diverse personalità della cultura italiana, fra le quali Mogol, Sergio Zavoli e il card. Martini.
Colpisce molto la copertina del disco può secondo voi un semplice gesto come On e Off cambiare le cose?
E' un simbolo che ci sta particolarmente a cuore, perché contiene tutto il significato del progetto "Voglio svegliare l'aurora": il passaggio dal buio alla luce, dal niente al tutto. Fra i due c'è un abisso che non si può certo colmare con un semplice click. Eppure, a volte, ci vuole poco per passare dalla quiete all'azione, da uno stato negativo alla positività. Con un piccolo gesto (un sorriso?) si può anche passare dalla notte della tristezza e della rassegnazione all'aurora. Non abbiamo l'ingenuità di pensare che sia sempre così facile, ma la tenacia di volerci provare, quella sì.
Una della novità del disco è la nutrita partecipazione di interpreti femminili e soprattutto quella di Rosalia Misseri, già nota per Notre Dame de Paris e Tosca, che dà una grande sferzata di freschezza. Sei d'accordo e come si giunge a prendere tali decisioni ?
Della presenza di Rosalia, come quella di Christian Gravina, di Nazar Abdulla, di Miriam Meghnagi e di tutti gli altri cantanti e musicisti (vorrei nominarli tutti, ma come si fa!) siamo particolarmente fieri. Oltre che una ventata di freschezza da un punto di vista musicale, è stata anche una bellissima esperienza dal punto di vista umano. L'idea è nata costatando che il Libro dei Salmi è condiviso da cristiani e ebrei e accettato dai musulmani. Perché non sottolineare questo importantissimo valore interreligioso interpretando l'album insieme a cantanti di queste fedi? Poi, da cosa nasce cosa ...
Sicuramente un progetto come quello di questo lavoro è importantissimo. In che modo avete affrontato la lavorazione?
Qui devo proprio dire che se non ci fosse stato un preziosissimo collaboratore (e carissimo amico) come Emanuele Chirco non so se ce l'avremmo fatta. Dopo una pre-produzione estremamente basilare, fatta in casa nostra, tutta la lavorazione dell'album si è svolta a Marsala, nello studio Riff Raff, coordinata proprio da Emanuele, che ha anche arrangiato i pezzi. Alcuni interventi, poi, sono state delle vere e proprie acrobazie, come quando siamo partiti con armi e bagagli per registrare sitar e tabla in Olanda ...
Tra il musical "Streetlight" e "Voglio svegliare l'aurora" è passato parecchio tempo circa tre anni come mai c'è voluto così tanto per realizzare il nuovo disco?
E' il tempo necessario per far maturare un prodotto nuovo. Le canzoni sono come le noci, l'ultimo frutto dell'anno, e non bisogna aver fretta. Ma non ci si deve nemmeno crogiolare!
Ascoltando i due dischi mi sono potuto rendere conto che alcune avvisaglie di come sarebbe stato questo disco fossero già presenti in "Streetlight" dove le percussioni lasciavano intravedere il discorso etnico intrapreso appieno nel nuovo disco è giusto oppure ho detto una fesseria?
E' interessante che tu abbia avuto questa sensazione ma, se ci sono dei prodromi in "Streetlight", non sono voluti. I due progetti nascono attraverso strade molto diverse fra loro. Forse è la nostra sensibilità attuale che si orienta in quella direzione e quindi si sente una voglia di etnico in tutto quello che facciamo. Voglio però precisare che le contaminazioni con scale arabe e sonorità mediterranee di "Voglio svegliare l'aurora" non sono concessioni alla moda ma una precisa esigenza legata all'area geografica nella quale il Libro dei Salmi è stato scritto.
Per un gruppo come il vostro come vengono organizzati gli eventi live?
La produzione è curata direttamente da noi. Abbiamo una sala prove piuttosto grande e attrezzata che ci consente di sperimentare scenografie e light design, oltre agli aspetti strettamente musicali e fonici, fino ad arrivare al prodotto completo.
35 anni di storia sono senza dubbio un cammino importante. Quali sono state le maggiori soddisfazioni e quali invece le delusioni e soprattutto oggi come oggi cosa significa per voi fare parte di questa realtà?
Hai proprio ragione, 35 anni sono tanti e non è per niente facile riassumerli in poche parole. Gen Rosso è un soggetto difficilmente etichettabile nel panorama musicale italiano. Non lo si vede in TV, non lo si trova sulle riviste specializzate e nemmeno in cima (o in fondo) alle classifiche. Forse la sua forza è proprio questa: non aver nessun debito con lo showbiz, non aver mai cantato una nota nella quale non si identificasse pienamente, non aver mai detto una parola nella quale non credessimo ciecamente. A costo di rimanere ai margini del giro. Soddisfazioni e delusioni sono i due lati della stessa medaglia. Ma il boato di uno stadio non ripaga di una sola lettera nella quale c'è scritto: grazie alle vostre canzoni ho cambiato vita.
Ritornando al disco, quali sono state le maggiori difficoltà incontrate nell'adattare la musica ad un libro come quello dei Salmi che strutturalmente parlando è come se fossero delle poesie ma che essendo rivelati da Dio hanno uno scopo diverso da quello delle poesie canoniche?
A dir la verità, credo che quando sono state scritte non avessero altro scopo che quello di narrare le vicende di un popolo, dalle gesta del suo re alle situazioni di vita quotidiana. Certo, qualche metafora legata alla civiltà pastorizia non è immediatamente percepibile in una società post-industriale. Soprattutto non produce lo stesso impatto. Ma una volta capito lo spirito, difficoltà non ce ne sono state.
In un mondo come quello attuale ha senso ancora parlare di fede e soprattutto comunicare la propria esperienza personale agli altri?
Come ho detto prima, è quello che abbiamo sempre fatto. Non tanto parlare o meno di fede, quanto piuttosto raccontare la propria esperienza personale. Quindi, non un discorso teorico ma la vita vissuta. Del resto, la canzone non è altro che un sentimento, un'emozione, un fatto, cioè un pezzetto di vita, narrato in note e rime. Chi fa canzoni si espone, si mette in gioco di fronte a tutti.
In che modo intendete promuovere "Voglio svegliare l'aurora"?
Essenzialmente con un concerto. Attualmente siamo in fase di produzione e speriamo di essere pronti ad andare sul palco in tempi relativamente brevi.
Bene siamo giunti al termine del nostro spazio cosa volete dire ai nostri visitatori?
Ringraziarli di essere arrivati fin qui! E augurare a tutti che nella vita, in qualunque stato ci si trovi, vi sia presto la possibilità di una nuova aurora. Magari svegliata da noi.
Stefano Bonelli