Gotama


Ecco un altro gruppo italiano che senz’altro farà parlare di sé, vista poi l’ultima produzione dal titolo “4drugs”, ragazzi innanzitutto complimenti per il vostro disco, anche se fa parte di un altro modo di intendere metal, ritengo che abbiate fatto un ottimo lavoro; fatemi capire, siete per caso a favore dell’ uso delle droghe?
“4 drugs” è la canzone che ha segnato la svolta nel nostro modo di comporre musica, per questo abbiamo deciso di intitolare a lei il nostro secondo demo. Il suo intento è assolutamente provocatorio; il suo titolo, volutamente marcato, vuole essere tutt’altro che un inno alle droghe. Ed il testo sottolinea chiaramente le nostre intenzioni. Sia ben chiaro, noi non stiamo giudicando ne’ condannando nessuno, ne’ tanto meno predicando la retta via, esprimiamo un semplice concetto: che la musica può farti provare sensazioni speciali, basta lasciarsi andare un po’…, e provocatoriamente ci presentiamo come le quattro droghe capaci di farti partire per questo “viaggio; e che tu voglia percorrerlo “sano” oppure alterato, è solo una tua scelta, perché il traguardo, in ogni caso, è sempre lo stesso: Four drugs for you mind!

Volete parlarci della vostra storia, per chi non vi conosce?
La nostra storia è un esempio classico e per questo sarò breve: siamo quattro amici che hanno cominciato a suonare metal (la musica che ascoltavano 24 ore al giorno), nel “lontano” 1997 e, dopo aver suonato per anni le canzoni dei nostri gruppi preferiti (per citarne alcuni: Metallica, Pantera, Sepoltura, Megadeth, Iron Maiden, Machine Head, Fear Factory), abbiamo cominciato a scoprire il nostro modo di fare musica. E ti assicuro che si tratta proprio di un’esperienza esaltante.

Come siete arrivati ad incidere “4drugs”?
Volevamo far sentire la nostra musica, così abbiamo deciso di autoprodurci. Il nostro primo demo, “Freedom Attitude”, l’abbiamo registrato noi, in sala prove, con un pc ed una scheda Soundblaster (e molta pazienza); il risultato è stato decisamente buono.Però questa volta però volevamo qualcosa di più professionale; così ci siamo affidati al ”NHQ Studio” di Ferrara per la registrazione ed il mixaggio, ed al “Nautilus Studio” di Milano per il mastering. Restava da fare soltanto la stampa; ci siamo rivolti per un consiglio alla Jestrai di Bergamo, che in quel periodo stava facendo registrare dalla Sony in Austria il nuovo cd di uno dei suoi gruppi; e loro non solo ci hanno aiutato, ma alla fine ci hanno proposto un contratto, che noi abbiamo firmato. Ma è stata lunga, nonostante abbiamo registrato a maggio 2002, siamo riusciti ad avere il demo finalmente in mano soltanto a fine anno.

Le influenze nella vostra musica sono molteplici potete dirci qualcosa a proposito, concordate con me riguardo i gruppi che ho menzionato nella recensione?
Da quando siamo usciti con 4 drugs ci hanno paragonato a molti gruppi, diversissimi fra di loro: System of a Down, Korn, Deftones, Red Hot Chili Peppers (!!!), Metallica, Primus, Alice in Chains, Mudwaine… tant’è che presto pubblicheremo sul sito la lista aggiornata. A noi tutto questo fa enormemente piacere: prima di tutto perché si tratta di gruppi che ci piacciono molto e che rispettiamo; e in secondo luogo perché, se davvero riusciamo ad assomigliare a così tanti complessi, senza assomigliare marcatamente a nessuno di loro, vuol dire che forse qualcosa di nostro e sconosciuto siamo riusciti a mettercelo dentro la nostra musica.

Avete ascoltato il nuovo disco dei Metallica? Volete dire la vostra?
Che domande! Certo che abbiamo ascoltato il nuovo dei Metallica, siamo cresciuti a pane e Metallica, e anche se gli ultimi loro album non sono certo quelli che preferiamo all’interno della loro discografia, li seguiamo sempre con passione, soprattutto dal vivo. Come al solito la realizzazione discografica è impeccabile e di grande effetto (di suoni così convincenti e originali se ne sentono pochi), e sono sicuramente coraggiose le nuove scelte, comunque continuiamo a preferire i Metallica di “Master of Puppets”.

State pensando concretamente sulla possibilità di farvi ascoltare su full lenght?
E’ il nostro prossimo progetto e ci stiamo lavorando.

Avete in programma dei concerti anche dalle nostre parti?
Noi siamo di Roma. Purtroppo no, e ci dispiace parecchio, anche perché è da tempo che stiamo cercando di organizzarne uno, ma ci mancano i contatti giusti. Abbiamo diversi amici a Roma, ed ogni tanto li veniamo a trovare per un week-end da leoni, ma non siamo ancora riusciti a venirne a capo. A questo proposito: se qualcuno avesse qualcosa da proporre…

Una domanda un po’ cattivella, pensate che per un gruppo come il vostro ci sia spazio in un paese come l’Italia?
Sinceramente no. Non crediamo che in Italia ci sia spazio per il nostro genere musicale e, a parte pochi meritevoli (e anche un po’ fortunati) anche all’estero, i gruppi come il nostro non se la passano gran bene; ma le cose possono sempre cambiare. Noi, in ogni caso, continuiamo e continueremmo a fare la nostra musica.

Il brano che più mi ha colpito è senza dubbio “Feel My Taste” volete dirci qualcosa i riguardo?
E’ una canzone molto energica, ed ha un testo sfacciato; vuole essere un invito a vincere i pregiudizi musicali, che si possono avere verso dei gruppi, magari solo perché vengono dall’Italia o perché la loro pronuncia inglese non è proprio “Oxford”. In realtà è un dialogo fra due voci: la prima che, senza mezzi termini, ci invita a mollare, a lasciar perdere, perché non abbiamo stile, non abbiamo la stoffa; la seconda voce invece risponde che in ogni caso noi continueremo a fare la nostra musica perché non abbiamo bisogno di assomigliare nessuno: Feel my taste and learn!

Qual è il vostro modo di comporre?
Solitamente arriva Sami con la sua chitarra ed un sorriso furbetto, perché magari quella mattina, sul furgone fermo in autostrada, gli è girato in testa qualcosa di gustoso e ce la vuole far sentire. Da lì, solitamente si comincia tutti assieme a definirla ed arrangiarla.

Quali sono gli argomenti di cui parlate nelle vostre canzoni?
Non abbiamo dei cavalli di battaglia, ci piace parlare di tutto ciò che ci circonda, in maniera molto personale ed intimistica. Forse abbiamo una tendenza leggermente malinconica, ma crediamo che si sposi alla perfezione con le nostre melodie.

Questa è una domanda che faccio un po’ a tutti i gruppi, in quanto sto facendo una sorta d’inchiesta ed il risultato che sta venendo fuori rispecchia in toto, e non potrebbe essere altrimenti, il modo italiano d’intendere la musica da parte del music business. Si tratta di questo: in Italia è più facile registrare un disco, piuttosto che riuscire a organizzare una tournee per promuovere tale disco; siete d’accordo? dite la vostra su questo argomento!!!!
Senza dubbio organizzare una Tourné è molto più complesso che prodursi un disco, richiede molto più tempo, più conoscienze e più contatti.Certo è che riuscire a farsi produrre da un’etichetta non è per niente facile, anzi direi che è proprio un’impresa, ma d’altronde non è mai facile trovare qualcuno che scommetta su di te, ti finanzi e metta il grano al posto tuo...

Ok ragazzi siamo purtroppo giunti alla conclusione cosa vi sentite di dire ai nostri utenti ???
Stateve ‘bbuono.
Ciao e alla prossima!!!

Stefano Bonelli