INTERVISTA CON MARC LYNN (BASSISTA) DEI GOTTHARD
L’intervista che qui leggerete si è svolta martedì 18 Ottobre nel locale capitolino Stazione Birra, sede del concerto che in serata terranno i Gotthard. Dopo aver sbrigato alcune pratiche ‘burocratiche’ con il manager dei Gotthard, vengo presentato al bassista Marc Lynn, il quale si rivelerà sin da subito una persona simpaticissima e disponibile, mai avaro di risposte e sempre molto cordiale. Ma, bando alle chiacchiere e via all’intervista!
TD: Ciao Marc! E’ un piacere per noi di Tempi Duri avere l’opportunità di intervistare un membro dei Gotthard! Cominciamo subito con il dire: finalmente qui in Italia! Era ora!
ML: Finalmente, era ora!Ci abbiamo provato diverse volte ma non è mai andata come volevamo perché anche la casa discografica non si è impegnata molto nella distribuzione. Pertanto, non ha molto senso andare a suonare in posti dove è difficile trovare il tuo disco. All’incirca otto anni fa abbiamo provato a fare alcuni concerti dalle parti di Milano e a Pisa. Dopodiché, 3 o 4 anni fa, adesso non ricordo bene, abbiamo avuto l’opportunità di suonare di spalla agli AC/DC allo Stadio delle Alpi di Torino. Fu una cosa fantastica ma, coma al solito, la casa discografica non ha fatto alcun lavoro di promozione, così nessuno ha saputo del nostro concerto. Pensa che il nostro tastierista di quel periodo aveva sentito per radio lo speaker che parlava di un gruppo bravissimo che aveva suonato di spalla agli AC/DC ma di cui non sapeva il nome. Ovviamente, come puoi immaginare, queste cose ti danno fastidio. Così, un anno e mezzo fa abbiamo deciso di separarci dalla BMG e abbiamo colto l’opportunità di ricominciare con nuovi partner e siamo giunti al contratto con la Nuclear Blast. Adesso, almeno, il disco è nei negozi.
TD: Quindi, immagino che adesso vi troviate meglio con la Nuclear Blast. Nonostante non sia una major, è pur sempre una grossa etichetta indipendente e può garantirvi un’ottima promozione. Giusto?
ML: Questo per noi è importante, specialmente la distribuzione. La gente che viene a vederti ai concerti deve poter avere la possibilità, il giorno dopo, di poter acquistare il disco nei negozi o almeno di poterlo ordinare.
TD: Beh, devo dire che ‘Lipservice’, il vostro ultimo lavoro, è stato pubblicizzato molto bene ed è stato accolto altrettanto bene dalla stampa e dai fans. Penso che sia un ottimo disco. ‘Lipservice’ possiede molte qualità, tra le quali una produzione molto pulita e potente e brani sia hard che soft. E’ un disco senza dubbio più heavy rispetto a ‘Human Zoo’. Tutto ciò è il frutto di una scelta meditata o è il risultato di un processo spontaneo?
ML: In realtà i Gotthard hanno sempre seguito questa strada: i primi tre album erano indubbiamente più heavy, poi siamo andati in una direzione più pop, e questo ci ha permesso di ampliare la base dei fans, per poi tornare ad un suono più rock. Infatti, disco dopo disco, da ‘Homerun’ in poi abbiamo indurito sempre di più il nostro sound. Alla fine ci siamo seduti a tavolino e ci siamo chiesti che cosa si poteva migliorare all’interno del nostro suono. E abbiamo concluso che si potevano eliminare alcuni strumenti che negli album precedenti avevano dato un suono più soft, tra cui indubbiamente le tastiere. Infatti, se ascolti bene, c’è più Hammond e meno tastiera. Pertanto, non si è trattato di diventare più duri nelle composizioni ma semplicemente di rendere il suono più diretto, più ‘straight ahead’. L’errore che abbiamo fatto in passato è stato quello di aggiungere diversi suoni all’interno dei brani, con il risultato che alla fine avevamo tante tracce di suoni registrati, i quali andavano a incidere sull’impatto rock della canzone. Ora, invece, siamo tornati ad una filosofia più rock: un basso, una chitarra, una batteria e via con la registrazione! Si è trattato di togliere quello che era inutile.
TD: Vorrei chiederti qualcosa a proposito del processo di composizione. Voi preferite un approccio più spontaneo, ad esempio partendo da una jam o da un riff di chitarra, oppure preferite lavorare su brani che ognuno di voi compone individualmente a casa?
ML: Dipende. Sicuramente da una jam escono belle idee. Ma la maggior parte delle volte la canzoni nascono da idee che ogni membro del gruppo crea da solo. Per cui, ad esempio, Freddy si incontra con Steve e con Leo e iniziano a creare delle linee generali sulle quali poi il gruppo lavorerà insieme per dare una forma finale alla canzone.
TD: Recentemente, il vostro precedente chitarrista, Mendy Meyer, ha lasciato il gruppo. Come sostituto avete scelto Freddy Scherer. Quali sono i motivi dietro l’abbandono della band da parte di Meyer e quanto ha influito sul processo di composizione il nuovo entrato Scherer?
ML: Mendy era una persona molto introversa, molto chiusa. Lui era il classico musicista che pensava molto al feeling nei soli di chitarra, sempre alla ricerca della nota giusta. Noi, invece, siamo persone molto aperte e unite fra di noi. Tutto ciò ha creato delle distanze tra noi e lui. Abbiamo provato a parlarne con lui, ma niente. Così, alla fine, Mendy ci ha comunicato che intendeva prendere direzioni musicali diverse da quelle tipiche dei Gotthard. A lui interessava e interessa tutt’ora più essere un guitar hero. Questo ha creato tra noi e lui un buco profondo che ha portato alla decisione da parte nostra e di Mendy di separarci. E’ inutile, infatti, continuare a lavorare insieme se poi manca la fiducia. So che Mendy al momento suona con i Krokus e che è molto contento per come si è chiuso il rapporto con noi. Pensa che il nostro promotion manager per la Svizzera è lo stesso manager che si occupa dei Krokus. Freddy, invece, l’ ho scoperto io una sera andando ad un concerto. Quando l’ho visto ho subito pensato che fosse la persona giusta. Per cui mi sono avvicinato e gli ho chiesto il numero di telefono senza spiegargli le mie reali intenzioni. Questo, perché volevo prima parlarne con il resto del gruppo. Del resto, Freddy già lo conoscevo perché avevamo suonato insieme nei China (altro gruppo rock svizzero dove militava Marc prima dei Gotthard, NdA). Anche gli altri ragazzi dei Gotthard lo conoscevano. Freddy, infatti, una volta ci è venuto a trovare nel backstage e ci ha anche aiutati come tecnico delle chitarre. Certo, Freddy ha avuto un suo ruolo sul processo di composizione. Innanzitutto, Freddy lavora molto in studio con Leo. Inoltre, è un ragazzo molto estroverso. Il suo background è più influenzato dal punk rispetto a noi. Ad esempio, su ‘Dream On’ ci sono delle idee sue. In più, ha un buon uso degli accordi. In definitiva, Freddy è stato coinvolto molto nel processo di scrittura del materiale di ‘Lipservice’. Freddy è più coinvolto. Mendy, al contrario, non era molto propositivo. Nessuno nega che abbia scritto belle canzoni ma il suo atteggiamento era di chiusura.
TD: Ormai i Gotthard sono in giro da molto tempo. Non vi siete mai curati troppo delle mode che negli ultimi anni hanno comandato in campo hard e metal (power su tutti). Avete sempre suonato hard rock. Come vedi la scena hard rock europea di oggi? Ci sono delle nuove hard rock bands che ti piacciono?
ML: Ci sono tanti gruppi hard rock molto bravi, ma preferisco non fare nomi. Il problema è che oggi tutto è veloce. I gruppi giovani non hanno più quella passione ad imparare e a costruire con il tempo. Spesso i gruppi di oggi preferiscono seguire la moda. Se noi Gotthard, al tempo, avessimo seguito la moda oggi probabilmente non saremmo a qui. Chi segue la moda tende poi a sparire. Credo, però, che oggi uno dei problemi che impedisce a molte giovani bands di arrivare al successo risieda nel downloading dei brani musicali. Lo scaricamento della musica da Internet danneggia le case discografiche e i musicisti. Perciò, le case discografiche non investono sui nuovi gruppi. Se pensi che mediamente ci vogliono 4 o 5 anni per costruire la carriera di un gruppo rock, ti renderai conto alla fine che le case discografiche spesso non hanno i soldi sufficienti da dedicare alle giovani leve. Non ne risente solo l’etichetta discografica al vertice, ma anche tutti coloro, dal trasportatore al venditore, che lavorano nel campo della musica. Questo danneggia soprattutto i giovani gruppi, che si spaccano la schiena per farsi una carriera. Se, infatti, il primo disco che pubblicano non raggiunge dei buoni risultati, le etichette sono costrette a scaricarli. Noi siamo usciti musicalmente in un periodo in cui si diceva che il rock era morto. Tutti ci dicevano, “Ma perché fate rock?”. Noi ci abbiamo creduto e siamo stati fortunati perché c’erano altre persone oltre a noi che la pensavano alla stessa maniera. Il nostro esordio come gruppo non è andato male. Questo ci ha permesso di poter costruire delle basi solide per poter andare avanti e arrivare dove siamo oggi. Per i giovani oggi, invece, è molto più dura. Per questo motivo, oggi le case discografiche preferiscono portare al successo gruppi che fanno musica pessima ma che sono in grado di garantire ottimi guadagni. Paradossalmente oggi la situazione nel rock è questa: abbiamo una squadra di giocatori che deve giocare una partita, solo che i giocatori vincenti sono i vecchi giocatori e non quelli giovani. Mancano i giovani.
TD: Voi venite dalla Svizzera, paese famoso in campo rock per aver dato i natali a bands quali voi, i Krokus, i China, e altri. Com’è la scena hard rock e metal in Svizzera? Ci sono spazi, sia nei media che nei locali, dedicati a questo genere?
ML: Ci sono tanti gruppi in Svizzera. Alcuni avevano anche iniziato bene, poi si sono bloccati. In Svizzera ci sono molti locali e molti open-air. Agli Svizzeri piace ancora andare ai concerti. Soprattutto, gli open-air, sono sempre molto affollati. Alcuni open-air riescono a raccogliere 20.000-25.000 persone. Le possibilità ci sono e i gruppi sono davvero tanti. Più che altro ci sono tanti gruppi rock che cantano in madrelingua. Sono gruppi che hanno molto successo in Svizzera, ma non all’estero.
TD: Ero curioso di sapere quale fosse la realtà svizzera dell’ hard’n’heavy in quanto, come ben saprai, in questo campo i ‘padroni’ della scena sono i gruppi tedeschi, svedesi o finlandesi. Anche in Italia ci sono tanti gruppi heavy davvero validi ma, purtroppo e ad eccezione di alcune grosse bands, non riescono ad avere lo stesso successo e la stessa visibilità dei gruppi stranieri. Pertanto, cosa suggeriresti alle giovani hard rock bands?

ML: E’ difficile dare un ottimo consiglio in questo. Non esiste un manuale con delle regole. Credo che, innanzitutto, sia fondamentale essere aperti e creare un feeling all’interno del team. E’ importante la sincerità e poter anche confrontarsi in maniera costruttiva all’interno del gruppo. Dopo di che, è molto importante ricercare la qualità in quello che si fa. Seguite la qualità. E soprattutto, bisogna avere la capacità di rendere sempre attuale quello che si fa senza seguire le mode. Se un gruppo fa un genere tradizionale, quale l’hard rock ad esempio, bisogna che esso suoni contemporaneo. E’ importante che ci sia commistione tra nuovo e vecchio. Per esempio, in Italia ci sono tanti gruppi haevy metal. Il loro problema, però, è che vivono ancora negli anni ’80, sia nella presentazione che nella composizione e anche nel loro modo di stare sul palco. Non c’è niente di male nel fare ciò ma è bene che risulti moderno alla fine. Io non ho più 25 anni e non devo comportarmi come un 25enne sul palco. Riesco a divertirmi comunque in un’altra maniera. Bisogna essere moderni.
TD: Ti vorrei chiedere, anche se può risultare un po’ scontato, quali sono le tue influenze musicali.
ML: Sono tante. Io sono stato sempre un grande fan del rock. Ascolto rock da quando sono nato! Avevo circa 6 anni quando ascoltavo gli Sweet. Gli Sweet all’epoca erano considerati un gruppo durissimo. Subito dopo, quando ho imparato a suonare la chitarra e a cominciare ad andare dietro alle ragazze (Risate,NdA), ad innamorarmi, ho iniziato ad ascoltare i Beatles. Dopo ho incominciato a seguire anche gli Uriah Heep, i Deep Purple. Ho ascoltato i Led Zeppelin per la prima volta a 7-8 anni e mi sono subito piaciuti un casino. Logicamente questi gruppi mi hanno influenzato tantissimo. Piano piano ho cominciato a collezionare questi gruppi. Crescendo sono poi entrato in contatto con la New Wave Of British Heavy Metal, cioè Saxon, Dio, Motorhead, AC/DC, Van Halen etc.. E questa roba mi ha influenzato tanto come tanti altri. I gruppi degli anni ’70 e ’80 sono quelli che vivono tutt’oggi e che ascolto ancora. Non compro più gruppi di oggi che suonano ancora in quella maniera perchè è impossibile ricreare la stessa magia che avevano quei gruppi allora. Ascolto ancora molto volentieri vecchi dischi, come ‘Heaven And Hell’ dei Black Sabbath. Ogni tanto carico la macchina di vecchi nastri e li ascolto. Bisogna guardare indietro per trovare nuove idee. E’ bello ancora oggi per me tornare ad ascoltare quei dischi.
TD: Ok, siamo giunti al termine. Vuoi salutare i fans italiani e i visitatori del sito Tempi Duri?
ML: Saluto tutti i fans e tutti i visitatori del sito Tempi Duri. E’ bello che esistano questi siti e tutte le riviste che si occupano di questo genere. Ora siamo finalmente in Italia e speriamo, grazie soprattutto alle vendite del disco, di tornare. E’ un vero peccato non essere riusciti sino ad ora a suonare nel Belpaese, che, tra l’altro, è anche a due passi dalla Svizzera. Mi piace il belpaese, il suo modo di vivere. Mi piace dal caffè fino alla pasta! (Risate,NdA)
TD: Grazie ancora da parte di tutto lo staff di Tempi Duri. Speriamo di potervi vedere di nuovo dal vivo qui in Italia e soprattutto a Roma!
ML: Grazie ancora a voi! A presto!
BRUNO CAVICHINI
Photos by Simone Cecchetti