INTERVISTA A LELIO PADOVANI


Lelio Padovani è un valente chitarrista nostrano il quale ha mostrato le sue capacità con il suo disco intitolato "Unknown Evolution" ponendosi a livelli internazionali a fianco di asce come quelle di Joe Satriani, che è una delle sue principali influenze; abbiamo l'opportunità di fare alcune domande a Lelio che cominciamo subito a fare.
Ciao Lelio come stai e innanzitutto complimenti per il tuo disco U.E., ti faccio questa domanda perché in copertina viene raffigurato un labirinto, puoi dirci qual è il concetto dietro a questa copertina?
Grazie dei complimenti!!! Per quanto riguarda la copertina, sono sempre stato attratto dai labirinti, sia per la grafica, che come gioco, che per la loro simbologia esoterica; quando mi è venuto il titolo per il Cd, questo simbolo rappresentava perfettamente il concetto che raramente è possibile prevedere il percorso, l'evoluzione, in questo caso personale e musicale. Il labirinto raffigurato è a Lucca, all'ingresso del Duomo. Sei uno dei pochissimi ad avermi chiesto della copertina… Circa tre in due anni…

Non pensi che in Italia e soprattutto a certi livelli sia controproducente proporre dischi di questo genere?
In Italia il genere "rock chitarristico strumentale" non ha praticamente mercato, salvo per i nomi storici americani; quindi dal punto di vista economico è assolutamente controproducente, visto che le vendite non mi ripagheranno dell'investimento. Tuttavia la composizione è l'aspetto che più mi appaga nella mia esperienza musicale, e mi diverte realizzare le registrazioni, quindi me ne accollo volentieri le spese.




Pur essendo il tuo un disco strumentale e di chitarra ho potuto notare la tua attenzione riguardo la struttura melodica dei tuoi brani, senza però che questi debbano poi risultare banali o scontati; ad esempio di ciò cito il brano "Ballad for S."con chiari riferimenti a chitarristi come Joe Satriani, Jeff Beck e William Stravato: sei d'accordo con questa affermazione?
Accidenti, mi paragoni a dei veri mostri sacri!!! In effetti cerco sempre di fare in modo che i miei brani non risultino scontati, anche a costo di eliminare parti estese, non sono mai contento di quello che scrivo.

Essendo un insegnante avrai certamente potuto renderti conto delle qualità dei tuoi allievi, ce n'é qualcuno che secondo te potrebbe dire qualcosa d'interessante se avesse la possibilità di incidere qualcosa?
Negli anni ho avuto la fortuna di incontrare alcuni allievi notevoli: posso ricordare Manuel Verardo (grande sensibilità fusion), Andrea Livieri (col quale condivido la passione per George Lynch), Alessandro Pasqual e Daniele Gottardo (grande shredder).




Viste le tue influenze come definiresti il tuo stile, istintivo oppure le note sono ragionate per questo o quel dato momento?
Tutto parte dall'istinto, liberato da anni di studio e di ascolto. Mi spiego meglio: l'assimilazione dei meccanismi dello strumento e la loro pratica mi hanno messo in grado di esprimere liberamente le mie idee, non più limitate dalla conoscenza teorica o dalla capacità tecnica, ed miei gusti musicali hanno contribuito a formare il mio stile. Naturalmente non mi sento arrivato da nessuna parte; faccio del mio meglio per continuare a studiare per migliorare, sfruttando nel frattempo quello che conosco.

Negli anni ottanta gente come Yngwie Malmsteen, Steve Vai etc.etc ha lanciato la moda del guitar hero, come ti poni tu a riguardo?
La moda del guitar hero ha fatto sì che in quel periodo ci fosse più attenzione alla musica strumentale, era possibile che pubblico ed etichette fossero più interessati ai chitarristi, e c'era uno spazio per gli assoli nelle canzoni. Purtroppo col cambiare delle mode anche l'attenzione si è spostata. I guitar heroes non sono scomparsi, praticamente tutti continuano la loro attività, ma sono in generale molto meno visibili. Nel mio caso, paradossalmente il fatto di scrivere degli strumentali ha fatto sì che la mia "carriera" sia sopravvissuta allo scioglimento dei gruppi di cui facevo parte.

Se ti venisse fatta la proposta di far parte di una band in che modo questo cambierebbe la tua concezione musicale?
Probabilmente la mia concezione non cambierebbe di tanto; si tratterebbe di vedere cosa posso portare al suono del gruppo. Un sogno è quello di formare un gruppo che mi permetta di suonare dal vivo i miei brani, e col quale collaborare per i prossimi lavori; spero che se ne presenti l'opportunità.

Oltre a questo tuo disco solista hai messo su un altro progetto intitolato A2A, quali sono le differenze sostanziali tra i due progetti e quale pensi di portare maggiormente avanti?
A2A è il gruppo progressive / strumentale col quale ho suonato per tanto tempo, ma solo ultimamente abbiamo avuto la possibilità di registrare alcuni nostri brani. La differenza principale è il confronto con altri musicisti, il fatto che non sono l'unico a prendere le decisioni finali dal punto di vista musicale, sebbene dopo tanto tempo passato insieme il suono del gruppo si forma automaticamente, si capisce istintivamente dove condurre i pezzi. Essendo in tre la maggiore difficoltà è trovare il tempo per provare (gli altri hanno dei lavori rispettabili), mentre per i miei brani solisti ho la massima flessibilità, ed è quindi questa l'attività a cui mi dedico maggiormente.




Stai lavorando a del materiale nuovo, e se sì cosa puoi dirci a riguardo ?
Sì, ho già iniziato a registrare otto brani nuovi per il mio prossimo Cd strumentale; questa volta sono partito dalla composizione di melodie complete, anziché partire da sequenze di accordi: questo ha fatto sì che i brani siano più complessi dal punto di vista degli arrangiamenti e dei suoni. Stavolta infatti utilizzerò estensivamente la chitarra acustica e la chitarra sint, per i suoni di tastiere; mi sto anche divertendo a suonare tutte le parti di basso.

Bene, siamo giunti al termine; lo staff di Tempi Duri ti ringrazia per la tua estrema gentilezza e pazienza, vuoi aggiungere dell'altro ?
Sono io a ringraziarvi per questa intervista, vi terrò informati sul nuovo Cd. A presto!!!