INTERVISTA A LELIO PADOVANI
Eccoci qui a parlare con Lelio Padovani, giunto al suo secondo disco che conferma pienamente le sue indubbie qualità; noi di Tempi Duri abbiamo il piacere di fare nuovamente due chiacchiere con lui.
- Allora Lelio, ecco il tuo secondo cd: raccontaci brevemente come sono andate le cose.
Ho iniziato a scrivere i pezzi alla fine del 2003, anche se gran parte delle idee erano già presenti quando ho pubblicato il mio Cd precedente, "Unknown Evolution". Per il nuovo cd c'è voluto molto tempo perché prima ho completato il Cd omonimo col mio gruppo A2A, che ho registrato e prodotto.Anche su "The Big Picture" ho fatto tutto io: suonato, registrato, mixato, disegnato la copertina. Ho passato molto tempo sugli arrangiamenti e sui suoni, ad esempio le parti di sint sono sempre almeno due suoni insieme.
- Quali sono le differenze principali tra i due dischi?
Il Cd precedente era in generale basato su giri di accordi sui quali avevo costruito delle melodie, e gli assoli erano derivati da improvvisazioni. Sull'ultimo Cd invece sono partito componendo melodie complete, sia per i temi che per i soli, prima di aggiungere gli arrangiamenti, lavorando per così dire al contrario; è stato un esperimento riuscito, perché credo che togliendo tutti gli strumenti le melodie rimangano valide, cantabili, abbiano un loro valore anche da sole.
Ho portato all'estremo la ricerca sulla melodia, che rimane il punto centrale di tutte le composizioni, specialmente su "The Brave Melody", un brano in sei parti che cominciano nello stesso modo per poi cambiare anche radicalmente; la ritmica procede sempre uguale per fare risaltare al massimo la melodia stessa ma tutta la terza parte è suonata sovrapponendo la melodia a terzine sulla ritmica pari. Un altro esempio è su "Into The Unknown", la cui coda è volutamente lunghissima ed imprevedibile, come un viaggio verso l'ignoto. Immagino che molti ascoltatori rimarranno spaesati od infastiditi da questa musica, difficile da seguire: era l'effetto che mi aspettavo dal pubblico "normale". Tutto il Cd è molto pensato ed elaborato; le uniche improvvisazioni sono i soli di sint nelle strofe di "On The Beach", sulla quale tra l'altro suona il basso Max Scaccaglia.
Chitarristicamente il nuovo cd è più tecnico; la strumentazione è più varia, in particolare ho usato estensivamente il Roland Gr33, già apparso sul Cd del gruppo, per i suoni di tastiera ed ho suonato il basso a 5 corde.
- Domanda direi quasi ovvia: come mai hai scelto di nuovo di fare un'autoproduzione e non magari un cd diciamo così ufficiale? Secondo me avresti ottimizzato molto di più questo tuo lavoro, non sei d'accordo?
Mi piace fare le cose con le mie mani… Le vendite non copriranno le spese, ed ho deciso di tenere tutto in casa. Comunque NESSUNA etichetta mi avrebbe pubblicato, è un lavoro troppo difficile per l'ascoltatore "medio". Le major non sono interessate, non ci ho neanche provato; le indipendenti neppure rispondono alle mail.
- Hai ascoltato il cd di Gianluca Ferro io trovo che sia un album straordinario se ancora non l'hai fatto te lo consiglio caldamente ?
Non ho ascoltato tutto il cd; ho scaricato alcuni mp3 dal suo sito e mi sembra un chitarrista tecnicamente preparato ed ispirato dal punto di vista compositivo.
- Il titolo del tuo nuovo cd è assai emblematico, cosa vuol dire The Big Picture ?
Il titolo si riferisce alla forma che ho voluto dare ai brani del Cd, che possono essere ascoltati nel loro insieme (big picture) oppure si possono esplorare le tante piccole parti di cui sono composti.
Mi piace pensare che un ascoltatore attento scopra nuovi dettagli ad ogni ascolto.
- Ho notato uno strano particolare nelle foto interne del tuo cd, cioè alcune foto di grattacieli mi riportano stranamente alla mente il manico della chitarra con i suoi tasti, è un fatto casuale oppure hai fatto una "ricerca"?
A questo non avevo pensato… Ho messo le foto di vari esempi di architettura per rinforzare, anche visivamente, il concetto di "visione d'insieme come somma di parti" che ho usato per la composizione.
La copertina rimanda ad un'altra grande passione: i viaggi. I grattacieli sono quelli di New York, la foto di copertina è la ruota del Prater a Vienna. Sul retro ho anche messo la mia amata Fender Strat.
- Per questo cd hai scelto di nuovo di fare tutto da solo; seppur fare questo tipo di lavoro è senza dubbio gratificante non pensi che avresti una gamma più vasta di suoni e quindi una maggiore varietà stilistica se suonasse con te un gruppo intero?
Mi piacerebbe lavorare di nuovo in un gruppo, sicuramente si sentirebbe di meno il mio approccio "geometrico"…
- Per quanto riguarda i concerti quali sono i tuoi programmi ?
Sarebbe stupendo suonare dal vivo, specialmente i brani di questo Cd, ma dal punto di vista economico è impossibile: il genere che faccio, "rock strumentale", non essendo né jazz, né cover, né rock italiano non attira abbastanza pubblico. Può darsi che esegua qualche brano sulle basi strumentali nei seminari che faccio.
- Bene, siamo giunti al termine: cosa vuoi aggiungere?
Vorrei ringraziare te e lo staff di Tempi Duri per l'intervista, vi terrò informati sulla mia attività.
Ok grazie alla prossima, Stefano Bonelli.