Steel Seal


Ooooh bene sono davvero contento che qui a Roma ci siano gruppi come questo degli Steel Seal che indubbiamente tengono alta la bandiera capitolina del metal, risponde Marco Valerio (sembra il nome di un imperatore romano n.d.r.) Zangani.Allora Valerio, complimenti per questo demo che mostra chiaramente le qualità del tuo gruppo. Siete soddisfatti di come sono andate le cose?
Innanzitutto grazie per i complimenti! Sì, siamo decisamente soddisfatti del prodotto finale, che ci pare senz’altro di buon livello tanto musicalmente quanto a livello di produzione, nonostante la sua realizzazione presentasse sicuramente delle incognite, legate soprattutto all’utilizzo della batteria sintetizzata al computer. Inoltre, siamo contenti anche della buona accoglienza che il demo sta avendo presso la stampa specializzata e gli operatori professionali del settore.

Come mai non avete usato un batterista vero per fare il demo?
Purtroppo, dati gli impegni lavorativi, musicali e personali di ciascuno di noi quattro, il demo doveva essere registrato entro un periodo di tempo ben preciso e in quel momento non disponevamo di un batterista idoneo al progetto per tecnica ed attitudine, per cui abbiamo dovuto giocoforza ricorrere alla batteria sintetizzata al computer. Mi pare, comunque, che il risultato finale sia, tutto sommato, adeguato alle esigenze di un CD promozionale. Naturalmente, il discorso sarebbe diverso per una produzione professionale con un’etichetta discografica che puntasse su di noi, ma, se ciò dovesse verificarsi, oggi saremmo in condizione di poter disporre di un bravo batterista in carne ed ossa.

Mi sembra che le vostre influenze si rifacciano alla scena classica dell’hardrock e cioè Deep Purple, Rainbow e Yngwie Malsteen in primis, siete d’accordo?
Sì, assolutamente d’accordo. Queste sono indubbiamente le nostre radici, e oltretutto il gruppo nasce proprio da una sorta di fusione dell’hard rock tradizionale con il power-metal neoclassico, in quanto risulta dall’unione di musicisti dei Black Stars, nota cover-band di Malmsteen, con componenti dei Sacer Tiber, gruppo di Roma orientato verso sonorità di tipo hard rock anni ’70-’80.




Qual è l’età media del gruppo? Ti faccio questa domanda perché mi è sembrato che il gruppo non sia poi così giovane o sbaglio?
No, non sbagli, siamo tutti in qualche modo veterani della scena hard and heavy della Capitale, anche se in misura diversa: io e Bruno, il cantante, lo siamo anche per motivi anagrafici, in quanto ormai veleggiamo verso la quarantina; Adriano, il tastierista, ha da poco superato la trentina, mentre Roberto, il bassista, è il più giovane (24 anni, beato lui!) ma anche lui suona ormai da diversi anni ed ha avuto significative esperienze nell’ambito della musica metal. Devo dire, comunque, che l’età media piuttosto alta, se non altro, ha fatto sì che il gruppo si formasse nel momento della piena maturità artistica e tecnica dei suoi componenti, e questo ha influito positivamente sul livello qualitativo della nostra proposta.

Chi è il principale autore delle canzoni?
Sono io, in quanto compositore sia della parte musicale dei brani che dei testi; peraltro le liriche sono soltanto in taluni casi di mia diretta composizione, il più volte risultano invece dall’adattamento di versi di notissimi autori inglesi ed americani – da William Blake ad Edgar Allan Poe, da Rudyard Kipling a H. P. Lovecraft. Nelle nostre intenzioni, questo dovrebbe assicurare ai nostri testi una ricchezza espressiva ed una profondità di contenuti che sarebbero indubbiamente difficili da raggiungere per una persona che non avesse l’inglese come lingua madre.

Il vostro “target"sarà solo la fantasy oppure avete tematiche diverse?
Intendiamo sicuramente approfondire anche tematiche diverse nei nostri testi. Nel demo abbiamo inserito, per ragioni di omogeneità stilistica, brani che si rifanno prevalentemente a tematiche fantasy, ma già in esso vi sono anche elementi diversi, come il testo di “If", derivante da una delle più belle liriche di Kipling che descrive con parole veramente toccanti cosa significhi per il Poeta essere un Uomo. Se dovessimo arrivare ad un full-length, gli altri brani che vi inseriremmo toccherebbero poi anche altri temi ugualmente profondi.




Attualmente quali sono i vostri programmi, mi parlavi di un possibile contratto se non ricordo male?
Sì, come ti ho detto il demo è stato accolto molto bene anche dalle Case discografiche ed abbiamo già ricevuto talune proposte contrattuali che stiamo attualmente valutando. Non voglio ancora fare i nomi delle Labels, un po’ anche per scaramanzia, ma personalmente sono abbastanza fiducioso sulla possibilità che fra qualche tempo possa uscire il nostro CD ufficiale di esordio.

Di questo demo qual è il brano che ti piace di più?
Uhmm, è una domanda difficile per me che, come del resto credo accada ad ogni autore, sono tendenzialmente portato ad amare tutti i brani che compongo… Comunque, se proprio dovessi sceglierne uno, direi “Anger storm", ogni volta che lo risento mi dà i brividi lungo la spina dorsale! Il bello è che, quando abbiamo fatto noi questa stessa domanda a chi aveva ascoltato il demo, abbiamo avuto le risposte più diverse: praticamente ciascuno dei 5 brani è stato citato almeno una volta come il migliore, e questo ci conferma l’elevato livello qualitativo medio delle composizioni. Non c’è un brano di punta ed altri che fanno da semplici riempitivi, ma 5 canzoni belle e coinvolgenti!

Come ti definisci, come chitarrista istintivo oppure ti piace il guitareroismo? Qual è la tecnica che preferisci ?
Sicuramente più istintivo e melodico che ipertecnico, anche per mentalità e per formazione. Intendiamoci, non sminuisco affatto il valore e l’importanza della tecnica strumentale, ma credo che vada sempre considerata nel contesto generale dell’opera artistica e mai come elemento a sé stante. In quest’ottica apprezzo molto le tecniche più direttamente legate al tocco ed alla modulazione dell’espressività del chitarrista, come il sapiente utilizzo della leva del vibrato e degli armonici, che possono “colorire" molto l’esecuzione, ed il tapping, che consente alla chitarra di eseguire parti e raggiungere sonorità che una volta erano appannaggio esclusivo di altri strumenti come le tastiere; mentre utilizzo di meno tecniche come lo string skipping o lo sweep picking. Nell’esecuzione degli assoli prediligo le scale veloci eseguite mediante la plettrata alternata e l’adattamento di partiture classiche, in particolare del periodo del barocco europeo. In generale, penso che la tecnica è come il denaro, un ottimo servitore ma un pessimo padrone: ti aiuta ad esprimere al meglio le tue idee, ma se scrivi un brano solo per far risaltare le tue doti tecniche, quasi certamente ne uscirà una composizione mediocre.




Cosa avete in programma?
Sicuramente, il nostro principale obiettivo è raggiungere il contratto discografico, così da poter pubblicare quanto prima il nostro primo lavoro “ufficiale" per il quale disponiamo di materiale di qualità in cui, come ti ho detto, crediamo molto. Nel frattempo, ci piacerebbe suonare il più possibile dal vivo a Roma ed in giro per l’Italia, per farci conoscere e, speriamo, apprezzare da un pubblico più vasto e per prendere contatto diretto con gli operatori del settore (gestori di locali e di fanzines, promoters, organizzatori di eventi, eccetera).

Bene, siamo giunti al termine di questo spazio, cosa ti senti di aggiungere?
Voglio innanzitutto ringraziarti per l’opportunità che ci hai offerto con questa intervista, e poi mandare un messaggio a coloro che la leggeranno e a tutti i fruitori di Tempi duri: continuate a supportare il metal italiano, perché è vero che qualcosa è cambiato, in meglio, rispetto a 15-20 anni fa, ma occorre fare ancora molto per portare la scena nazionale al livello delle più avanzate realtà europee ed è un vero peccato che molte band nostrane di elevato livello continuino a non trovare gli spazi giusti e le opportunità per emergere! Stay hard!

Stefano Bonelli