INTERVISTA AGLI UMPHREY’S MCGEE

La webzine Tempi Duri ha sempre cercato di offrire ai propri lettori un prodotto di sicuro interesse, proponendo recensioni ma soprattutto interviste. Quest’oggi è la volta di un interessante gruppo americano di Chicago che ha da poco realizzato un nuovo ed intrigante album chiamato “Safety Numbers”: ce ne facciamo spiegare dal gruppo stesso la storia.

Risponde Joel Cummins (tastierista/voce)

 

1) Bene ragazzi, innanzitutto complimenti per questo vostro nuovo album assai vario nell’esposizione sonora. Come siete arrivati al tipo di proposta musicale che oggi suonate?

Il nuovo arrangiamento nasce dall’aver composto molto materiale ed aver assemblato una scelta di canzoni che abbiamo ritenuto stessero particolarmente bene insieme. In definitiva il nuovo album ha delle vibrazioni che si sono sviluppate da “Anchor Drops”. “Believe the Lie” sembra collegare i due album, ma ritengo che molte differenze siano il risultato di come siamo individualmente e collettivamente, in particolare durante il periodo in cui abbiamo scritto molto del materiale. La musica scaturisce da molte sorgenti sia individuali che collettive, ma in definitiva l’album ha le voci ed i contributi di ciascun membro del gruppo. Dal punto di vista lirico, molti dei soggetti hanno a che fare con la morte e la perdita ed il rifiuto di queste esperienze. La musica spazia in un ampio territorio dato che abbiamo cercato di creare un interessante mix di trame e strumenti per trasmettere tutte queste emozioni come meglio potevamo.

2) Proprio per questa varietà di suoni è molto difficile potervi catalogare in un genere musicale: potreste darci una mano spiegandoci, se possibile, a che filone appartenete?

Bene, ritengo che stiamo davvero provando a muoverci in due differenti direzioni con l’attività in studio e quella live. Abbiamo consapevolmente tentato di usare l’ambientazione live sia per la sperimentazione dell’improvvisazione che per quella della struttura delle canzoni.
Desideriamo che il lavoro in studio sia per noi un’altra forma di sperimentazione ma che muova nella direzione di strutturare le canzoni e di presentare le cose con più efficienza.
Molti di questi pezzi sono stati inizialmente registrati nel gennaio e nel febbraio 2005. Poi abbiamo lavorato sulle loro strutture e sfumature per circa sei mesi ad intervalli irregolari mentre eravamo in tour (ed anche mentre eravamo a casa). Così ci siamo trovati alla fine con un gran numero di idee differenti e di tempo per capire i modi con i quali far sembrare che tutte le tessere combacino realmente nel puzzle. Per questo penso siamo ritenuti una rock band dedita all’improvvisazione nei live ed una band Progressive in studio.

3) Nella recensione pubblicata su Tempi Duri ho detto che siete influenzati da grandi band americane come gli Spin Doctor, i Little River Band ed i Doobie Brothers: siete d’accordo? Volete aggiungere altre band?

E’ una domanda trabocchetto? Pensavo che la Little River Band fosse australiana. Ho visitato l’Australia nel 1984 mentre i miei genitori vivevano lì per qualche anno ed ho trovato dell’eccellente musica folk aborigena come pure dell’ottima musica di grandi e divertentissimi personaggi come Rolfe Harris. Grandi performance e musica davvero spassosa. Ma certamente amiamo i grandi nomi della musica americana. Miles Davis, Frank Zappa, Little Feat, Herbie Hancock e Taj Mahal sono tutti artisti che adoriamo.


4) Qual è il modo di comporre la vostra musica? Vi lasciate influenzare da quello che ascoltate oppure vi chiudete in voi stessi cercando l’ispirazione giusta?

Come artisti abbiamo sempre qualcosa da comunicare. Certi giorni sembra che la musica venga con una certa naturalezza, certi altri può essere che quello che stavo ascoltando influenzi ciò che accade. Sono sicuro che qualcosa passi comunque a livello inconscio. Ma non ho mai provato ad imitare il sound di qualcun altro intenzionalmente. Immergermi in me stesso è sempre la mia prima scelta.

5) Cosa esprime secondo voi la vostra musica?

Significativamente, penso che abbiamo percorso molta strada con la nostra musica, così il suo genere è difficile da definire. Per me è importante che qualsiasi significato possa avere risulti universale ed aperto alle interpretazioni. Ma penso che tutti noi ci sforziamo di unirci e produrre qualcosa che sia passionale e dinamico.


6) Potreste dirci quali sono -ovviamente se ce ne sono!- le principali differenze tra il vostro precedente album “Anchror Drop”e “Safety in Numbers”?

Il nuovo album dà molta attenzione alle melodie strumentali ed in particolare a quelle delle linee vocali. Vi sono molte tessiture e sfumature, inclusi alcuni entusiasmanti cammeo del sassofonista Joshua Redman e di Huey Lewis, che si esibisce con la voce e l’armonica. Penso che ci sia una certa continuità anche tra i due lavori.

7) Che tipo di audience è quella che acquista i vostri dischi ed assiste ai vostri concerti? Ve lo chiedo perché mi sembra che la vostra musica abbia delle prerogative che sono molto diverse da quelle della maggior parte delle metal band: essa richiede infatti molta attenzione per essere oltre che ascoltata anche assimilata nel modo giusto. Cosa volete dirci a riguardo?

Vogliamo sfidare noi stessi con la musica e scommetto che lo stesso possa occasionalmente esigere il nostro pubblico. Se una cosa abbiamo capito in tutti questi anni è che a volte è necessario mettere in pausa il cervello e suonare in 4/4 per qualche minuto. Ma scommetto che con tutti questi cambi di tempo la cosa più importante sia quella di far sentire come naturali sia i suddetti cambi che i tempi irregolari. Dopo un po’ penso che le nostre canzoni possano sembrare così alla gente, ma la maggior parte delle persone non si sente inizialmente a proprio agio con un tempo in 7/8 o in 4/5. Potrebbero associarlo con una canzone che non sapevano fosse in quel tempo e poi essere in grado di fruirla in modo meno ostico (ad esempio, “The Crunge” dei Led Zeppelin, in quinti). Abbiamo scoperto che il nostro pubblico europeo è composto da gente entusiasta e davvero “intensa” nell’ascolto. È stata un’esperienza eccezionale in un luogo così distante.

8) Personalmente vi ho apprezzato sin dal precedente album, ma in questo nuovo potete vantare una più ampia discografia nonché una maggiore esperienza live. In che modo pensate di far conoscere la vostra musica? Ritenete che un media come la radio sia ancora efficace in questo senso?

Oggi come oggi questa radio satellitare diventa così importante, specialmente negli Stati Uniti, che abbiamo molte nuove ragioni perché le canzoni vengano trasmesse. Non penso che possiamo trovar posto in un tipico format radiofonico, ma alcune delle canzoni di questo album sono abbastanza accessibili e non così ostiche, o almeno tentano di esserlo. Questo è certamente un modo percorribile di far conoscere la nostra musica, nonostante io non veda la possibilità di diventare una band da classifica. Il nostro gruppo ha ottenuto la maggior parte dei suoi riconoscimenti suonando dal vivo ed evolvendo continuamente il suo sound. Continuiamo ancor oggi a farlo e speriamo che gli studio album conquistino nuovi ascoltatori una volta pubblicati.


9) Nel vostro cd sono presenti alcuni ospiti ma quello più conosciuto è senza dubbio Huey Lewis: in che modo siete riusciti ad accaparrarvi la sua collaborazione? Che tipo di persona è come musicista ed umanamente parlando?

Abbiamo incontrato Huey a New York l’anno scorso come partecipante alla collaborazione di Jammy. Lì si è esibito con noi e ci ha colpito per essere un tipo allegro e alla mano, per non parlare delle sue favolose doti musicali. Penso che si sia divertito a suonare con noi e ci siamo esibiti insieme alcune volte. È stato davvero generoso nel tenere con noi queste grandiose performance.


10) Avete avuto la possibilità di suonare in Italia: volete dirci quali sono state le vostre impressioni sul nostro Paese?

La gente era gentile con noi e penso che probabilmente sia stata l’audience più attenta che abbiamo avuto durante l’intero tour. Milano è stata incredibilmente ospitale. Precedentemente sono stato anche a Firenze e a Roma e devo dire che Firenze è una delle mie città preferite in Europa, se non nel mondo. Non vediamo l’ora di tornarci.

11) Bene, siamo giunti al termine dello spazio a disposizione: oltre che ringraziarvi di cuore per la
vostra disponibilità, vi chiediamo se volete aggiungere dell’altro…

Ci auguriamo che diate un’ascoltatina al nostro album e che sia di vostro gradimento. Torneremo ancora in tour in Europa non più tardi del prossimo anno! Grazie.

 

Per gli interessati, ecco a voi la versione originale della nostra intervista.