INTERVISTA CON IL VENICE GOSPEL ENSEMBLE DI LUCA PITTERI


Questa è un intervista che faccio con estremo piacere,infatti siamo di fronte ad un coro che ha al suo interno un musicista importante ovverosia Luca Pitteri, uno dei maestri della scuola d'arte di Italia 1 "amici"ex "Saranno Famosi"noi di Tempi Duri faremo l'intervista proprio con il direttore Pitteri il quale gentilmente ci ha dato la possibilità di fare quattro chiacchiere con lui. Bene Luca intanto permettimi di farti i miei complimenti per la vostra attività ma sopratutto per "Westbound Coach"cd che presenta alcuni aspetti a volta inaspettati?
"Westbound coach" (che nell'acronimo W.C. che tu usi non ci fa certo una bella figura!) significa in italiano "Carro diretto ad Ovest". Si tratta di un'immagine metaforica, quella dei coloni che nell'America del XIX secolo si spinsero oltre frontiera alla ricerca di nuove strade e nuove terre in cui vivere e lavorare, che mi sembrava la più efficace a rappresentare sia lo spirito del disco sia una filosofia di vita che sento appartenermi fortemente. Il senso è quello che, pur tenendo senz'altro in conto quello che ci viene tramandato dalla tradizione, occorra non fermarsi a questo e tentare con coraggio, nell'arte come nell'amore, nella cucina come nella religione ed in qualsiasi altra esperienza della vita, di trovare una verità non "prefabbricata", se così posso dire, ma una basata sulle proprie esperienze e sull'onestà intellettuale che serve per metterle in relazione. Nessun dogma quindi, ma un atteggiamento possibilista che esistano strade e posizioni migliori di quelle che ci hanno imposto come tali e che dalle combinazioni delle proprie conoscenze acquisite possano nascere, tra un fallimento ed un altro, dei frutti inediti e succosi. "Non tradizioni ma connessioni, questo è ciò per cui sono nato" recita un verso della canzone che da il titolo al cd e che funge, secondo la struttura data al progetto, come Epilogo del lavoro. Il disco infatti è diviso in due parti: la prima è sostanzialmente più legata alla tradizione gospel, anche se con qualche personale rilettura di alcuni classici del genere ("King Jesus" e l'R&B di Bill Withers "Lean on me" che abbiamo abbastanza stravolto, portando addirittura il tempo da 4/4 a 3/4). La seconda parte (dopo l'Intermezzo di un pezzo afro a cappella tratto dal repertorio di Paul Simon), è più diretta verso il pop, più attuale e contaminata, con un parco uso dei suoni elettronici, libera da vincoli stilistici preconfezionati e dettata esclusivamente dal nostro gusto e dalla nostra sensibilità musicale. Oltre all'Epilogo di cui sopra, esiste un Appendice, "I just want to flow away", un brano molto introspettivo e drammatico che tende a forare ulteriormente i confini stilistici entro cui il nome che ci portiamo tenderebbe a costringerci: il coro non c'è più, ma solo un solista accompagnato da piano e orchestra d'archi, un brano lungo, difficile e raffinato (forse troppo, c'è sicuramente qualcosa da rivedere nella struttura e nell'interpretazione generale) ma che ritengo tra le cose più significative che ho scritto. Provocazione? Non direi… La provocazione intellettuale fine a sé stessa non mi interessa. Le mie esperienze musicali sono molteplici, molto diverse tra loro, ma le amo tutte allo stesso modo. Nel gruppo poi siamo tanti e anche tra i musicisti che mi accompagnano ci sono tendenze e personalità molto diverse. Mi son trovato in mano un materiale molto ibrido: ho semplicemente scelto di assecondare questa caratteristica che molti vedono come un difetto e che io riconosco invece come una qualità fondamentale dell'artista. La voce, in tutte le sue vesti, è l'elemento di coesione del tutto, protagonista assoluta attorno al quale ruota tutto il resto. Del resto se penso ai dischi che amo di più, i primi che mi vengono in mente sono tutti tendenzialmente vari ed articolati, che so, "The dream of the blue turtles" e "Nothing like the sun" di Sting, "Songs in the key of life" di Stevie Wonder, "Goodbye yellow brick road" di Elton John, il Pino Daniele degli anni '80 (la cosa migliore che è uscita dall'Italia negli ultimi vent'anni!)… Il produttore di oggi invece tende a spingere l'artista ad un'uniformità stilistica che ha spesso ragioni di mercato in quanto l'ascoltatore moderno (molto frettoloso e poco incline alla concentrazione) è fondamentalmente privo di cultura e sensibilità musicale e dunque per poter vendere bisogna farlo ragionare poco, il suo ascolto non deve essere disturbato da troppi particolari, da variazioni nell'arrangiamento o preziosità nell'armonia, per cui spesso anche lavori che avrebbero potenzialmente una certa qualità (il primo es. che mi viene in mente è Norah Jones) finiscono all'ultimo brano per risultare un po' monotoni, ripetitivi e noiosi. Inoltre, se guardiamo bene e vogliamo dirla tutta, la musica gospel ha una grandissima forza comunicativa ed ha la sua carta vincente proprio nella grandezza dei suoi interpreti più che nelle qualità squisitamente musicali del linguaggio che è in realtà abbastanza povero di contenuti e un po' "ignorante" (anche se in questo in parte sta il suo bello). Il nostro repertorio anche "live" spazia attraverso le molteplici diramazioni del linguaggio "black" cercando di valorizzarne gli aspetti musicali più raffinati e, a nostro giudizio, convincenti.




W.C. non è il vostro disco di debutto,in quanto avete diversi dischi di cui questo se non sbaglio è il terzo,ci sono differenze particolari tra la varie incisioni oppure preferite avere un filo logico una sorta di percorso in tutti i vostri cd?
Dicono che un coro è l'espressione del suo direttore e un disco della personalità di chi lo fa: pertanto se la mia natura e le mie esperienze sono quelle che ti ho detto è evidente che la traccia di questo eclettismo si trova anche negli altri dischi. Nell'ultimo questa tendenza si è estremizzata, ma è anche vero che avevamo a disposizione maggiori mezzi economici e tecnici.



Puoi raccontare brevemente ai nostri utenti come si è formato questo coro?
Il nucleo originario è nato alla fine del '92 per iniziativa di Andrea D'Alpaos, che oggi dirige un altro gruppo gospel a Venezia, i Joy Singers. Io e Andrea facevamo parte di un coro polifonico di stampo classico ed entrambi sentivamo la necessità di sperimentare altri tipi di repertorio, più attuale e per certi versi di comunicazione più immediata. A lui va il merito di aver avuto la volontà e la passione di mettere insieme un gruppo di neofiti e di dar vita alla cellula originaria di quello che sarebbe diventato molti anni dopo il VGE per come lo si conosce oggi. All'inizio il coro era nato in una dimensione assolutamente amatoriale e ricreativa e Andrea, non essendo un musicista professionista, mi chiese un aiuto come cantante e supervisore. L'impegno a poco a poco diventò sempre più oneroso ed arrivò a prendermi la maggior parte delle mie energie. Così dal '94 al '97 il gruppo ebbe insolitamente due leader. Poi con il primo disco, le differenti esigenze e la diversità di obiettivi fecero sorgere una serie di incomprensioni che spaccarono in due il gruppo. Dalle ceneri di questa divisione nacque all'inizio del '98 l'ossatura dell'attuale VGE e quindi l'avventura per quanto mi riguarda più bella e con maggiori soddisfazioni artistiche.

Il fatto di aver creato un coro come questo presuppone il fatto che siate un gruppo cristiano che fa la sua musica a scopo evangelico oppure è un fatto prettamente musicale?
E' assolutamente un fatto puramente musicale e ci tengo a sottolinearlo. La dimensione del gospel è una cultura che non ci appartiene se non di riflesso. E' l'espressione più genuina della gente di colore di religione protestante e solo loro, credo, la possano vivere nel suo profondo e autentico significato spirituale. Sento che la nostra "importazione" di questo spirito nasce solo dalla passione per il genere musicale che lo esprime, e sebbene all'interno di ogni gruppo esistano sensibilità ed individualità diverse che hanno la libertà di vivere come meglio credono il rapporto spirituale tra la musica che cantano ed il loro credo religioso, mi sento di poter dire che nella loro entità complessiva i cori gospel bianchi si debbano considerare degli interpreti musicali e niente di più. A volte mi è capitato di assistere a scene davvero imbarazzanti in cui, in qualche spettacolo di cori gospel bianchi, ho visto qualcuno scimmiottare la dimensione estatica del predicatore senza averne nemmeno lontanamente la forza espressiva, essendo questa dettata da una verità e da un credo interiore a lui evidentemente sconosciuto. Questo lo ritengo offensivo per la profondità e la bellezza di quella dimensione spirituale. E' anche alla luce di queste considerazioni e di queste esperienze che ho cercato di portare il mio gruppo, dopo tanti anni di lavoro e con scelte all'inizio impopolari, ad avere un'identità il più possibile propria e ad offrire una proposta che fosse lo specchio vero ed autentico delle nostre esperienze musicali ed umane, non solo un'imitazione (a volte ahimè anche mal riuscita) di un mondo culturale che ritengo non ci appartenga. Ti dirò, da un po' di tempo comincio ad avere i dubbi anche sull'autenticità di certi atteggiamenti da parte degli artisti gospel cosiddetti "doc", che a volte mi sembrano ormai strumentalizzare una certa dimensione spirituale per intenti istrionici quando non addirittura per rimpinguare le loro tasche. So di artisti di fama che cantano le lodi del Signore e poi prendono 150 Euro all'ora di lezione di canto e questo secondo me è un furto legalizzato. Parere personale: non esiste alcun insegnante di canto al mondo che possa valere in termini concreti questa cifra. Se qualcuno ha il coraggio di chiederla, o è presuntuoso o è disonesto. Il canto è una materia lunga da digerire, ci sono dei tempi di assimilazione indispensabili sia per l'allievo più capace che per il maestro più esperto. Ma si sa… dalle mie parti si dice: "ogni giorno nasce un cucco, beato chi se lo cucca". Per quanto mi riguarda, la mia ricerca di Dio è costantemente contradditoria: a volte mi sento profondamente agnostico altre volte mi sento quasi una vocazione ascetica.. A volte mi perdo emozionalmente nell'ascoltare l'espressione musicale di una fede assoluta (così rara in verità!), della sensazione di felicità profonda nell'abbandonarsi con piena fiducia ad un essere superiore. Come vorrei provare anch'io queste cose.. Per adesso le vibrazioni le vivo attraverso la musica… ma so di essere sempre in viaggio sul mio Westbound coach.. chissà un giorno… forse.. ;-)

Avete contatti con altri cori? Richiedo questo perché volevo sapere se esiste in Italia una sorta di consorzio che riunisca le diverse le diverse realtà gospel spiritual?
Può darsi, ma non ne siamo mai stati particolarmente coinvolti. Abbiamo rapporti stretti solo coi Summertime di Padova, ai quali siamo legati da un rapporto di stima reciproca e di reciproca cordialità. Non potrò mai dimenticare il loro invito lo scorso anno ad aprire il concerto dei Take Six, da loro organizzato, che mi consentì di trascorrere una delle serate più belle ed emozionanti della mia vita artistica.



Mi sembra di aver colto una aspetto importante nel vostro modo di comporre, perché ascoltando il disco, mi è sembrato che abbiate voluto renderlo il più vario possibile quali sono le tue influenze in campo musicale?
Nel campo strettamente gospel, e più in generale della vocalità d'assieme, i Take Six (come prima lo sono stati i Manhattan Transfer) sono stati un punto di riferimento assoluto per me, materia di studio approfondito ed ho imparato tantissimo da loro su come arrangiare per coro trascrivendomi nota per nota i loro meravigliosi arrangiamenti (e' sorprendente che, come mi hanno confessato, li facciano tutti a mente, senza l'ausilio di partiture né di qualche strumento.. davvero strepitoso data la loro complessità armonica!!). E' chiaro comunque che tutti gli ascolti fatti nell'ambito della musica "nera" e la loro attenta analisi, sono stati per me indispensabili per poter avvicinare i miei ragazzi a questo tipo di linguaggio musicale.

Voi siete un gruppo assai numeroso, come gestite le prove per gli spettacoli?
Siamo partiti facendo due e anche tre prove a settimana. Mi è capitato di seguire personalmente, oltre che le sezioni separate ed i solisti, anche alcuni singoli coristi che avevano bisogno di recuperare. L'impegno si è poi ridotto a poco a poco fino a diventare veramente occasionale in questi ultimi anni che mi vedono impegnato a Roma con la televisione. A volte mi capita di prendere due voli nell'arco di poche ore per poter effettuare una prova. Fortunatamente sembra viviamo un po' della rendita del lavoro fatto negli anni precedenti. Questa mia assenza ha creato qualche tensione all'interno ultimamente ma spero che ora tutto si sia risolto, anche grazie all'aiuto di alcuni volontari che a volte mi sostituiscono e che sbrigano tutti gli aspetti organizzativi (che sono davvero onerosi!!) di questo bellissimo progetto.

Volevo chiederti in che modo la tua esperienza televisiva influenza il vge hai mai pensato di inserire nel tuo coro qualche studente che abbia i giusti requisiti oppure questa è un esperienza avulsa da qualsiasi altra intrusione?
Molti tra loro me l'hanno chiesto più volte in verità. Ed io per mio conto li prenderei volando, tanto son bravi alcuni di loro. Purtroppo la distanza, ma anche il meccanismo lavorativo che si è creato attorno a loro dopo il successo televisivo rende impossibile il tutto. Mi accontento per adesso di invitarne qualcuno come guest star ai miei spettacoli (domenica 19 luglio, a S.Maria di Sala è la volta di Valerio ed Irene di quest'anno, che considero senza dubbio tra i più dotati di tutte e tre le edizioni)

Il vostro ultimo cd è una raccolta di tradizionali natalizi e risale allo scorso anno state già pensando a come sarà il nuovo disco?
Se alludi a "It's Chistmas" si tratta di una raccolta di tutti i nostri brani voluta e distribuita da un'etichetta di Napoli, la Planet records (quella degli Adventura per intenderci) ma l'operazione non è stata condotta forse nella forma migliore. Stiamo cercando altre soluzioni per valorizzare e divulgare un materiale che riteniamo abbia un valore prima di progettare un nuovo disco, probabilmente Live.

Siamo giunti al termine di questa piacevole intervista lo staff di Tempi Duri e i tuoi fans ti ringraziano per tua estrema gentilezza e collaborazione vuoi aggiungere qualcosa?
Mi pare di aver parlato abbastanza senza risparmiarmi. Un saluto a tutti e grazie per avermi prestato attenzione fin qui. <

Intervitsta a cura di Stefano Bonelli