Walkyrya


Mi accingo a fare quest’intervista non senza timore visti i risultati della recensione che il buon Alessandro ci ha consegnato,ma voglio che sia chiaro una cosa,noi cerchiamo sempre di attenerci a quello che ascoltiamo cercando di essere il più professionali possibile, quindi quando incontriamo prodotti di questo tipo vogliamo dare a tutti la possibilità di esprimersi attraverso la interviste,non abbiamo pregiudizio alcuno in questo,bene precisato questo partiamo con l’intervista.
-Bene ragazzi innanzitutto cominciamo subito a farvi i complimenti per questo vostro cd autoprodotto soprattutto per come si presenta,quando tempo avete impiegato per realizzarlo?
Grazie per i complimenti. Il CD ha avuto una “gestazione” piuttosto lunga e abbastanza travagliata. Abbiamo iniziato le registrazioni delle basi circa tre anni fa, in home recording e con elementi che non fanno più parte della band, i quali ci hanno provocato un bel pò di problemi sia nell’esecuzione delle songs sia nel loro mixaggio. Comunque, dopo varie vicende che evito di raccontarvi per non trasformare questa intervista in un libro di memorie, siamo riusciti a completare le basi con le voci presso uno studio di registrazione professionale, sobbarcandoci le spese di ultimazione del lavoro che, considerando il pregresso, era il meglio che potessimo tirare fuori in quel momento. Fortunatamente oggi abbiamo assestato la nostra formazione con nuovi e più affidabili componenti e questo ha giovato tanto sia al morale che al sound dei Walkyrya. Infatti i nuovi brani sono strutturati meglio e presto renderanno più chiara l’idea della musica che eseguiamo.

- Voi siete di Potenza e mi avete fatto capire che praticamente non c’è una scena metallica dalle vostre parti o sbaglio?
Più o meno è così. Da noi manca la cultura metal, nonostante la nostra sia la regione che ospita il più grande festival metal del sud Italia: l’Agglutination. Purtroppo sia tali eventi sia la realizzazione di prodotti metal vengono affidati all’iniziativa caparbia e solitaria di pochi e convinti sostenitori della scena. A Potenza nascono e muoiono cover-band per lo più costituite da ragazzini entusiasti dei nuovi strumenti acquistati con i soldini di papà, ma che poi si perdono per strada non appena si fanno la ragazzina o prendono il posto in banca. Nonostante questo sconsolante scenario, alcuni musicisti di vecchia esperienza si aggregano per cercare di formare nuove realtà, fra tutte mi piace citare la crossover-band dei Bandog, costituita da bravi musicisti, ma con poca possibilità di proporsi....




- Ho notato leggendo il booklet ed alcune informazioni che il vostro attaccamento alla terra di appartenenza sia iscindibile dal vostro modo di suonare, potete spiegarci come mai ?
Noi siamo dei meridionali, e come tali siamo molto legati alla nostra terra ed alle nostre tradizioni. A noi piaceva molto l’idea di promuovere la nostra incontaminata regione e la cultura che vi risiede unendola alla musica che amiamo. Possiamo dire che il nostro è un etno-metal, ma senza alcuna sonorità etnica e tutte le sonorità delle varie branche del metal!

- Come mai avete cantato alcune parti in italiano ed alcune in inglese?
Semplicemente perchè alcuni brani rendevano meglio con un cantato in lingua madre ed altri invece nella lingua universale. E poi, in questo modo, il potenziale ascoltatore rimane più incuriosito. Noi siamo italiani, è giusto che alcuni concetti vengano espressi nella nostra lingua, per essere più diretti, ed altri vengano espressi in una lingua, come l’inglese, che è molto più musicale e plasmabile al sound heavy rock.

- Tra l’altro nel vostro disco vi da una mano il mitico Tommy Massara chitarrista degli Extrema (di cui tra l’altro stiamo ancora aspettando l’intervista n.d.r.) come siete arrivati a questa collaborazione?
Tommy è un nostro caro amico di vecchia data e ogni volta che si presenta l’occasione ci incontriamo volentieri per raccontarci le nostre reciproche esperienze e trascorrere alcuni piacevoli momenti insieme anche agli altri amici del suo crew. Quindi è stato piuttosto naturale che lui ci regalasse uno splendido cameo sul nostro lavoro. E poi uno della sua fama sicuramente ci farà vendere qualche copia in più del disco ;-P.




- Sempre nel vostro cd avete eseguito una cover che sicuramente poco c’entra con quello che suonate come mai avete scelto proprio “Ring Of fire” di Johnny Cash scomparso recentemente ?
Innanzitutto è stato un omaggio ad un grande artista che era ancora in vita quando abbiamo registrato la cover e all’uscita del disco è diventato un tributo alla sua memoria (portassimo mica sfiga???? ;-PP) e poi perchè, proprio per il discorso di attaccamento alle proprie tradizioni, il country ci sembrava un genere vicino agli usi della nostra terra. E poi perchè Vince, che ha composto gran parte dei brani del CD è un grande estimatore di tale musica. Infine volevamo dimostrare che il metal è una musica completa, che tutto ciò che tocca - anche al di fuori dei suoi schemi - lo trasforma in oro. Ascoltare per credere: Angra che suonano Kate Bush, Labyrinth che suonano Matia Bazar, Gamma Ray che suonano Pet Shop Boys, Machine Head che suonano Police...... Walkyrya che suonano Johnny Cash.

- Come si svolge il lavoro di composizione ?
Prima era quasi tutto affidato a Vince e in parte a mia moglie che ha collaborato nella stesura dei testi del CD, oggi è in mano anche ai nuovi componenti, che hanno dimostrato un notevole attaccamento al nostro progetto e che ci credono fermamente. Ognuno di noi apporta idee e i brani li costruiamo in sala prove tutti insieme, prima partendo dalla musica e poi aggiungendone i testi che, per il momento sono affidati al poeta della band che è il già citato Vince.

- Cosa rappresenta la figura femminile in copertina che tra l’altro somiglia stranamente a Valeria Marini?
Che assomigli alla showgirl è un caso, abbiamo voluto mettere una figura che ammaliasse e sintetizzasse il messaggio Walkyrya, e chi meglio di una ammiccante bellezza con fattezze nordiche, appunto da.... valchiria?

- Qual’è il vostro atteggiamento per quanto riguarda l’organizzazione dei concerti ed il managment?
Se dovessi parlarti della nostra esperienza locale dovresti essere costretto a censurarci. In Italia la situazione non è delle migliori. I management che vengono proposti sono quasi sempre delle truffe, per non parlare della poca serietà dei maggiori distributori italiani che, a meno di non essere amico di qualcuno, non si degnano nemmeno di dare una risposta alle tue proposte. All’estero devo dire che nell’ambito metal esiste una maggiore professionalità. Professionalità che si riscontra anche e solo nelle piccole realtà del nostro Paese, che spesso sono realmente gestite da persone serie e competenti con nessun losco fine se non quello di maturare e sopravvivere nel marasma generale.




- Ritornando al vostro disco non vi sembra forse troppo presto aver inciso addirittura un full lenght seppur autoprodotto ? Mi spiego siccome ho notato alcune ingenuità in fase di arrangiamento mi chiedevo come mai le cose non siano state fatte meglio…
Credo di averti in parte risposto prima. I Walkyrya hanno vissuto due fasi della loro esistenza: la prima, con divergenze e differenti punti di vista fra i vecchi componenti della band e la seconda, con nuova gente piena di linfa e vitalità che farà vedere presto risultati sicuramente migliori. Il prodotto c’era, la scelta era ricominciare da capo buttando tre anni di lavoro e sacrifici oppure partire da quello che c’era e migliorare strada facendo? Alla fine abbiamo optato per la seconda ipotesi.




- Purtroppo siamo giunti al termine dell’intervista cosa volete dire ai nostri visitatori?
Supportate il metal italiano, soprattutto quello underground. Alle grandi band: cercate di suonare di più al sud, perchè alcune realtà esistono e la fame di buona musica da parte dei kids nel meridione è enorme e proporzionata al loro calore.

Stefano Bonelli