Nameless Crime - Studio Report -
Ci troviamo qui con i Nameless Crime per ascoltare in esclusiva il loro nuovo cd intitolato "Law and Persecution".
Dopo un piacevole rinfresco a base di pizzette e tramezzini innaffiato da una pregevole birra nazionale, i nostri ci offrono questa possibilità di un primo assaggio della loro nuova creatura.

Si parte con "Mr. Stone" dalla notevole intro di batteria, con chitarre ritmiche belle corpose in prima linea che vedono contrapposte a quella solista alquanto pulita. Le vocals risultano ottime, pur non potendo apprezzarne appieno i contenuti, in quanto sprovvisti di testi, ma particolarmente orecchiabili e trascinanti già dal primo ascolto. Siamo nel metal classico così come i nostri ci hanno abituati già con la loro prima fatica.
Nella parte centrale il brano decelera ed assume delle lievi dissonanze per poi dar luogo ad uno stralcio ipnotico con riferimenti ai Metallica.
I soli di chitarra hanno come principali ispiratori personaggi come Adrian Smith e Kirk Hammett, mentre le ritmiche sono precise e rocciose.
Si passa poi a "Octopus Eye", sempre con riferimento ai Metallica, specie nelle linee vocali che anche se molto personali, per certi versi simili ad Hetfield.
Il cantato poi viene anche doppiato ottimamente con sovraincisioni.
Un brano questo che fa scoppiare le casse del vostro impianto.
Ottime le chitarre con fraseggi facilmente memorizzabili e particolarmente melodici che strizzano l'occhio al blues.
"Wish to Fly Away" vede le chitarre ritmiche belle corpose ed in controtempo. Anche qui il cantato è molto orecchiabile. Il brano si caratterizza per alternanze di mid-tempo e speed alla Painkiller, cambi di tempo molto tecnici (potremmo parlare di prog-trash).
Poderosa doppia cassa alla Ulrich ed un solo di chitarre ispiratissimo con finale in fade out sono la ciliegina sulla torta.
"Communication Crimes", la title-track, si apre con un intro molto in stile Judas Priest che farà la gioia di molti tradizionalisti.
Lodevole il lavoro svolto sulla batteria, specie nell'uso dei piatti alquanto funambolico, specie se si tiene conto che sono solo quattro, anche se sembrano molti di più.
Le sonorità sono sempre molto corpose (esagero se dico che sembrano i suoni del "Black Album"?...). Qui la chitarra si diverte a doppiare la voce con fraseggi melodici.
La tecnica e la melodia giungono in un perfetto equilibrio tra loro con ritmiche corposissime (ci manca solo Halford , ma sembra di sentire i Judas Priest).
A metà brano le ritmiche danno luogo ad un mid-tempo granitico con accordi ben piazzati come un muro sonoro.
"Law and Persecution" inizia con un muro sonoro che poi si addolcisce lasciando presagire alla tempesta, poi, sorpresa, stacco hip hop/funky con contaminazioni blues. Poi le atmosfere si fanno più ruffiane tanto da ricordare alcune cose dei primi 2 cd di Dickinson solista quando fa il "tenero", per poi tornare più sanguigne.
Finale blues vecchia maniera trascinato.
"Backdraft" è anche essa un mid-tempo che a metà si fa più maideniana.
Qui c'è molto degli Anthrax con molta più tecnica dei loro colleghi statunitensi, però.
Il solo di chitarra ha il sapore vagamente di Dream Theater.
Tre accordi ben piazzati ed ha inizio "Before the Storm", i nostri rimettono piede negli U.S.A..
Sembrano i Metallica ma più complicati. La track si fa lenta nella parte centrale e più "commerciale" (già vedo il pubblico a battere le manine!)
Poi diventa per pochi istanti violento e subito dopo sognante e poi di nuovo in questa montagna russa si torna ad un mid-tempo granitico e durissimo.
"Roadside Bison" ha un inizio sommesso tra il tecnico e l'etereo. Stancano solo le parti di chitarra non troppo incisive, specie nelle strofe iniziali. Forse è il brano meno orecchiabile del cd.
La parte centrale diventa melodicissima, quasi acustica per poi tornare alla sua natura granitica, che nella sua seconda parte risulta migliore per la compattezza del suono.
Con "Sons of Liberty" le cose si fanno più interessanti con groove più sanguigno e roccioso e vocals che si tatuano in testa. Si alternano poi momenti acustici che rompono la tensione complicando ulteriormente l'esecuzione. Il sound diventa più corposo e con arrangiamenti più tecnici ed elaborati per poi diventare addirittura sognante e non semplice di collocazione nelle atmosfere che evoca. Un bene od un male?
Si ritorna a sonorità Priestiane con "Vesuvius LXXIX A.D.". Qui le chitarre si doppiano alla maideniana maniera, così come il resto prende spunto tra sonorità più vicine alla tradizione della N.W.O.B.H.M., riletto con qualche elemento non ben definibile ed originale.
Buona la trovata di doppiare le linee vocali con effetto suggestivo, così come gli spunti blues (ce ne sono diversi nel cd) filtrati attraverso il metal più tecnico e raffinato.
Giovanni Turco