TEMPI DURI INTERVISTA: Arpia
Intervista di : Stefano Bonelli |
Eccoci qui con l’opportunità di fare alcune domande al nostro Leonardo Bonetti fresco autore di Racconto D’inverno.
Bene Ciao Leonardo intanto complimenti per questa tua nuova fatica discografico letteraria ?
Grazie dei complimenti. Spero che l’impresa che abbiamo tentato con la scrittura e la composizione possa avere un buon riscontro di pubblico e di critica.
Come mai ti sei voluto cimentare in quest’operazione certamente molto impegnativa cosa ti ha spinto a realizzarla ?
Non saprei rispondere a questa domanda, perché di solito quando scrivo non riesco mai a programmare nulla. Ciò che avviene dentro di me ha il sopravvento su qualsiasi altra cosa. Anzi, spesso l’intenzione va in direzione esattamente opposta a quello che poi concretamente si esprime artisticamente.
Da cosa hai avuto l’ispirazione ?
Diciamo che all’inizio avrei voluto semplicemente comporre un adattamento musicale di un romanzo del ’47 dal titolo Racconto d’autunno di Tommaso Landolfi. Landolfi è certamente uno dei più grandi scrittori del Novecento italiano, purtroppo non molto conosciuto al grande pubblico dei lettori. Ebbene dopo tre mesi di lavoro mi sono convinto che non ce l’avrei fatta, che avrei dovuto riscrivere io il racconto, che avrei dovuto cominciare da lì, proprio dall’incipit di Racconto d’autunno per poi sviluppare una storia originale, nuova.
Cosa è nato prima il libro o il cd ?
La genesi di Racconto d’inverno è singolare: non c’è un prima e un dopo. Romanzo e musica nascono insieme. Tanto che pendolarmente passavo dalla composizione alla scrittura quando ancora c’era solo un abbozzo della storia e gli accordi mi nascevano su piccole porzioni di testo e viceversa. Insomma un metodo di lavoro che non saprei spiegare perché fondamentalmente non c’è. Il metodo forse arriva in un secondo momento, quando bisogna sistemare tutti i materiali per renderli artisticamente organici.
È giusto affermare che in certo senso il cd è la colonna sonora del libro ?
No, direi proprio di no. Nel disco i tempi della narrazione vengono spostati, il flusso stesso della composizione ha ritmi profondamente diversi. Ad esempio la situazione finale del libro nel CD compare all’inizio, nella traccia intitolata Epilogo, sviluppata oltre tutto in modo diverso, costruendo dialghi che nel libro non esistono, ponendo quindi un cantiere altro, in cui le possibilità stesse dei personaggi vengono spinte in modo più coraggioso data la sostanza universale ed immediata del linguaggio musicale.
Leggendo il libro mi sono accorto che personaggi il soldato fuggitivo e la guida non hanno nome come mai ?
La storia vive in un tempo e in un luogo senza nome, così come i personaggi. Diciamo che Racconto d’inverno sviluppa nel sotto-testo una critica radicale ai “nomi” intesi come razionalizzazione forzata del reale. I nomi devono nascere spontaneamente e rappresentare la naturale espressione di una sostanza interiore, altrimenti sono dei meri orpelli utili solo ad ingannare gli altri e noi stessi. Oppure il sistema per prendere possesso del mondo: come se dando nome ad un oggetto ci si potesse illudere di dominarlo. Racconto d’inverno rinuncia quindi alle coordinate spazio-temporali a cui siamo abituati e precipita nella dimensione dello spazio e del tempo naturali: la montagna e l’inverno, due elementi della stagione della vita che potremmo definire estremi, e che sostanziano il carattere profondo dei tre personaggi senza nome.
La parte letteraria è sempre stata un parte presente nelle tua vita artistica oppure sei “alle prime armi”?
È vero, la letteratura è la sostanza stessa della mia ispirazione, ma sullo stesso piano della musica. Per me parola e suono sono un organismo inscindibile. La poesia è già cantata prima di essere scritta. Potremmo dire che sgorga come sequenza ritmica e melodica. Quando scrivo seguo semplicemente i suoni e gli accenti che mi vengono da dentro. Per poi correggerli, naturalmente. Lo ripeto, l’elemento razionale interviene solo in un secondo momento, quale sistemazione armonica, per continuare fino in fondo la metafora musicale.
Il tuo gruppo si è esibito sempre in posti particolari scevri da una scena metal (visto anche la vostra provenienza artistica) come quella romana è una tua scelta?
Negli anni ottanta non era così. La scena metal romana e gli Arpia sono nati praticamente insieme. Siamo sempre stati un po’ ai margini, ma nelle manifestazioni importanti eravamo sempre presenti. In fondo siamo del febbraio dell’84 e quello è stato un momento magico per il rock romano. Dopo qualche mese è nata Radio Rock con cui fino all’inizio degli anni 90 abbiamo organizzato delle belle esperienze dal vivo: ricordo la magnifica esperienza nel febbraio ’88 al Piper, e poi al Palladium etc.. Poi, mi sembra, molto si è andato rovinando e la parcellizzazione del panorama musicale metal-rock ha portato a fossilizzare schemi, oltre che a indirizzare tutti quelli che gravitavano nel mondo dei locali dal vivo a far nascere il fenomeno delle “cover band”, vera e propria spallata nei confronti del mondo underground che continuava a sperimentare in proprio. Su questo non è mai stata fatta chiarezza nell’arcipelago del rock romano ed io rivendico per Arpia una posizione radicale che non ricerca la polemica.
Comunque la nostra ricerca si è sempre indirizzata verso luoghi particolari, come i teatri, ad esempio. Nella metà degli anni ottanta si suonava ad esempio al Teatro della Basilica di San Paolo fuori le mura. Concerti metal con tutte le band romane coordinate da Radio Rock! Cosa oggi del tutto impensabile.
Ebbene, noi abbiamo sempre prediletto forme di contaminazione tra teatro, parola e musica e questo continuiamo a fare anche oggi. Il primo concerto ufficiale di Racconto d’inverno, ad esempio, lo abbiamo fatto all’interno di una abbazia cistercense in occasione della Settimana della Cultura, ed è stata un’esperienza indimenticabile…
Come siete arrivati ad incidere il vostro disco con la prestigiosa Musea?
Merito del nostro Manager, Richard Tedeschi, che collabora con noi da Brighton, in Inghilterra, il quale ha proposto Racconto d’inverno all’etichetta che ritenevamo più adatta a pubblicarlo. E credo non avessimo tutti i torti.(infatti) N.D.R.
Era solo per questo disco oppure avete un contratto per altri dischi?
Il contratto è solo per Racconto d’inverno, ma nel futuro potrebbero esserci altre collaborazioni. Me lo auguro, ovviamente.
Le vostre copertine sono state prese in maggior parte da quadri è stati così anche per questa copertina?
Sì. Anche questa copertina e l’intero libretto è opera, come d’altronde Terramare, di Ettore Frani, un artista dalle qualità sensibili che si sposano perfettamente, credo, con le tonalità introspettive, drammatiche, visionarie della musica di Arpia.
Quali sono i vostri progetti immediati ?
Abbiamo tanta musica nel cassetto. Tanti progetti. Intanto continueremo a portare nei teatri Racconto d’inverno con la collaborazione di un gruppo allargato e molto affiatato. Dal vivo infatti suoniamo con una formazione che – visto che nei live suono la chitarra – vede il contributo fondamentale di Marco Marchiori al basso, già ex DGM. Inoltre naturalmente ci sono Paola Feraiorni alla voce, Fabio Brait alla chitarra e Aldo Orazi alla batteria. Ma il progetto di Racconto d’inverno live è un vero e proprio spettacolo teatrale, che vede coinvolti anche gli attori Fabio Mastropietro, Mari Correa e Alessandro Di Somma per le parti recitate.
Per il futuro probabilmente ci saranno delle novità. Non posso essere più preciso perché è ancora troppo presto. Ma son quasi certo che il prossimo lavoro sarà qualcosa di completamente diverso da Racconto d’inverno.
Vuoi dare un saluto ai nostri lettori ?
Certamente. Oltre a salutare tutti i lettori di Tempi Duri sperando di incontrarli in uno dei nostri concerti-spettacolo, voglio ringraziarti per quanto vai facendo intorno alla scena musicale italiana. Il contributo tuo e di tutti quanti hanno a cuore l’espressione artistica e musicale libera dai vincoli del mercato è di importanza fondamentale.
 |
|
|