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ARCHIVIO STORICO
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Enid
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Questo gruppo anglosassone non è molto conosciuto in Italia ed è proprio questo il motivo che ci ha spinto a decidere di scrivere una retrospettiva con lo scopo preciso di far scoprire l’eccellente musica scritta ed interpretata da loro.
La band trae spunto dal repertorio classico però condendola con una forte carica emotiva capace di emozionare come pochi sanno fare.
Tale bagaglio culturale e taglio compositivo è portato a beneficio del gruppo dal loro principale leader, Robert John Godfrey che ha già nel proprio curriculum un album solista e l’esperienza di arrangiatore dei primi due album della Barclay James Harvest.
Godfrey fonda gli Enid nel 1974 che esordiscono con una line-up di 5 musicisti.
Co-leader insieme a Godfrey c’è il chitarrista Stephen Steward; insieme saranno il “nocciolo” della band.
Loro esordio e capolavoro assoluto è “In The Region Of Summer Star” che sarà pubblicato nel ’76.
L’album è costituito da due lunghe suite caratterizzate non sul virtuosismo freddo, ma sull’impatto emotivo fortissimo delle composizioni che rappresentano il migliore connubio mai concepito tra musica classica e rock. Sfidiamo chiunque ascoltare “The Lovers” senza avere un lacrimone agli occhi, così come pure “The Last Judgement”.
Il successivo “Aerie Faerie Nonsense” del ’78 ha dalla sua i classici della band , come “Childe Roland” o “Mayday Galliard” bucolica danza nuziale. Ma il vero caposaldo dell’album è “Fand” per il quale vale comprare il disco. Il primo dei due movimenti che costituisce il brano si basa su una struttura compositiva che ricorda una montagna russa dove si alternano delicati arpeggi chitarristici e crescendo di tastiere. Il secondo movimento invece è tutto imperniato sugli archi ed è impossibile con le parole descrivere il potere evocativo che emana durante l’ascolto.
“Fand” sarà talmente un successo che nel ’85 la band pubblicherà un album a titolo omonimo, nel quale il brano apparirà in una veste completamente nuova in quanto completamente riarrangiato e con una durata doppia rispetto a quella precedente.
Nel ’79 il gruppo fa una prima “virata” compositiva e con “Touch Me” le bellissime melodie sono sostituite da uno stile compositivo più neo-classico ed elaborato. Tuttavia quello che ne risulta non è un “pastrocchio” dove risulta forzato il “matrimonio” tra l’orchestra ed il gruppo rock, ma il lavoro è pura opera di cesellatura musicale effettuata ad opera di Godfrey forte della sua esperienza compositiva. Testimonianza di quello che abbiamo appena detto è “Albion Fair” , suite pomposa e solenne ulteriormente impreziosita dall’oboe ed il clarino , così come “Humoresque” e “Cortege”, brani baroccheggianti.
Nel ’80 esce “Six Pieces” segue lo stile compositivo di “Touch Me” con la differenza che qui Steward con la sua chitarra è più presente, come si può notare in “Halls of Mirrors” o “The Ring Master”. Durante questo anno la band si trasferisce in campagna alla Claret Hall Farm che diventerà il loro studio di registrazione stabilmente essendoci tutta la strumentazione necessaria.
Inoltre vincono una causa contro la EMI per riappropriarsi dei propri diritti su tutta la loro discografia. La band, successivamente a questa vittoria, fonderà un’etichetta discografica che porterà il nome del gruppo e ristamperà , completamente riarrangiati, tutti gli album usciti, per cui è consigliabile ricomprare la loro discografia ristampata con la loro label.
Intanto nel ’83 escono due live “Live at Hammesmith Vol. I & II” con il meglio dei loro primi tre album, dove la band nelle interpretazioni live si esprime nella migliore veste.
L’album di esordio per l’etichetta “Enid” è invece “Something Wicked This Way Come” pubblicato sempre nel ’83. Qui la line-up si riduce a soli tre elementi, infatti oltre ai sempre presenti Godfrey e Steward, c’è anche il batterista Chris North che sarà presente, anche se a tratti, sui successivi album.
Questo album è la testimonianza di un altro cambiamento dello stile della band, infatti saranno presenti brani cantati, contrariamente ai predecessori che erano completamente strumentali.
La voce di Godfrey alquanto particolare che si cimenta in cori dissonanti diventeranno il punto di forza dell’originalità della loro musica. Inoltre la chitarra diventa più esuberante rispetto alle tastiere al punto da prevaricarle, per cui è un album più “nervoso” rispetto alla produzione precedente.
Comunque la band non perde la vena romantico-malinconica, come testimoniato da brani quali “Eversong” e “Jessica”. Di tale periodo rimane un’ interessante testimonianza video di un concerto alla Claret Hall Farm.
Alla band viene poi la geniale idea di fondare un’associazione chiamata “The Stand” per poter autoprodurre gli album e finanziare il gruppo, liberandosi da legami con label che avrebbero potuto forzare scelte artistiche e obbligare a “compromessi”.
Grazie a questa iniziativa viene pubblicato “The Spell”, sesto album in studio escludendo “The Stand I & II” che furono stampati solo per il fan club e praticamente introvabili (siamo nell’ordine del milione del vecchio conio in quanto a valutazione per il collezionismo). In questo album la band rimane sui canoni romantici senza però negarsi il gusto della sperimentazione. Degni di nota sono “Summer” con i cori che contraddistinguono il sound del gruppo e “Winter” che porta i marchi di fabbrica quali il gusto per il sinfonico e la melodia.
Assolutamente superbo poi è “Autumn (Veni Creator Spiritus)” dove la dolcezza della melodia ispiratissima si eleva in un crescendo che culmina con un’esplosione sinfonica.
Passano due anni di silenzio assoluto e finalmente vede la luce “Salomè”. L’album è il segno di una nuova mutazione di stile. Scompaiono le melodie, per non abbandonando la potenza evocativa, la loro musica si fa più essenziale e scarna come proprio il brano che dà il titolo al disco, dove vi sono delle tastiere semplicissime che si incastrano con un synth bass potente.
“The Jack-The Charge” è il brano che descrive la danza lussuriosa di Salomè basato su una trama fortemente percussiva alla quale si affianca la voce particolarissima di Godfrey. Ma per poter volare con l’anima bisogna ascoltare “Flames of Power” (non c’è titolo più azzeccato) dove ci sono delle partiture tastieristiche di impareggiabile bellezza. Durante le date di promozione a questo album la band in una serata all’Hammersmith Odeon è sul palco con danzatori e coro per un totale di 19 elementi.
E’ il 1983 e nonostante non siamo ancora in crisi compositiva, le prime avvisaglie si hanno con “The Seed and The Sower” pubblicato nel ’88 ultimo album in studio della band. Qui la new age si sposa con la vena malinconica del gruppo. La fine vera e propria l’abbiamo con il tour di addio immortalato su doppio album live “Final Noise” dove sono ripercosse le tappe più importanti della carriera del gruppo.
Ultima apparizione di Godfrey sarà nel ’90 al Marquee sempre sotto il monicker “The Enid” ma la musica purtroppo non è più la stessa. Purtroppo il nostro si muove su binari commercialissimi che negano il glorioso passato sinfonico, con comprensibile reazione negativa del pubblico.
(Giovanni Turco)
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