Nono album live per il gruppo canadese dei Rush composto da Geddy Lee al basso, alle tastiere e alla voce, da Alex Lifeson alla chitarra e da Neil Peart alla batteria. In realtà si tratta di una compilation o se volete di un best-of di pezzi live tratti da diverse uscite discografiche precenti (Rush in Rio, R30 e Snakes & Arrows Live) più l’inedita su disco “One little victory”. Questa band ha sicuramente segnato una traccia importante sulla scena progressive di fine anni settanta con albums come “2112”, “A farewell to kings” e “Hemispheres”. Negli anni a seguire i Rush hanno adeguato di continuo il loro stile alle tendenze musicali del tempo. Hanno quindi attraversato diverse fasi fino ad arrivare, oggi, alla riproposizione di uno stile spiccatamente pop-rock/hard-rock/rock&roll in chiave moderna. “Working Men” si apre con “Limelight” in puro stile rock&roll con un bel riff iniziale di chitarra elettrica, un’ottima progressione di batteria veramente coinvolgente e, sul finire, con un piacevole assolo di chitarra, mentre la parte cantata non mi sembra eccezionale. Segue “The spirit of radio” con una potente e incalzante sezione ritmica e un pregevole riff di chitarra. Si avvertono cadenze reggae sulla scia dei primi Police. Anche in questo caso, il canto non è il massimo, ma potrebbe altresì essere dovuto alla qualità della registrazione live che non mi sembra di primo livello. Arriviamo quindi a “2112” un estratto della lunga suite del periodo progressive del gruppo. Le atmosfere cambiano e il disco sale di tono. Spettacolare ritmo incalzante di batteria. Il batterista è veramente bravo, il suono è perfetto, le rullate sono esattamente inserite nel contesto della canzone senza strafare. L’arrangiamento si concede forse anche un po’ al rock&roll che contamina il progressive. Il pezzo è trascinante ed evocativo, sicuramente la traccia più riuscita del disco anche se in forma ridotta rispetto al brano originale. “Freewill” e “Dreamline” non offrono particolari sussulti se non la solita perfetta batteria. Arriviamo a “Far cry”, un bellissimo brano ritmato con un’ottima parte di basso e un riff di chitarra incalzante e veloce. Anche la registrazione della voce sembra migliore. La musica disegna dei cerchi concentrici che vanno in crescendo coinvolgendo sempre più l’ascoltatore. Ottimo il tappeto sonoro di supporto alla voce. “Subdivisions” ha una buona verve e un notevole utilizzo delle tastiere ma non è un brano entusiasmante. “One little victory” è l’unica traccia inedita di questo disco infatti, pur facendo parte del tour R30, non era mai stata pubblicata su cd o su dvd. Il brano ha una struttura rock&roll supportata dalla sempre ottima batteria, ma non lascia sicuramente il segno nonostante l’ottimo finale. Diversa considerazione bisogna invece fare per “Closer to the heart” brano del periodo progressive della band, riarrangiato in chiave moderna e forse anche un po’ più lungo dell’originale. Rimane l’unico pezzo lento del disco. La canzone è molto bella e sicuramente un episodio acustico calza a pennello nella track list dell’album. “Tom Sawyer” è fortemente influenzata, come del resto gran parte del disco, da riff di chitarra stile Led Zeppelin dallo stampo prettamente rock&roll. Anche “Working man” è un rock&roll puro in cui ritroviamo atmosfere alla Jimmy Page e soci con un buon assolo di chitarra elettrica. Il brano è un po’ ovattato, forse anche in questo caso la registrazione non rende giustizia. Il finale riprende ritmi new wave alla Police fondendo insieme le influenze musicali a cui i Rush maggiormente si ispirano. “YYZ” è l’ultimo brano dell’album in cui troviamo ancora riferimenti ai Police con un buon ritmo e una piacevole chitarra elettrica. Direi che è un azzeccato finale per questo interessante lavoro.
“Working men” è certamente un album ben suonato, soprattutto per quanto riguarda la batteria che raggiunge livelli veramente stratosferici e la chitarra che fa il suo dovere. Trovo a volte meno incisivo il basso e soprattutto la voce, probabilmente a causa di registrazioni non perfette, spesso non è all’altezza della situazione. L’atmosfera è fortemente influenzata nella maggior parte delle canzoni incluse nel disco da un rock&roll stile Led Zeppelin, soprattutto per quanto riguarda i riffs di chitarra, e da qualche episodio new wave ispirato ai primi Police. Ci sono anche momenti di power adrenalinico e due situazioni progressive che non guastano nel contesto generale. Direi quindi che il disco da questo punto di vista è ben bilanciato. Alcuni brani sono molto coinvolgenti, mentre altri forse non offrono particolari emozioni. La versione di “2112” è un po’ sacrificata rispetto ai venti minuti abbondanti del disco originale. Essendo una raccolta di episodi live è consigliato a chi si avvicina ai Rush per la prima volta oppure a chi ritorna verso di loro dopo un po’ di tempo che non li seguiva. Ovviamente suscita meno interesse nelle persone che già possiedono i tre dischi live da cui questo best-of è tratto. Nel complesso un buon disco che riassume con queste performance live la lunga e fortunata carriera di questa band che è riuscita a rinnovarsi e a segnare dei momenti importanti nella storia della musica.
Pierluigi Daglio
Tracklist:
01. Limelight (S&A Live)
02. The Spirit of Radio (R30)
03. 2112 (Rush in Rio)
04. Freewill (S&A Live)
05. Dreamline (R30)
06. Far Cry (S&A Live)
07. Subdivisions (R30)
08. One Little Victory (inedita - tratta dal concerto R30)
09. Closer To The Heart (Rush in Rio)
10. Tom Sawyer (S&A Live)
11. Working Man (R30)
12. YYZ (Rush in Rio)
Lineup:
Geddy Lee – Bass, Sinthesyser & Vocals
Alex Lifeson – Guitars
Neil Peart – Drums & Percussions