TEMPI DURI STORIA: UFO
|
"Forti e selvaggi"
Tra una bevuta e una rissa, gli UFO diventarono uno dei gruppi rock più belli da vedere dal vivo. Strangers In The Night ne è la prova più concreta.
Nel 1978, gli UFO - quattro Inglesi e un Tedesco, il chitarrista - vivevano a Los Angeles conducendo una vita da nababbi. O così pensavano loro. "Avevo una bella casa in Laurel Canyon," ci dice il cantante, Phil Mogg. "Poi un giorno, sono tornato a casa e ho trovato la società di affitto dei mobili che si portava tutto via. Il giorno dopo la stessa sorte è toccata alla mia macchina. Così ho pensato, Aspetta un po', ma dove stanno andando a finire tutti i soldi? Nessuno di noi sapeva bene come andassero gli affari. Vivevamo dentro un'illusione."
Sempre sulla punta della grandezza, le fortune degli UFO - musicali, se non fiscali almeno - erano in costante ascesa da quando il gruppo si era stabilizzato con la formazione che avrebbe registrato Strangers In The Night, il doppio album dal vivo che, con dolore, Phil Mogg ammette essere "l'apice della nostra carriera." Lo scontro di personalità, le occasioni d'affari andate male, il troppo andare in tour e l'assunzione enorme di alcol presto avrebbero dimostrato che tutto era un'illusione ma, nel 1978, gli UFO si stavano ancora godendo ciò che Mogg chiama "un vecchio pazzo momento".
Nella sua serie sull'albero di famiglia del rock, Pete Frame descrisse gli UFO come una band dedita ad "un rock grezzo d'evasione nella tradizione del Festival di Reading". Ma le loro radici andavano ben oltre, addirittura riguardavano il Club hippie di Londra, l'UFO, dal quale avevano preso il nome. Formatisi nel 1969 nel Nord di Londra, all'inizio ci fu un continuo via vai di chitarristi intorno al nocciolo duro costituito dal bassista Pete Way, dal batterista Andy Parker e da Phil Mogg, un ex-sarto di tappeti e un lottatore di box nell'adolescenza. "Smisi di fare box dopo un incontro ad Enfield in cui un tipo di nome Reg X, che faceva il lattaio da quelle parti, mi colpì in maniera così violenta che mi schiacciò completamente il naso."
Dopo aver registrato un paio di dischi che potremmo descrivere, tanto per essere gentili, come poco focalizzati, nel 1972 il gruppo ebbe un colpo di fortuna con la loro cover di C'Mon Everybody di Eddie Cochran finendo al primo posto nella classifica giapponese. A stento poco più che adolescenti, il gruppo fu portato in fretta a suonare in Estremo Oriente. "In patria: nulla," ricorda Mogg. "Tuttavia il Fishmonger's Arms a Wood Green ci portò a suonare al Marquee, tempio sacro del rock."
Nel 1973 l'arrivo del chitarrista tedesco Michael Schenker e, nel 1976, del parrucchiere di Croydon Paul Raymond, diventato chitarrista ritmico/tastierista, stabilizzò la formazione. Per il momento.
Su dischi come Lights Out e Obsession, gli UFO erano ora diventati una versione personalizzata dei Free o dei Bad Company, grazie alle frustate veloci della chitarra del sorprendente Michael Schenker. Gli Spandex a strisce di Way furono copiati da ogni bassista metallaro sulla faccia della terra mentre gli abiti attillati in pelle in stile Diana Rigg-in-the-Avengers e la coppia di stivali furono scopiazzati da KK Downing, chitarrista dei Judas Priest. "Eravamo in forte competizione con gli altri gruppi," ha detto una volta Way. "Soprattutto con i Judas Priest". Questa competitività si manifestò con la vena di humor nero tipicamente inglese che gli UFO avevano: portata avanti soprattutto da Way e da Mogg e di solito indirizzata al loro batterista robusto (insensibilmente soprannominato Andy "Senza Collo" Parker) o verso i numerosi gruppi americani a cui facevano da spalla. I gruppi famosi più arroganti venivano pungolati senza pietà, mentre gli amici-rivali Rush una volta trovarono sul palco delle comode pantofole inchiodate sulle coperte suntuose persiane che usavano per coprire le tavole da palco disadorne. Le stupidaggini sembravano non finire mai.
Tuttavia, gli anni trascorsi a cercare di primeggiare sul resto del mondo fruttarono con questo disco. Registrato a Chicago e a Louisville, Strangers In The Night attinge ai successi dei cinque album fatti con Schenker. Il disco conteneva i grandi inni (Too Hot To Handle, Doctor Doctor), la ballata (Love To Love) e, la migliore di tutte, la splendida Lights Out, che dà l'impressione tuttora di un purosangue che galoppa verso la vittoria al Grand National. Nonostante mancassero circa un paio d'anni agli anni '80, il suono degli UFO era in linea con la decade che stava per arrivare. Non meraviglia, dunque, che i Def Leppard e i Guns N'Roses abbiano dichiarato di ispirarsi a loro.
Strangers….entrò nella Top 10 inglese, con il singolo Doctor Doctor che portò ad una rara apparizione al programma Top of the Pops. Strano, allora, considerare il fatto che il gruppo inizialmente non volesse pubblicare un disco dal vivo. "Avevamo paura di sembrare delle schifezze," ammette Mogg. "Ma la casa discografica disse, No, noi conosciamo dei modi per dargli qualche ritocco." A lungo oggetto di speculazione, il sostituto di Schenker, Paul Chapman, ha sin da allora ammesso di fare degli overdub sulla chitarra, rifiutandosi, però, di dire in quale pezzo. Non poteva durare. I tour incessanti, il continuo bere (Mogg: "Il primo goccettino diventò tanti goccettini e poi inizi a bere sempre di più"), tutti alla fine pagarono pegno, specialmente Schenker a cui fu prescritto l'Heminevrin - il tranquillante che uccise Keith Moon - con l'effetto collaterale imbarazzante di far diventare la testa del chitarrista di colore porpora. Ci fu un precipitare nei rapporti con Mogg, volarono pugni e Schenker dalla faccia color prugna uscì dal gruppo poco prima della pubblicazione di Strangers…. Avendo già programmato un altro tour, il gruppo ingaggiò Chapman, e mentre la band stava per diventare un'attrazione sempre più grande, ormai, verso il 1983 era tutto finito. "Un ano dopo aver fatto tre serate dal vivo all'Hammersmith, ero tornato all'Hammersmith - a percepire il sussidio di disoccupazione," racconta Mogg.
A causa di tutta la loro vistosità e arroganza, gli UFO furono, come disse una volta Neil Carter, il loro futuro tastierista: "Mai tanto lontani dall'essere cinque tipi in un garage.". Tuttavia, questo è stato sempre una parte affascinante della band. La case nel Laurel Canyon ormai sono solo un ricordo, ma con Mogg, Way e Raymond alle prese con una nuova versione degli UFO, Strangers In The Night costituisce ancora la spina dorsale dei loro attuali spettacoli.
E, durante una bella serata, con l'adrenalina in corpo e davanti a un pubblico nostalgico di qualche teatro di provincia, la scintilla di quel disco dal vivo è ancora reale. Abbiate paura allora: Judas Priest, Rush…lattai di Enfield.
Testo e intervista ad opera di MARK BLAKE per la rivista musicale inglese MOJO
Traduzione in italiano ad opera di Bruno Cavicchini
|
|
|