TEMPI DURI STORIA: LED ZEPPELIN
 


America, fine degli anni '60, e un nuovo gruppo pronto a distruggere tutto ciò che si presenta sul suo cammino. Con un cantante "biondo come un dio greco" e con un eroe misterioso della chitarra, nessuno può fermare i Led Zeppelin.

Neanche sei mesi dopo l'ultimo concerto degli Yardbirds di Jimmy Page nel Luglio del '68, il chitarrista era già sul palco, inclinato sui suoi amplificatori alla Grande Ballroom di Detroit. Questa volta, il chitarrista era in attesa di lanciare il brano Train Kept A.-Rolling davanti ad una folla curiosa di vedere il gruppo che Page aveva messo su per adempiere agli impegni di tour del suo vecchio gruppo.
Quasi un anno prima, Jimmy stava sullo stesso punto sotto la palla d'argento a specchi di questa sala da ballo in stile moresco a suonare con gli Yardbirds. Fu in forza di questa associazione che i Led Zeppelin - il nuovo gruppo di Page - riuscirono ad ottenere una prenotazione per tre giorni. Prima di loro, la Grande Sala Da Ballo di Detroit aveva ospitato gli Who, il Jeff Beck Group e i Cream: tutti gruppi inondati dalla luce artificiale proveniente dallo stroboscopio puntato verso il palco di questa ex-fabbrica di materassi.
Per questa nuova formazione, Page aveva inizialmente chiesto al sessionman John Paul Jones, già arrangiatore orchestrale nell'ultimo disco degli Yardbirds, Little Games. Il cantante Terry Reid rifiutò ma suggerì a Page di provare un Adone dalla voce acuta e "biondo come un dio greco" di nome Robert Plant, il quale al momento militava in un gruppo delle Midlands dal nome goffo di Hobbstweedle.
Una volta reclutato Plant nel ruolo di cantante, ora serviva un batterista, e Plant suggerì di prendere Bonham, il quale aveva già suonato con Plant nel suo gruppo precedente, i Band Of Joy. Lo stile pesante e caratteristico di Bonham era perfetto per la musica epica che Page aveva in mente. Nel Settembre 1968 il gruppo era formato. Un paio di settimane dopo, i Led Zeppelin avevano iniziato le registrazioni del loro album di debutto. Durante la prima delle tre serate prenotate al Grande Ballroom di Detroit la sala era piena solo a metà. Noi conoscevamo gli Yardbirds, ma pochi avevano sentito parlare del gruppo principale e il loro nome dal suono vagamente tedesco fu sbagliato al momento della stampa dei flyers in Led Zeptlin. Gli abitanti della città conoscevano meglio i gruppi spalla, i Linn County, i Target e i The Wind. Nonostante ciò, dalla seconda serata la folla era aumentata oltre le colonne greche del Ballroom, riversandosi sulle pareti. Coloro che avevano assistito al concerto della prima serata avevano sparso la voce su questo gruppo e del loro suono nuovo, psichedelico, massiccio e quasi spaventoso.
Tutti e quattro i membri del gruppo indossavano jeans molto stretti, somigliando un po' ai fighetti ben vestiti che sarebbero poi diventati. Bonham, con i suoi baffi ben tagliati e con i capelli lunghi tagliati in stile Roger McGuinn sembrava più un membro dei Moby Grape che il metallaro che era diventato. John Paul Jones era l'immagine del decoro, con i capelli sempre ordinati. I biondi riccioli di Plant sembravano, invece, avere vita propria mentre il cantante lanciava indietro la testa per raggiungere le note alte su You Shook Me, una canzone che Rod Stewart aveva cantato con il Jeff Beck Group sullo stesso palco solo mesi prima ma senza la stessa passionalità.
"Nessuno sapeva chi fosse questa band," ricorda il primo manager della Grande Ballroom, Bill Robbins. "Page ci era già stato mesi prima con gli Yardbirds, ma il pubblico non era sicuro di che cosa aspettarsi. Page era conosciuto, ma Plant impressionò il pubblico con la sua voce. Ricordo ancora che la sua voce era forte , pulita e forte."
Solo quindicenne e non ancora un critico musicale, all'epoca lavoravo al bar del Grande a distribuire soft drinks e a controllare che la gente non mettesse acidi nella Coca Cola e nelle aranciate. Da fanatico convinto degli Yardbirds, avevo voglia di rinunciare al mio posto da barista per guardare lo spettacolo dei Led Zeppelin. Da impiegato, avevo privilegi speciali e riuscì a godermi lo spettacolo dal palco.
Tutto ciò che dovevo fare era di badare a non rovinarmi i miei pantaloni satinati con i disegni in rilievo quando mi aggiravo tra gli altoparlanti polverosi. In qualche modo, alla fine riuscii a trovare posto dietro i mucchi di Marshall, muovendomi piano piano fino a trovarmi al livello della batteria di Bonham. Ero così pietrificato dalle canzoni Babe I'm Gonna Leave You e How Many More Times che avevo dimenticato dove fossi e mi ritrovai addosso agli amplificatori di Page. Tuttora fatto molto strano, non venne nessuno ad allontanarmi dal mio posto. I Led Zeppelin suonarono solo nove canzoni quella sera. Quattro mesi dopo sarebbero tornati al Grande Ballroom per l'ultima volta. Dopo quella sera, il gruppo sarebbe stato troppo impegnato a riempire le grandi arene del Paese.
Nel 1973 allo Stadio di Tampa in Florida, i Led Zeppelin superarono il record di presenze ai concerti in America, suonando davanti a 56.800 fans, persino più dei presenti al concerto dei Beatles del 1965 allo Shea Stadium. Due anni dopo quel concerto, con l'uscita nel 1975 del doppio Physical Graffiti, tutti i sei album dei Led Zeppelin fino ad oggi sono stati nella classifica dei 200 dischi di Billboard; un'impresa mai realizzata prima da nessun altro gruppo.
Dalla metà degli ani '70, il gruppo poteva passare da un concerto all'altro nel suo lussuoso jet privato Starship, fasciati in accappatoi di cotone rosso-Egitto ben intonati il minuto dopo essere scesi dal palco. E, se sentivano il bisogno di sbollire e le droghe e l'alcol non bastavano, c'era sempre la possibilità di mettere in ordine i mobili di una stanza d'albergo in una maniera che Terence Conran non avrebbe mai potuto prevedere. Fortunatamente, io ho potuto prevederlo. Successivamente al mio lavoro dietro il bancone del bar del Grande Ballroom ho poi lavorato per cinque anni al Creem, all'epoca pubblicizzata come "l'unica rivista rock d'America", e ho poi raggiunto l'elevata posizione di Editore Capo. A quel punto ho avuto una certa autonomia di scrivere quello che volevo. Non dovevo più pedinare Suzi Quatro fino alla sua casa di Detroit, questa volta mi fu assegnato di scrivere un articolo sul tour americano del '75 dei Led Zeppelin e volai a New York per alloggiare al fantastico Plaza Hotel. Non si era badato a spese, persino nel mio caso di giornalista ospite. Avevo la mia suite privata, con fragole e aragoste, e fui condotto in fretta al vicino Traghetto di Dobb per accompagnare i Led Zeppelin mentre festeggiavano con i Rolling Stones, e notai con soddisfazione che Mick Jagger era più basso di me.
Non era abituale da parte dei Led Zeppelin trattare così un giornalista. Ma c'era una spiegazione dietro questo cambiamento di atteggiamento. "Fino ad Houses Of The Holy del 1973, erano diffidenti nei confronti della stampa," racconta Danny Goldberg, il primo Presidente addetto alla pubblicità per la casa discografica del gruppo, la Swan Song. "Fui ingaggiato come agente stampa nel momento in cui loro decisero di non essere più schivi con la stampa. Gli Stones avevano fatto un tour nel '72 ed erano finiti sulla copertina di Time o di Newsweek, e ricordo Robert Plant che mi disse 'Non voglio più leggere articoli sugli Stones. Lo sai, noi siamo più famosi di loro.' Voleva che tutti lo sapessero."
Accompagnare il gruppo nel tour del 1975 fu un'esperienza strana e importante ma tutt'altra cosa dallo stato d'animo che avrebbe caratterizzato il mio incontro successivo nelle date successive del 1977. Simile al film autobiografico di Cameron Crow, Almost Famous, io accompagnai i Led Zeppelin, ma questa volta non ero uno di loro. L'innocenza e la frivolezza dei due anni precedenti erano scomparse. Tutto era già cambiato.
Tra il 1975 e il 1977, i Led Zeppelin avevano superato tutti i loro contemporanei, compresi i Rolling Stones. I biglietti per gli show dei Led Zeppelin in ambienti da 50,000 persone si vendevano tutti nel giro di minuti, e i disordini ai botteghini erano ormai routine. Quando il gruppo arrivava in città, il management noleggiava limousine civetta perché i fans cercavano di demolire le macchine affittate dai loro idoli o si lanciavano sui veicoli in movimento mentre questi si dirigevano verso le porte del backstage. La sicurezza diventò più di un semplice problema. Le loro guardie del corpo diventarono più numerose, e più aggressive. Come ha ricordato lo scomparso promoter americano Bill Graham nella sua autobiografia: "Avevo sentito parlare della durezza della loro security. Si diceva che non aspettassero altro che di uccidere. Il gruppo aveva queste guardie del corpo immense. Un paio di queste aveva la fedina penale sporca in Inghilterra. Erano delinquenti."
Nel Luglio del 1977 la security dei Led Zeppelin aveva mandato in ospedale due persone addette al palco appartenenti al gruppo di Bill Graham. Dopo, durante lo stesso tour, nel retro palco allo show all'Oakland Coliseum, uno degli uomini di Graham addetto alla sicurezza fu ricoverato in ospedale in seguito ad un incidente che vedeva coinvolti anche il manager-orso dei Led Zeppelin, Peter Grant, e il batterista John Bonham. Tutto il tour era stato costellato dalla violenza: potevano essere stanze d'albergo devastate come ristoranti, con un danno da $20,000 inflitto ad un ristorante della Pennsylvania. Da quel momento, il calmo John Bonham del 1969 era una persona completamente diversa.
"Bonham era un ubriacone aggressivo," racconta Goldberg. "Una volta facemmo una festa alla Swan Song. C'era un giornalista di nome Andy McConnell della rivista Sounds e non vedeva l'ora di incontrare Bonham. Così, va da lui e gli dice, 'Mr Bonham sono Andy McConnell di Sounds e volevo dirle che penso che lei sia il più grande batterista della storia del rock'. E Bonham, che era molto ubriaco, disse, 'Ho già ricevuto troppe stronzate da voi coglioni della stampa! Vaffanculo!'. Verso le due del mattino, io sono già completamente addormentato e Bonham bussa alla mia porta urlando, 'Alzati! Trova quel fottuto giornalista! Gli darò una fottuta intervista!'. Così mi rannicchiai sotto le coperte e feci finta di non aver sentito.
" Il giorno dopo raccontai l'accaduto a Peter Grant. Ero preoccupato, perché uno dei suoi ordini era di obbedire ai voleri della band. Andai da Peter e gli dissi, 'Guarda, lo so quanto è importante per te la stampa inglese, ma spero che non ci siano problemi per non aver aperto la porta, perché sentivo che avrebbe colpito quel povero ragazzo'. Grant mi guardò e mi disse, 'Tu sei il fottuto pubblicista, e io il manager. Immagina quante volte vengono a bussare alla mia porta. Fai come faccio io - prenditi due stanze."
Prendersi due stanze non sarebbe certamente stato d'aiuto la notte del 1977 a Chicago, quando Bonham passava di stanza in stanza brandendo una colonna del letto in ciliegio come se fosse una clava. In seguito in tour, il meno distruttivo Robert Plant decise di fare un'opera di decorazione di sé a tarda notte; qualcosa a cui non avrei potuto credere se non fossi stato sia il testimone che la vittima.
Proprio mentre stavo per andare a letto, sentì un tonfo sordo, poi un rumore assordante e improvvisamente apparve un grande buco nella parete tra la mia stanza e quella dopo mentre il pavimento era ora coperto di rottami. "Merda," mormorai all'intruso, "sapevo che sarebbe successo." "Si," rispose un Plant che affiorava. "Ma lo sapevi che sarebbe stato il Principe della Pace?".
Scesi giù al bancone di ingresso per chiedere di darmi un'altra stanza. L'addetto protestò finchè non gli dissi che la mia ora aveva le pareti unte di hamburgers e di patatine francesi, lenzuola fradice di Coca Cola e cuscini distrutti dove prima c'erano i mobili. Immediatamente, mi fu assegnata una nuova stanza.
Plant considerò la cosa come un semplice divertimento da ragazzi. "Lo sai, certe sere, è come il tour del 1973 [ durante il quale le pagliacciate del gruppo avevano finito per far cambiare nome alla Continental Hyatt House in La Casa del Baccano]," confessò Plant durante la nostra intervista. "Vale per quello che vale perché è solo divertente. Tutte quelle stronzate sulla smania dell'essere in tour sono solo un cumulo di cazzate. Noi facciamo quello che facciamo perché è divertente".
Quando gli ho fatto domande sullo stile di vita da rockstar, Plant si è appoggiato su un gomito, quasi gustando le sue immagini prima di continuare: "Lo stile di vita del rock consiste nel vivere bene e nel farsi una bella donna."
Si è mai trovato lui nella situazione di incontrare una delle sue fans femmina che tenta di fargli abbandonare la vita coniugale?
"Si", mi ha risposto, in maniera un po' riluttante. "Ma sai, le persone non si possono innamorare di me solo perché sono bravo in quello che faccio".
Sicuro?
"Errrrr…..Si".
Allora, cosa fate, dite loro di non farsi coinvolgere troppo, dite loro che siete sposati?
"O dici loro così oppure dici che se ne devono andare. Spero che non mi capiti mai di essere influenzato ma sono pronto ad andare fuori e a dare uno sguardo…Whoooops, spero che questo non torni in Inghilterra!".
Plant è sempre stato percepito come la luce contro il buio di Page, in grado di emanare una sensualità volgare. "I Led Zeppelin hanno rimpiazzato i Cream e sono diventati più famosi dei Cream", dice Goldberg. "E credo che una delle ragioni fosse che Plant era un sex symbol mentre i Cream non ne avevano mai avuto uno. Gli Zeppelin sono stati brillanti nell'aver capito che cosa il rock'n'roll fosse in termini di quanto lontano spingersi sulla sensualità e sull'apparenza forte". Loro si sono sicuramente spinti molto in avanti, ma, come riferisce Goldberg, Plant è riuscito benissimo a mantenere la stampa fuori dalla sua vita con la moglie di quel periodo, Maureen, e a nascondere le sue storie d'amore avvenute durante i tour, una in particolare con una brunetta molto attraente e raffinata che aveva rimorchiato all' Hotel Plaza di New York durante il tour promozionale nel 1975. Mentre i Led Zeppelin erano al Plaza, la ragazza nascosta di Plant faceva passeggiare il suo barboncino nell'ingresso, dove il cane abitualmente defecava sul tappetino della suntuosa lobby dell'hotel. Già considerata arrogante dallo staff, la donna si tirò addosso anche l'antipatia delle cameriere dell'hotel per essere anche molto tirchia nell'elargire mance.
Mentre pochi tra gli avvenimenti più sfortunati del gruppo riuscivano a finire sulla stampa, i Led Zeppelin ebbero molti problemi nel mantenere un'aurea di mistero intorno a loro. Circolavano di frequente delle voci sulle inclinazioni eccentriche di Page, così come del prodigioso appetito di Plant verso il gentil sesso anche se poi non molto di tutto ciò trovava conferma. Questo embargo sull'informazione fu in realtà un piano consapevole che accresceva il fattore solleticamento che riguardava questo gruppo strafamoso. "Loro l'avevano programmato," dice Goldberg. "In realtà fu una mossa ben ingegnata con sullo sfondo Grant e Page, in particolare, a fare da architetti."
Di sicuro, dal momento in cui incontrai Page di nuovo nel tour del '77, l'aria di mistero che lo circondava era più tangibile del solito. Il chitarrista aveva iniziato ad indossare uniformi para-militari e a frequentare un giovanotto dall'aspetto da vagabondo con degli zigomi perfetti. L'innocenza rovinata del ragazzo contro la noia arruffata di Page sembrava quasi cinematografica. "Non sono un cretino," ha detto una volta Page. "So quanto conta la mistica, perciò perché ora dovrei spifferare tutto?"
Aveva ragione. Assegnandosi il ruolo del Mostro di Loch Ness, segregato tra un tour e l'altro nella vecchia casa scozzese del satanista Aleister Crowley, Jimmy aveva contribuito a infittire l'enigma. Il mio incontro con lui in quel tour fu molto cordiale. Page barcollava in una stanza d'albergo sulle sue gambe invidiabilmente sottili, vestito degli abiti suntuosi della sera prima, che aveva fatto esclamare ad una passante al suo compagno, "Se questo non è una rockstar allora è una meraviglia sgargiante!". L'abbigliamento in questione consisteva di un paio di calzoni militari bianchi, leggermente macchiati, una giacca sportiva di velluto Magenta con delle strane aggiunte di pelle a treccia che scendevano fin sul sedere e camminava strisciando con indosso degli stivali scuri alti fino al ginocchio. Il completo era fiammante per un abito da sera. Page avevo un aspetto pallido e scavato, dovuto, si diceva, ad un recente attacco influenzale, che aveva spinto il gruppo a fermarsi nel mezzo di uno dei concerti a Chicago quando era troppo debole per continuare a suonare.
Page informò la sua PR e me che non aveva mangiato per tre giorni, rivelandoci che l'unico cibo che ingeriva era solo liquido e qualcosa che aveva preparato nel suo frullatore con vitamine e banane. Curiosamente, i suoi occhi scuri erano notevolmente chiari e l'opinione generale era che il solito eccessivo Page era virtualmente 'pulito'. Infatti, si è sentito per caso Plant che diceva che questa era la prima volta dopo tanti anni che Page era lucido, aggiungendo che era così nei momenti passati. "Per anni non mi sono divertito molto con Jimmy," ha testimoniato il cantante. Il commento di Page sembra tra l'altro confermare la testimonianza di Plant, nel momento in cui si è rammaricato del fatto che il dottore di tour l'aveva accusato di avergli rubato una bottiglia di Quaaludes - "Non so chi pensa di essere il dottore, chiedendomi se io gli avessi rubato i farmaci, soprattutto ora, che è la prima volta che mi ritrovo ad essere pulito dopo anni."
Dopo la sua filippica iniziale, siamo stati presentati, e dopo aver scoperto che io ero un giornalista, Page annuncia sfacciatamente che è il momento quindi di tapparsi la bocca. Non mi aspettavo niente di diverso, dato che la stampa e il chitarrista erano stati da sempre pessimi compagni. Per illustrare meglio questo fatto, Jimmy mi aveva informato che aveva intenzione di dare una festa a base di cocktail in cui sarebbero stati invitati tutti tranne la stampa. "Loro vengono solo per bere gratis," mi disse in maniera rabbiosa, scuotendo la cenere della sigaretta sul tappeto per dimostrare ulteriormente il suo sdegno.
Page dopo mi disse che l'unico modo per poter conversare con lui per l'intervista sarebbe stato quello di indirizzare le mie domande al suo PR, che le avrebbe trasmesse a lui, e questo nonostante il fatto che io sedessi a meno di un metro di distanza da lui.
Con il senno di poi, forse avrei dovuto andarmene, ma avevo 23 anni, e questa era una storia che sarebbe finita in prima pagina. La mia dignità sembrava superflua e questo era lo stesso chitarrista che io avevo idolatrato sin da quella sera a Detroit otto anni prima. Il ricordo di quella serata rese questo scambio tutto il più squallido e umiliante.
Nonostante la sua ovvia ostilità, Jimmy sembrò interessato alla mia reazione al concerto della sera precedente. Gli dissi che avevo visto dei migliori concerti dei Led Zeppelin e pensavo che questo concerto in particolare era sembrato spento. Sui quotidiani di Meannapolis e nelle parole di Plant questa sensazione aveva fatto già eco. Aggiunsi, inoltre, che Page era sembrato più vivace sul palco che non nel loro ultimo tour. "Questo è il motivo per cui Robert è così scazzato," disse solennemente, senza rivelare, però, se questo commento fosse una battuta o no. "Io sono molto vivace, questo è il motivo per cui sono felice."
"Infatti, penso che ci siano stati dei momenti davvero tremendi sul palco la scorsa notte. E' stato molto intenso…"scemando, mentre guardava fuori dalla finestra.
Forse faceva riferimento al set acustico, quando il cavo della chitarra di Jimmy era più corto del solito, e in estasi, è balzato dalla sedia e si è diretto verso il fondo del palco scollegando, così, la chitarra dall'amplificatore.
Improvvisamente illuminato da qualche ricordo, disse: "Eravamo tesi, ma sciolti. Rilassatamente tesi." Come se stesse assaporando la frase. "Sai, un giorno mi piacerebbe chiamare un disco così, Rilassatamente tesi." Dopo si alzò, in maniera alquanto traballante, con una mano pallida sulla sedia, e poi riprese a parlare. "Non sono proprio dispiaciuto di dire questo, ma questa intervista è finita," concluse, come un attore risoluto di una commedia in maschera vittoriana.
Questa sarebbe stata l'ultima volta che avrei intervistato Jimmy Page. Tre anni dopo, dopo l'uscita dell'album finale, In Through The Outdoor nel 1979, gli Zeppelin si sciolsero improvvisamente a causa della morte di Bonham. Forse non erano destinati a entrare nella decade successiva, ma il loro dominio assoluto della scena anni '70 non potrà mai essere sottovalutato. Sono riusciti ad ottenere tutto quello che si erano prefissati. I Rolling Stones, i Beatles e Jimi Hendrix erano state le icone degli anni '60, possedute in maniera emotiva da gente più grande rispetto al pubblico per lo più adolescente dei Led Zeppelin; una base di fans desiderosa di creare i suoi eroi. I Led Zeppelin sono stati l'essenza del punto in cui era arrivato il rock'n'roll negli anni '70: in termini di versi poetici, di sensualità, di tecnologia e della ri-invenzione da parte di Jimmy Page di ciò che ora si intende per guitar hero.
Inoltre, nonostante l'enorme successo che avrebbero raggiunto in Inghilterra, fu l'America il posto dove divennero un vero fenomeno. Il loro DVD del 2003 e il loro concerto lo riconoscono sin dal titolo: Come Fu Conquistato Il West. L'eredità continua tutt'oggi. Più grandi e più eccentrici di qualunque altro gruppo rock sorto dopo la loro nascita, i Led Zeppelin sono a prova di resistenza. Il che, dopo tutto, è stato parte dei loro progetti. "Ciò che stiamo cercando di portare a termine è l'essenza di un gruppo di sopravvivenza," mi disse Plant nel 1977. "Non c'è motivo alcuno perché questa cosa si debba fermare. E' uno di quei gruppi con sufficiente immaginazione tra di noi per consentire che tutto vada avanti. Attribuisco la nostra lunga vita alla immaginazione, all'auto-stimolazione e alle fighe."
Fece una pausa di un minuto, mentre un'ombra gli passava sul volto. "Anche se un giorno, quando mi colpirà un grande cambiamento, dovrò veramente andarmene e pensare al mio futuro come un uomo più che come un ragazzo che si pavoneggia."


Testo e interviste ad opera di JAAN UHELSKZI per la rivista musicale inglese MOJO
Traduzione in italiano ad opera di Bruno Cavicchini