TEMPI DURI STORIA: Deep Purple
 


LA PECORA NERA DELLA FAMIGLIA
Chitarrista geniale, mattacchione, cacciatore di fantasmi, bastardo capriccioso. Reclutando e licenziando musicisti a volontà, Ritchie Blackmore è ancora l'Uomo Più Difficile del Rock.

Ottobre 1970, i Deep Purple sono i re del mondo. Il loro quarto album in studio, Deep Purple In Rock, è nella Top 10 inglese, mentre Black Night, un singolo registrato in gran fretta al Newton Arms vicino i Kingsway Studios di Londra, è stato un successo in tutta Europa. Le band di capelloni che suonano heavy rock sono in crescita ma i Deep Purple si stanno affermando velocemente. Sedici mesi prima i membri fondatori - il chitarrista Ritchie Blackmore, il tastierista Jon Lord e il batterista Ian Paice - erano rimasti galvanizzati dall'arrivo di un nuovo cantante, Ian Gillan, e dal bassista, Roger Glover.
La formazione originale aveva cominciato a girare l'America, ma quest'ultima - poi conosciuta come la Classica Mark 2 - è pronta a fare la concorrenza ai Led Zeppelin. I Deep Purple hanno un mix simile fatto di genialità chitarristica e di forza vocale e iniziano un tour in Francia all'Olympia Di Parigi, per il quale vengono pagati £900, la parcella più alta per loro fino a quel momento. Tuttavia, mentre il gruppo festeggia al Rock'n'Roll Circus Club del posto, i semi della loro distruzione sono stati già seminati da Blackmore e da Gillan, due gran bevitori di 25 anni con anni di polemiche davanti a loro.
"Spesso mi prendo io la colpa al posto suo," mi ha detto Blackmore 25 anni dopo, dopo aver bevuto diverse birre e nel profondo dell'intervista. "Ian è stato un ragazzo molto riservato e timido finchè non gli ho fatto questo…". Fa una pausa, con calma. "Per qualche motivo conservo questo amore infantile di fare scherzi. Così…lui si era andato a sedere ed io vidi che era un po' ubriaco e così gli ho tolto la sedia da sotto. Quello di cui non mi sono reso conto era che dietro di noi c'era un dislivello di 15 piedi e lui è caduto - sbattendo la testa. Ho sentito la sua testa andare…[Blackmore dà dei colpi sul tavolo, in modo così forte da far saltare i nostri occhiali] sul pavimento.
"Pensavo che ormai era spacciato. Pensavo che fosse morto. Ma lui si è alzato ed io gli dico, Stai bene?E lui, Si, mi sono solo fatto un po' male la testa. Ma da quel momento non fu più lo stesso."
Ritchie Blackmore, comunque, è rimasto lo stesso. Sarà ricordato per sempre per due cose: il riff di Smoke On The Water e per essere uno degli uomini più difficili del rock. Nei primi sei anni dei Deep Purple ha licenziato per due volte metà della formazione. Dopo lui è andato via, ha messo su i Rainbow, ha avuto tre cantanti e più di una dozzina di turnisti in dieci anni. Ma il Capo dall'Inferno sostiene che lui non ha mai chiesto nulla di più a nessuno se non quello che lui chiede a sé stesso: la perfezione totale. "mi arrabbio molto se la gente non lavora mentre io si. E questo non fa altro che convincere le persone che io sono capriccioso."
Blackmore è stato accusato molte volte di essere capriccioso. Mettiamo che i Deep Purple abbiano fatto il disco più bello di tutti i tempi, allora Blackmore avrebbe sospirato, si sarebbe lamentato e avrebbe litigato con il cantante. Gli ci è voluto un anno per stancarsi del cantante iniziale dei Deep Purple, Rod Evans, e del bassista, Nick Simper. I loro sostituti, Gillan e Glover, sono durati quattro anni, dal Giugno '69 al Giugno 1973. In questo arco di tempo abbastanza tranquillo, il gruppo ha realizzato quattro dischi in studio e il doppio dal vivo, Made In Japan. Questo disco, pubblicato otto mesi dopo Machine Head nel 1972, avrebbe dovuto dare loro più tempo per comporre, invece Who Do We Think We Are fu pubblicato in fretta due mesi dopo e, all'apice del loro potere, Blackmore mise la band in ginocchio.
Il colpo alla testa di Gillan non sarà servito, ma le sbronze eccessive e la salute precaria peggiorarono le cose, e la coppia presto si ritrovò a detestarsi reciprocamente. Blackmore spingeva, e Gillan saltava. Anni dopo, i protagonisti avrebbero detto:
Gillan: "Andare via dal gruppo all'apice del successo sembrerebbe stupido ma non vedevo altro modo per risolvere la situazione."
Blackmore: "Mi ricordo che lo chiamavo Oliver Rude perché somiglia molto a Oliver Reed. E' un individuo molto sfacciato."
Gillan: "Nessuno mi parlava, nessuno mi ascoltava e nessuno mi diceva di stare zitto. Forse sono risultato ingestibile perché nessuno mi ha detto affettuosamente, Sono sicuro che possiamo risolvere il problema."
La situazione divenne davvero pessima, come ricorda Glover: "Nell'ultimo anno di vita del gruppo non penso che Ian e Ritchie si siano detti una parola."
Verso la fine del 1973, Blackmore stava già facendo programmi per re-inventare i Deep Purple. O di andarsene. O tutte e due le cose.
Aveva cercato di lavorare con Phil Lynott dei Thin Lizzy, portandosi Ian Paice per registrare tre canzoni (che non sono mai state pubblicate) come Baby Face. Lynott non era affatto convinto di sciogliere il suo gruppo, così Blackmore sciolse il suo. Alla fine fece un gran casino. Volendo reclutare solo un cantante più blues, licenziò anche Glover.
Dopo di che, se Blackmore non riusciva a sopportare Gillan né era riuscito ad avere Lynott, prese la decisione di corteggiare il suo nuovo cantante preferito: Paul Rodgers dei Free. Ci era quasi riuscito, ma anche Rodgers alla fine fece marcia indietro e formò i Bad Company. Alla fine arrivarono un giovane sconosciuto, occhialuto e con l'acne proveniente da Redcar, chiamato David Coverdale e Glenn Hughes, un musicista stagionato nel gruppo delle Midlands, i Trapeze. Come il Doctor Who il gruppo era tornato: ancora con il nome di Deep Purple ma completamente differenti. Burn, il primo album della nuova formazione, quest'anno fa trenta anni e rimane uno dei loro dischi migliori. Ma con Blackmore che aveva ottenuto proprio quello che cercava, di nuovo andò tutto in malora, anche se, questa volta, non era l'unico a doversi assumere la responsabilità.
Il gruppo ricevette un enorme successo grazie a Burn, diventando nel 1974 il gruppo più importante del mondo, girando per gli USA con un jet privato in stile Led Zeppelin e con un cachet da $75,000 per essere il gruppo di punta al California Jam Festival davanti a 200,000 persone. A insaputa di Blackmore, Hughes era diventato un cocainomane e stava sviluppando un ego in rivalità con Blackmore. Ma era tutto iniziato così bene….
"In Burn c'era un gruppo rock che si stava divertendo e che suonava bene," racconta Blackmore. "Ma quando arrivammo al periodo di Stormbringer, Glenn propendeva più per il R&B e David pure. Stavano trascinando anche Jon verso questa direzione e naturalmente Paicey, visto che sapeva suonare anche il funky. Tutti tranne me. Pensavo, Odio questa fottuta merda!"
Alla fine Blackmore si ritrovò esiliato dal suo gruppo.Durante le sedute per la registrazione di Stormbringer cominciò a fare progetti per un disco solista. "Ritchie ci suonava qualcosa," ricorda Jon Lord, "e andava avanti. Vi piace? E noi, E' bello, proviamolo. No, me lo tengo per il mio disco solista."
Stormbringer fu un mezzo flop, la band fece un tour di promozione con difficoltà, e Blackmore tenne il muso nella maggior parte delle date fino agli ultimi spettacoli, mentre veniva registrato ciò che più tardi nel 1976 fu l'ennesimo album dal vivo, Made In Europe.
Tuttavia, Blackmore fece molto di più che lasciare i Deep Purple: riuscì in qualche modo a far licenziare il chitarrista del gruppo spalla - gli Elf di Ronnie James Dio - rubando e ri-inventando la band per sé, i Rainbow, ispirato dal Rainbow Bar & Grill sul Sunset Boulevard di Hollywood. "Ero lì dentro ad ubriacarmi con Ronnie come al solito," ricorda Blackmore, "e lui mi disse, Come lo chiamiamo il gruppo? Ed io ho indicato l'insegna luminosa. Fummo fortunati che non eravamo al Bull And Bush, o in qualche altro bar da travestiti dove spesso andavamo…"
Il gruppo finì per sembrare una porta girevole. Se Blackmore era stato un compagno di band difficile, diventò una persona impossibile nei Rainbow. Nella loro corsa iniziale, 1975-'84, il gruppo registrò sette dischi conformazioni diverse.
Dopo il primo disco (Ritchie Blackmore's Rainbow), mantenne solo Dio nella formazione. Il bassista, Jimmy Bain, durò solo un album prima di abbandonare. Blackmore non riuscì a fare a meno di dare fuoco al letto di Bain mentre questi si stava divertendo con un'amica.
"Diedi fuoco a qualcosa e la misi vicino al suo letto," ricorda il chitarrista, "e cominciò a incendiare le coperte del letto. Ma Jimmy non se ne accorse. E così, ero lì a guardare le fiamme che si alzavano. Ma Jimmy era troppo impegnato con la ragazza. Così, ci riprovo, Cazzo, il letto va a fuoco! Afferrò le lenzuola del letto e le gettò fuori dalla finestra."
Altri membri dei Rainbow furono terrorizzati in diversi modi. Da vecchio fan di sedute spiritiche, Blackmore era contento che lo chateau francese dove i Rainbow stavano registrando il quarto album, Down To Earth, fosse infestato dal fantasma di Chopin.
"Mi stavo ubriacando e mi chiedevo come mai nessuno andasse nella propria stanza," dice Blackmore. "Alla fine mi resi conto che il motivo era che tutti avevano una paura fottuta. Tutti aspettavano che arrivasse l'alba. Erano pietrificati."
In una occasione, il batterista dei Rainbow, Cozy Powell, lasciò Blackmore e il tastierista Don Airey nella sua stanza mentre lui corse in bagno. Con lo scrosciare dell'acqua, Powell uscì dalla finestra, si lasciò scivolare giù lungo il tubo di scarico e attraverso il cortile scivolò nella stanza di Airey. Una volta giunto lì, accese una candela e cominciò a danzare saltellando sotto un mantello, chiaramente visibile attraverso la finestra. Don, convinto di aver visto uno dei demoni di Blackmore, rabbrividì a morte per la paura. Il chitarrista, non sapendo che quello era Powell, rimase enormemente impressionato.
Quella line-up dei Rainbw (con alla voce Graham Bonnet e ora completata, con una logica bizzarra, da Roger Glover) divenne la più famosa, ottenendo due successi in Inghilterra con Since You Been Gone e con All Night Long e garantendo a Blackmore la possibilità di avere un seguito serio in America. Anche in Europa la loro posizione era cresciuta ma patì malamente ai primi due spettacoli alla Wembley Arena. Blackmore fu scontento della reazione del pubblico e terminò lo show dopo 70 minuti. Dopo 10 minuti in attesa di un bis che non arrivò mai, la folla sfogò la sua furia causando un danno da £10,000 all'arena. Furono arrestate 10 persone e la storia ebbe un'eco sulla stampa nazionale, sigillando la reputazione di Blackmore di bastardo lunatico che dava il meglio solo se sentiva che il pubblico faceva lo stesso.
Inoltre, mentre alcuni tra la base dei fans non rimasero impressionati dalla direzione commerciale intrapresa dal gruppo, Blackmore non aveva tali riserve. Non sarebbe durata. Powell andò via, seguito da Bonnet. Sospesi sulla soglia di quel successo americano inafferrabile, Blackmore perse ancora una volta terreno.
Quando l'ho intervistato l'ultima volta, Blackmore si è lamentato a lungo di quasi tutte le persone con cui ha lavorato. Come hanno fatto loro nei suoi confronti, con gran divertimento del chitarrista. Da intrattenitore, sopra e fuori dal palco, la sua inclinazione per gli scherzi pesanti - nonostante avesse quasi ammazzato Ian Gillan - rimane integra.
Una volta, mentre stavo facendo un'intervista alla Normandie In, Long Island, rimasi ad ascoltarlo per molto più tempo di quanto mi permettesse la vescica. Alla fine assecondai il richiamo della natura e domandai dove fosse un bagno. Blackmore avvertì il mio disagio e descrisse un percorso lungo e complicato. Con la testa che mi girava, mi alzai, girai a destra, mi precipitai sotto il bar, ignorando il volto accigliato del barista, proseguii lungo un corridoio scuro giungendo davanti alla luce accecante della cucina dove un numero di cuochi divertiti mi indicava un'altra porta, e, alla fine, arrivai davanti ad una porta su cui c'era scritto Uomini. Appena entrato, stordito per il sollievo, sospirai e mi rilassai. Dallo scompartimento affianco al mio la voce di Blackmore mi dice allegramente. "E' una bella passeggiata, no?" Dopo tira lo sciacquone, va via e torna a sedersi Al tavolo che avevamo tutti e due lasciato da appena 10 minuti. Mentre lo seguivo lui non fece menzione alcuna della deviazione che mi aveva fatto fare, ma riprese da dove ci eravamo interrotti: Ian Gillan.
Nel 1984 il richiamo lusinghiero di un'altra occasione economicamente vantaggiosa portò inevitabilmente alla reunion con il cantante, con Glover e con il resto della formazione classica. Non è durata. Nonostante siano passati 10 anni, nonostante abbia dichiarato "preferirei tagliarmi la gola piuttosto che ritornare", Gillan è tornato per un altro album dei Deep Purple e per un tour per il venticinquesimo anniversario. Presto Blackmore ha cominciato ad accusarlo di cantare male, di dimenticarsi i testi e - come scritto su note consegnate a tutti e tre i membri del gruppo - di avere un atteggiamento non professionale. Questa volta fu Blackmore ad andarsene. Per l'ultima volta. Anni dopo ha finalmente spiegato il motivo. "Quello che volevo io era una questione marginale, questo era quello che voleva il tutore. Il tutore comanda. Ma un tutore non riesce mai a portare a termine nulla. Non si può andare dal tutore nella musica rock. Non funziona."
Forse, allora, L'Uomo Più Difficile Del Mondo non avrebbe potuto funzionare se non fosse stato semplicemente una persona difficile.
Domandatogli provocatoriamente su quale epitaffio gradirebbe sulla sua tomba, Blackmore suggerisce: "Quest'uomo è morto chiedendosi che cosa è stato tutto ciò…" Questo è in linea con la teoria di Glover: "Ritchie è in cerca di qualcosa che lo ecciti ma non credo che sappia cosa sia. Non lo so, forse non è in grado di gestire il suo talento. Lui è una di quelle persone a cui Dio ha puntato il dito e ha detto, Tu! Tu avrai qualcosa che nessun altro ha."
E' questa la risposta? E' stato risolto finalmente il mistero? Blackmore ha semplicemente disapprovato dicendo: "Roger conosce un sacco di storie su Dio".



Testo ed intervista ad opera di NEIL JEFFRIES per la rivista inglese MOJO Traduzione in italiano ad opera di Bruno Cavicchini



NOTTE NERA
Quale modo migliore di trascorrere una serata a Nottingham se non con Ritchie Blackmore, una tavola con lettere di tipo Ouija e con il fantasma della Stanza "211?

Come la maggior parte degli artisti degli anni '60 - Joe Meek, David Bowie, Jimmy Page - Ritchie Blackmore nutriva un interesse appassionato per il soprannaturale. Io ho avuto la (s)fortuna di partecipare a diverse sedute spiritiche e son passato dall'essere totalmente scettico ad avere un atteggiamento cautamente aperto. In un'occasione durante il tour del 1981 dei Rainbow, mi sono unito a Blackmore e a un gruppetto di appassionati nella sala da pranzo illuminata dalle candele di un albergo dall'aspetto antico a Nottingham.
Con un tabellone Ouija di fortuna e con un bicchiere sul tavolo davanti a noi facemmo la solita domanda: "C'è qualcuno?", "Hai un messaggio?". Presto l'atmosfera cambiò. Il bicchiere messo a rovescio cominciò a girare in maniera agitata. Blackmore cominciò a fare un numero enorme di domande, ma il bicchiere continuava solo a indicare con le lettere e i numeri "Stanza 211". Una della nostra comitiva, una bella ragazza rock dall'aspetto maturo soprannominata la Signora di Avon, cominciò a fare domande: "Dimmi chi sei?" "hai un messaggio per me?", mentre nel frattempo lei guardava fisso verso il soffitto in modo particolare. La risposta fu immediata: "Vaffanculo brutta megera, morirai come tua madre!". Il bicchiere volò fuori dal tavolo e, tanto per non bastare, un ceppo di fuoco si riversò fuori dal caminetto nel focolare. La Signora di Avon uscì fuori dalla stanza urlando, incontrando in quel momento il nuovo cantante dei Rainbow, Joe Lynn Turner, mentre questi teneva stretta una candela accesa e cantava in maniera tetra. Da membro appena entrato nella band, Turner cercava di entrare nelle simpatie di Blackmore; Blackmore rimase indifferente. Dopo che Turner ebbe emesso il gorgheggio, si ritornò alla situazione iniziale.
L'atmosfera diventò oscura e l'aria nella stanza diventò spessa e afosa. L'unica risposta che riuscimmo ad ottenere dal tabellone delle lettere fu "Aiutatemi" e, di nuovo, "Andate nella stanza 211". La bottiglia di Johnny Walker Etichetta Nera che era risultata efficace prima non calmò abbastanza le nostre paure e da lì in poi la serata diventò confusa. Nessuno riuscì a dormire molto.
Il giorno dopo chiesi all'addetto alla reception delle informazioni sulla stanza 211 e questi mi raccontò che negli anni '30, un industriale per bene assassinò la sua amante in quella stanza, prendendola a bastonate fino alla morte con una bottiglia di champagne. Si impiccò a causa dei suoi problemi. Eravamo entrati in contatto con l'assassino o con la donna? Ero stato raggirato? Chi lo sa?
Una settimana dopo, Blackmore maledisse una giornalista di Sounds. Un paio di giorni dopo, le caddero i capelli…ma questa è un'altra storia.


Testo ad opera di PETER MAKOWSKI Traduzione in italiano ad opera di Bruno Cavicchini