TEMPI DURI STORIA: MOTORHEAD
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NATI PER PERDERE
I Motorhead sono stati descritti con disprezzo come “il gruppo peggiore del mondo”. Dopo sono trascorsi otto mesi in cui i tre tipetti non hanno arrecato danno a nessuno – anche quando si sono ritrovati derubati di nascosto o quando hanno dato fuoco al loro batterista.
Tre anni dopo il loro concerto così detto d’addio al Marquee di Londra, dei Motorhead per nulla defunti suonano alla Stafford Bingley Hall. E’ il Luglio del 1980, e il trio in questione è il gruppo principale al festival campestre di Heavy Metal, prima dei Saxon, delle Girlschool e dei dispersi Mythra, Vardis e Angelwitch. Durante lo spettacolo, il gruppo viene presentato con dischi d’argento in onore delle 250.000 copie vendute del disco Bomber dell’anno precedente. Il bassista/cantante Ian “Lemmy” Kilminster, il chitarrista “Fast” Eddie Clark e il batterista “Philty” Animal Taylor vengono premiati da una finta Regina. A tal proposito, il gruppo riceve i dischi in ginocchio, come se stessero per essere nominati cavalieri.
Nonostante ciò, non è bene tutto ciò che finisce bene. “Mi sono sentito poco bene durante questo spettacolo,” ricorda Lemmy. “Dopo nel backstage ho collassato e mi hanno dovuto rianimare per il bis. Non ricordo perché – probabilmente sono rimasto sveglio per tre giorni. Così sono crollato….”
Da gran consumatore di solfato di anfetamina, di Marlboro e di Jack Daniel’s, il leader dei Motorhead fu distratto anche da un gruppo di ammiratrici femminili. Allo Stafford Bingley Hall, a Lemmy gli avevano fatto pompini per tutto il pomeriggio. Racconta Lemmy, “C’erano ragazze ovunque.” Una “sventola indiana” in particolare fece presa su di lui, e il cantante/bassista si chiuse in stanza con lei per tutto il pomeriggio, rifiutandosi di uscire fuori e facendo incazzare Fast Eddie Clark.”C’era così tanto da fare per il concerto,” racconta il chitarrista. “Non riuscivo a credere come Lemmy si facesse scopare così tanto.”
Nel 1980, i Motorhead stanno per trascorrere un periodo di successo commerciale breve ma luminoso. Altri gruppi dello stesso genere forse hanno compilato dei cataloghi di arretrati più completi e più coesi, ma pochi di loro sono riusciti ad essere convincenti come i Motorhead in quel periodo compreso tra ‘Ace of Spades’ del 1980 e il live ‘No Sleep Til Hammersmith’ del 1981. Il fatto che il gruppo abbia pubblicato due dischi in studio, più l’Ep ‘St Valentine’s Day Massacre’ arrivato al quinto posto della classifica inglese (registrato con il gruppo femminile delle Girlschool) in questi otto mesi è sicuramente degno di nota.
“In effetti, se mi guardo indietro, fu una cosa folle,” racconta Phil Taylor, ora cinquantenne. “Forse siamo stati il gruppo più lavoratore del mondo. Eravamo in tour in continuazione e quando non facevamo concerti in giro eravamo impegnati a registrare. Non avevamo nessun tempo né un budget. Ma eravamo una gang, eravamo come dei fratelli. Ridevamo insieme, suonavamo insieme, e litigavamo insieme. Io ed Eddie facevamo a pugni continuamente, ma ci volevamo così bene che ci dimenticavamo subito della scazzottata. Non ci scusavamo mai a vicenda perché sapevamo che eravamo veramente dispiaciuti.”
Tutto era iniziato male. Nel 1975, Lemmy, all’epoca un fuggiasco dagli space-rockers Hawkwind, mette su un nuovo gruppo (al momento chiamato Bastards) insieme al batterista Lucas Fox e all’ex-chitarrista dei Pink Fairies/UFO Larry Wallis. Debuttano – spaventando il pubblico al Roundhouse di Londra – facendo da spalla ai Greenslade, un gruppo di prog rock alquanto stravagante. Verso la fine dell’anno, Fox va via e il giovane sconosciuto Taylor prende il suo posto nei ri-nominati Motorhead. Nel Gennaio del 1976, viene pubblicato l’album di debutto, ‘On Parole’. Un mese dopo va via anche Wallis, rimpiazzato da Eddie Clarke, un chitarrista a cottimo precedentemente con Curtis Knight, ex-datore di lavoro di Hendrix, , e ultimamente impegnato a lavorare come pittore e come decoratore. Ora la classica formazione a tre dei Motorhead è fatta.
Con l’arrivo del 1977, anche un altro album, omonimo, si ferma alla 43esima posizione nella classifica inglese. Descritti abitualmente da Melody Maker come “il gruppo peggiore al mondo”, la band vive nelle case occupate abusivamente, suonando in concerti organizzati da roadies squattrinati. Hanno suonato al Roundhouse insieme ai The Damned – un concerto rovinato dagli Hell’s Angels – e appartengono, in un certo senso, tanto alla comunità punk quanto a quella metallara. Alla base, i Motorhead non sono né metallari né punk. Sono un gruppo rock, sebbene di un rock molto forte. Quando nel 1979 il disco ‘Overkill’ raggiunge la 29esima posizione in classifica, il gruppo sente di aver fatto qualcosa di giusto. E non ci furono neanche progetti di indietreggiamento.
“Non abbiamo mai pensato di fare nient’altro. Non sapevamo come fare altro,” racconta Taylor. “Anche quando suonavamo in posti come l’Hammersmith Odeon o lo Sheffield City Hall, eravamo ancora al bar a farci un drink prima di salire sul palco. Eravamo arrivati al punto in cui i posti in cui suonavamo ci dovevano chiedere di smettere, perché per loro diventò un vero problema una volta che venivamo individuati. Tuttavia, non ci siamo mai voluti fermare.”
Con la scena punk inglese in crisi e l’ascesa della New Wave of British Heavy Metal, il gruppo si trovò a conquistare un pubblico giovane, affascinato, già trascinato dai loro simili Iron Maiden. La loro reputazione di gruppo più sporco, più rumoroso che si potesse mai immaginare si era sparsa al di là della stampa musicale, inducendo il London Evening News a denunciarli in quanto pericolosi per l’udito del pubblico adolescente in seguito ad un concerto del gruppo in cui si erano registrati ben 119 decibel. Il loro disco successivo avrebbe solo dato la certezza della reputazione ambigua dei Motorhead.
Composto nel corso di 6 settimane ai Jackson Studios, nel Rickmansworth, e prodotto da Vic Maile, ‘Ace of Spades’ era il culmine di tutto ciò che sino ad allora i Motorhead avevano promesso. Dalla title-track – tutt’ora una delle canzoni più famose dei Motorhead – sino a ‘Jailbait’, a ‘The Hammer’ e a ‘(We Are) The Road Crew’ (che il gruppo dedicò espressamente alle persone che lavoravano per loro in studio, facendo scoppiare in lacrime un macchinista) questo era un rock’n’roll aggressivo, con un obiettivo preciso, un rock di pura arte.
“L’album è proprio veloce,” disse Eddie Clarke alla rivista Sounds in quell’anno. “Forse abbiamo tenuto una bella velocità [qui Clarke fa un gioco di parole ambiguo con ‘speed’, inteso sia come ‘velocità’ che come tipo di droga particolare. NdT]. Qualunque cosa sia, lo amo.”
Con una copertina raffigurante una foto di loro tre vestiti da cowboy (in realtà scattata in una cava abbandonata nel Sud Mimms, Hertfordshire) ‘Ace of Spades’ fu pubblicato nell’Ottobre del 1980 e si piazzò al quarto posto della classifica inglese.
Il tour Ace Up Your Sleeve partì in Ottobre al Newcastle Mayfair e finì 29 date dopo al Fiesta Ballroom di Dublino. Nel mezzo del tour, il gruppo si dedicava a distruzioni in avamposti di provincia, compresi Poole e Crawley, così come suonò da gruppo principale per quattro notti all’Hammersmith Odeon di Londra. In più di un mese di tour, il gruppo e la road crew riuscirono ad fare solo cinque sere di pausa.
“I tour passavano sotto il segno della confusione,” racconta Taylor. “Facevamo uso costante di droghe perché è difficile mantenere quel ritmo quando si lavora così tanto. Ma cercavamo un albergo solo ogni quattro o cinque notti, tanto per poter dormire almeno per una sera lontano dal puzzo delle scoregge che ci facevamo a vicenda – e in un letto che non fosse stato portato con noi in viaggio.”
Questi concerti catturarono un gruppo all’apice della sua forza. Giunti sul palco introdotti dal tema di Ennio Morricone, Il Buono, Il Brutto e il Cattivo, i Motorhead schieravano il loro impianto luci Bomber, raffigurato sotto forma di un aereo-caccia della Seconda Guerra Mondiale, che si abbassava in maniera precaria sul palco durante l’esecuzione della canzone omonima. Inoltre, il batterista veniva illuminato da una serie di fuochi d’artificio poco apprezzati.
All’Hammersmith, la squadra del gruppo aveva montato un congegno pirotecnico, progettato per lanciare un paio di fuochi d’artificio lungo due cavi separati posizionati ad angolo a 45 gradi sopra la batteria di Taylor, andandosi a incrociare sopra la testa del batterista. Sfortunatamente, i due fuochi pirotecnici si scontrarono, finendo innanzitutto con l’asciugare completamente i capelli inzuppati di sudore di Phil e poi incendiandoli. Il tecnico di batteria di Phil riuscì subito a spegnere le fiamme grazie ad un secchio di acqua ghiacciata.
Nel mese di Dicembre, dopo un’esibizione alla Ulster Hall di Belfast, Taylor riuscì addirittura a spezzarsi il collo. Phil – ora soprannominato Clumso – era stato sollevato in aria da uno dei compagni di bevute, il quale stava dimostrando come poteva sollevare così in alto il batterista. Ad un certo punto, il compagno perse la presa, Taylor cadde sui gradini delle scale e fu costretto all’immobilità per quasi tre mesi.
Fuori dai tour, c’erano altri problemi. Taylor fu fatto allontanare dal suo appartamento nel mezzo della notte per poi scoprire che gli erano state tagliate l’elettricità, il gas e il telefono. Il giorno dopo il batterista si precipitò in banca e scoprì che il suo conto era vuoto e che mancavano quei soldi che avrebbe dovuto ricevere come pagamento durante il tour.
“In pratica ci tenevano sempre in tour in modo tale che noi non sapevamo che nel frattempo venivamo derubati da chiunque,” spiega. “Ci sono state sempre delle scuse a riguardo….Oh, c’è stata una nuova ragazza in ufficio, ma l’abbiamo dovuta licenziare, per ciò non vi è stato dato lo stipendio. Durante tutto questo periodo, i Motorhead stavano guadagnando molto ma noi non ne vedevamo l’ombra. Ci dicevano che i nostri tour non stavano incamerando molti soldi, quando invece tutte le sere facevamo il tutto esaurito.”
“Gli amici ci dicevano che ci stavano derubando, ma noi eravamo così occupati a goderci quello che stavamo facendo che non prestammo ascolto a quello che loro ci dicevano. Circa 10 anni fa abbiamo aperto una causa legale, e ognuno di noi tre ha ricevuto un assegno di £40.000 circa. Il nostro avvocato ci ha detto che, solo per quanto riguarda il merchandising, dovremmo essere milionari.”
Nel Marzo 1981 i Motorhead erano di nuovo ai “lavori forzati”, viaggiando prima per l’Europa e poi in USA per le prime date del tour americano, aprendo, con sconcerto, per i soft-rockers Heart. Nel frattempo, si stava mettendo a punto una registrazione che testimoniasse il tour Ace Up Your Sleeve, mettendo insieme soprattutto i concerti alla Queens Hall di Leeds e alla City Hall di Newcastle.
“Fu un vero stress registrare quei concerti,” ricorda Taylor. “Avevamo solo un’ora di extra di soundcheck per poter ottenere il suono che poi sarebbe andato a finire sul disco. Poi c’è uno studio di registrazione mobile parcheggiato fuori dal locale dove si suonerà che registra tutto. E, ovviamente, c’è il tuo manager che gira nei paraggi a ricordarti di non fare il cazzone perché tutta questa apparecchiatura costa un sacco di soldi. E a te, a quel punto, che ti viene voglia di dire, Ma vaffanculo! Il significato di fare uno spettacolo è che non c’è pressione, è fare quello che ti senti d’istinto di fare. Ho capito che se io cominciassi a pensare alle conseguenze che deriverebbero dallo sbagliare, allora non sarei nelle condizioni mentali giuste per riuscire a suonare!”.
Stranamente, all’epoca i Motorhead non avevano intenzione di fare un disco dal vivo. Mentre il gruppo era in tour in Australia, la loro etichetta lo pubblicò. Al ritorno, Lemmy fece una lista di tutte le cose che a loro non piacevano della registrazione, ma inutilmente. ‘No Sleep Til Hammersmith’ fu pubblicato nel Giugno del 1981 e raggiunse il primo posto nella classifica inglese. “E noi, che cazzo ne sapevamo?”, ricorda Eddie Clarke.
Alla fine sarebbe stato il momento migliore del trio. I Motorhead furono subito spediti in studio per registrare il disco successivo, ‘Iron Fist’, ma, in base a quanto dice Lemmy, il gruppo soffriva di “compiacimento”. Le canzoni erano sotto la media, alcune non erano neanche finite, e Eddie Clarke era stato costretto a rivestire il ruolo di produttore dopo che gli era stato detto che il gruppo non poteva permettersi di assumerne uno dall’esterno. I problemi di pianificazione da parte della casa discografica compromisero la possibilità di far arrivare il disco nei negozi prima dell’inizio del tour, ma grazie alla loro reputazione passata l’album riuscì a raggiungere ancora una volta la quarta posizione nella classifica inglese. Tuttavia, dal punto di vista commerciale e della creatività, lo sfacelo aveva piantato il seme.
Durante il tour statunitense, il gruppo prenotò uno studio a Toronto per registrare del pezzo country ‘Stand By Your Man’ di Tammy Wynette insieme a Wendy O. Williams, cantante del gruppo rock americano The Plasmatics. Clarke considerò il duetto una “beffa” ed era preoccupato che ciò danneggiasse la reputazione dei Motorhead. Dopo una lite con Lemmy, il chitarrista abbandonò il gruppo. Il gruppo pensava che sarebbe ritornato: in base al racconto di Lemmy, Clarke già in precedenza aveva dato segnali di tentennamento ma alla fine era sempre tornato all’ovile. Ma questa volta non fu così. “Se ne sarebbe potuto andare in un momento migliore, prima o dopo il tour, ma con due concerti da fare è un po’ pesante da digerire,” si lamentò Lemmy. Ha detto Clarke, proprio lo scorso anno, che la decisione di lasciare i Motorhead gli “aveva spezzato il cuore”.
“Mi chiedi se credo che i Motorhead siano finiti il giorno in cui Clarke ci ha abbandonati?” dice meditando Taylor. “Si, penso proprio di si. Per tante persone quella era la classica formazione dei Motorhead.”
L’anno successivo, Taylor abbandonò il gruppo, per poi tornare brevemente nel 1991 finchè, come ha detto Lemmy, “le sue ginocchia funzionarono”. Oggi i Motorhaed comprendono Lemmy, il batterista Mikkey Dee e il chitarrista Phil Campbell, componenti presenti nel gruppo rispettivamente da 12 e da 21 anni. Purtroppo per questi due musicisti, la loro permanenza nella band sarà sempre messa in ombra dalle conquiste ottenute dal gruppo che ha realizzato ‘Bomber’, ‘Ace of Spades’ e ‘No Sleep ‘til Hammersmith’.
“Non siamo mai stati popolari come in quel periodo,” ha ammesso Lemmy. “Pensavo in continuazione che quello fosse l’inizio di qualcosa, quando invece era solo la fine.”
Intervista e testo ad opera di Ian Winwood per la rivista musicale inglese MOJO.
Traduzione in italiano ad opera di Bruno Cavicchini per Tempi Duri. |
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