Quarta prova per il più teutonico dei gruppi italiani che
si esprime in un Power Metal rinvigorito da robusto Thrash a stelle e strisce e
che ricorda band germaniche come i Sacred Steel ed i Primal Fear, ma anche gli
inossidabili Judas Priest, gli Accept ed i Metal Church, come pure, in parte, i
Nevermore, paladini del più classico Thrash d’oltreoceano.
Il CD si avvale rispetto ai precedenti che erano stati
affidati alla Scarlet Records, della produzione da parte di una nuova label, la
Dragonhearth Records: questo passaggio di insegne giova al sound che appare in
piena forma, nitido, caldo e potente, insomma tutto quello che si può chiedere
ad una valida sessione di registrazione.
I ritmi serrati della batteria si alternano e sovrappongono
a riff pulsanti energia, mentre assoli di qualità si susseguono senza soluzione
di continuità rendendo esplosivo ogni istante dell’album.
Ottima anche la gestione delle parti vocali, in particolare
egregiamente riuscito risulta il raddoppio delle voci, quella ruvida che
sostiene l’iperacuta, di cui si fa gran uso nell’itnero album.
I pezzi proposti sono tutti di pregio, ne citiamo alcuni
solo in base al gusto personale: in “Virtus” il riffing made in USA di gruppi
come i Metal Church supporta gli acuti alla Halford (alla Halford in stato di
grazia!), di Germano Quintabà; “Procreation to Hide” ha sonorità vagamente
orientaleggianti di sicuro effetto fascinatorio, mentre “Transcendence” è una
ballad acustica di raro spessore.
I Centvrion dimostrano con questa loro ultima fatica di
essere divenuti una band competitiva a livello quantomeno europeo e che potrebbe
riscuotere un notevole successo soprattutto in Germania, nazione dove questo
tipo di sonorità è sempre in auge.
Ci auguriamo che il positivo ed unanime riscontro di
critica e pubblico consenta loro di partecipare a sempre più importanti festival
internazionali, visto che dalla biografia risultano aver calcato prevalentemente
palchi nostrani, indubbiamente troppo stretti per le loro doti artistiche.
RosaVelata