Brani:
01 Prelude, Time and Pressure
02 A Flight on an Angels Wing
03 To My Beloved
04 Don’t you Ever Hurt?
05 Some Sane Advice
06 Let the Hammer Fall
07 Waiting in Line
08 Someday
09 My Dying Wish
10 A Fistfull of Bended Nails
11 The Long Ride Home

Musicisti:
Devon Graves: vocals, all instruments
Adel Moustafa: percussions
Dead Soul Tribe
The Dead Word
InsideOut

www.deadsoultribe.com

 

La “Tribù delle Anime Morte” è in realtà composta da un unico componente, il polistrumentista nonchè autore dei brani Devon Graves che qui si avvale della collaborazione senz’altro significativa dell’ottimo percussionista Adel Moustafa.

Un nome d’arte, Devon Graves, quanto mai appropriato per chi come lui si lascia affascinare dalle inflessioni più cupe e lugubri del Progressive, un Progressive che nelle sue mani esperte si trasforma quasi in un nuovo, personalissimo genere, difficilmente definibile, ma che per i maniaci delle categorizzazioni a tutti i costi potremmo chiamare un Progressive Doom, o Doom Prog, a seconda di quale delle due componenti del suo stile ci sembri predominante.

Perché del Prog resta senz’altro la cervellotica ricerca compositiva, raffinata e mai banale, ma spesso così poco intuitiva da far risultare i brani ostici ad un primo, distratto ascolto.

Del Doom è la propensione per i ritmi lenti, cadenzati, che creano un’atmosfera cupa e depressiva ma che sono d’altro canto gli unici responsabili del grande spessore emotivo dei brani, dell’intensità e dell’autentica ispirazione che da essi trasuda.

Di Graves e di nessun altro sono invece i momenti di sperimentalismo spinto che ci inducono a non dare mai nulla per scontato in questo lavoro colto ed originale.

La scelta ad esempio di dare tanto spazio alle percussioni è di certo sua e sfugge a qualsiasi schematico e riduttivo tentativo non solo di inserire l’album in una specifica sottosezione o nicchia musicale, ma persino di definirlo secondo criteri più generali e condivisi.

Ogni brano ha una sua complessa originalità, un carattere deciso ed unico.

Nella seducente “A Flight on an Angels Wing” sono proprio le percussioni ad introdurre e poi dirigere una melodia emotivamente coinvolgente, resa ancora più ammaliante dalla voce ben modulata di Graves e da chitarre che a tratti duettano con le stesse percussioni, in un crescendo di pathos amplificato dai frequenti vocalizzi del singer.

In “To My Beloved” torna l’accoppiata chitarre-percussioni al servizio di ritmi angoscianti nella loro cadenzata e tetra lentezza, che pervade soprattutto i refrain.

“Don’t You Ever Hurt?” affida quasi interamente alle chitarre l’ossessiva scansione ritmica; più acusticamente melodica appare “Some Sane Advice”, mentre energico e classicamente Progressive è invece “Let the Hammer Fall”.

In “My Dying Wish”, infine, spiccano le inserzioni elettroniche che denotano ancora una volta la tendenza naturale ad uno sperimentalismo fuori dal coro.

Sperimentalismo a tratti difficile ma pur sempre degno di ammirazione: se la suddetta Tribù è capace di creare una musica così intensa e coinvolgente le sue “anime” sembrano tutt’altro che morte!

RosaVelata