Brani:
01 Twisted Transistor
02 Politics
03 Hypocrites
04 Souvenir
05 10 Or 2-Way
06 Throw me Away
07 Love Song
08 Open Up
09 Coming Undone
10 Getting Off
11 Liar
12 For No One
13 Seen it All
14 Tearjerker

Musicisti:
Jonathan Davis: Voce, cornamusa
David Silveria: Batteria, percussioni
Reginald Arvizu: Basso
James Randal Shaffer: chitarra
Korn
See You on the Other Side
EMI


www.korn.com

Korn tornano con questo “brand new” album dato alla luce dopo la separazione dal loro storico chitarrista e dopo che l’entusiasmo per il Nu-Metal si è affievolito un po’ ovunque.
Un momento difficile, quindi, che i nostri hanno affrontato decidendo di proseguire con un solo chitarrista senza rimpiazzare a tutti i costi il fuggitivo, nonché di dare uuna netta sterzata alla loro musica.. la svolta può piacere o meno ma è comunque innegabile.
A noi è piaciuta molto e ne abbiamo apprezzato il coraggio: “See You on the Other Side” va certamente considerato un disco di transizione verso un nuovo tipo di sound ancora tutto da definire, ma è altrettanto innegabile che mostra meno incertezze e cadute rovinose di quanto ci si aspetterebbe da un qualsiasi salto nel vuoto.
La formula musicale si è forse vagamente ammorbidita ma si è sicuramente arricchita di un moderno sound Industrial che riecheggia alcuni passaggi del reverendo Manson e, per quanto riguarda il sapiente uso degli effetti vocali, dei Nine Inch Nails.
L’atmosfera psicotica ed alienante si è attenuata ma non è andata affatto persa: a mantenerla, con un inflessione nuova, sono proprio le sonorità Industrial algide e stranianti, che sembrano essere il risultato di una ricerca sperimentale che non si accontenta del banale e dello scontato.
Uno sperimentalismo fortemente voluto e perseguito funge quindi da sostrato, da trama connettiva capace di rigenerare in profondità la musica dei Korn: è come se dal vaso di Pandora si fossero improvvisamente riversate sulla loro ispirazione sonorità cui non avevano mai rivolto l’attenzione, un’enorme messe di suoni da poter manipolare in assoluta libertà: e i nostri lo fanno senza mai esagerare, senza farsi prendere la mano dal gioco, calibrando con raffinatezza e rigore, con autentico gusto, quindi, la campionatura.
Geniale, tanto per fare un esempio, l’accostamento di inserti di cornamuse ad altri suoni ed effetti campionati (ogni volta diversi, in uno sperimentare ininterrotto, sapiente e controllato), che compare alla fine di molti brani divenendone quasi una sigla di riconoscimento e che porta allo zenit quel senso di angoscia straniante che pervade ogni nota.
D’altronde anche il timbro, nonché l’intersezione e la sovrapposizione, delle voci contribuiscono a creare un’atmosfera sinistra, come pure le capacità tecniche dei musicisti (indubbiamente grandi professionisti), che sanno comporre ed interpretare sia brani dal ritmo lento ed ossessivo, potenti nella loro cadenzata ripetitività, che pezzi dalla carica esplosiva, determinata da una batteria che scandisce il tempo in modo furiosamente serrato, e da chitarre vigorose e precise.
E ci stupiscono ancora con improvvisi cambi di registro, come in “Tearjerker”, una ballad “sui generis” con la quale dimostrano di saper interpretare un genere consueto in modo innovativo. Anche la provocatoria “Love Song”, elettronicamente rabbiosa, contiene un refrain costituito da una melodia deformata, che fa virare il tono da più tradizionalmente romantico ad inquietante.
Infine, la stessa “Twisted Transistor”, primo singolo presentato al pubblico con un divertente video che ironizza sulle origini stesse del Nu-Metal (che non vengono però rinnegate), ci appare come un proclama (anche per il riferimento diretto ad un elemento tipicamente industriale), di questo nuovo corso della musica dei Korn, foriero, a nostro parere, di grandi potenzialità.


RosaVelata