Brani:
Acte I - Les Paintins de la Verité
01 L’Arbre Cimitière – Part. I
02 Tristes Cités
03 A la Recherche du Passé
04 Bal des Pendus
05 La Convocation
06 L’Ouverture du Procés
Acte II – Comparutions
07 Le Pouvoir des Mots
08 Les nouveaux mondés
09 Simples Physiciens
10 Ainsi soit-elle
Acte III – Les Cendres de la Mémoire
11 La Sentence
12 L’Arbre Cimitière – Part. II
Musicisti:
Christophe Bellieres: vocals, guitars and keyboards
Stéphane Descamp: Bass, vocals and backing vocals
Jean Christophe Rouanet: guitars and backing vocals
Silvain Goillot: drums
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Maldoror
L’Arbre Cimitière
Autoproduzione
www.maldoror-web.com
I Maldoror sono un gruppo francese che suona un Progressive
puro, privo di contaminazioni di sorta, che si richiama direttamente alla grande
tradizione inglese dei Seventies: sono loro stessi a citare quali referenti
principali gruppi della portata dei Genesis, Yes, Pink Floyd, King Crimson e noi
aggiungeremmo a questo memorabile elenco anche gli Emerson Lake & Palmer, in
particolare per l’affinità con la voce del singer.
Insomma, i nostri vantano un albero genealogico regale, se non addirittura
mitico, e non indegnamente, perché la qualità della loro musica è notevole; il
problema sta semmai nel fatto che le qualità tecniche sono state poste al
servizio di un concept piuttosto complesso, poco fluido nel suo dipanarsi e con
una palese propensione alla disorganicità.
Mi spiego meglio: la trama (che sebbene non brilli per originalità è, in alcune
sue parti, non priva di fascino, soprattutto nei suoi richiami eruditi a Villon,
per tramite di Rimbaud), rischia cioè di essere ipertrofica, di condizionare
eccessivamente la musica che ha tempi e ritmi non sempre compatibili con quelli
della letteratura. Accade così che i recitativi e le parti cantate nel tipico
stile da “chançonnier” (o, per dirla in italiano, da “cantastorie”), che sono
necessarie allo sviluppo ed al sostegno del concept, finiscono per frammentare
la musica, rendendo confuso e a tratti persino ostico l’ascolto. Questa logorrea
testuale finisce così per relegare la musica ad un ruolo di second’ordine: si ha
quasi l’impressione che essa non sia altro che un riempitivo tra cori,
monologhi, atti, introduzioni.
E tutto questo dispiace ancor di più proprio perché i Maldoror sono degli ottimi
musicisti.
Non che il progetto sia privo di potenzialità e per certi aspetti valido (vi
sono indubbiamente dei brani musicali capaci di rendere ed amplificare
l’atmosfera emotiva della trama), ma forse pecca di eccessivo intellettualismo.
Che è, guarda caso, uno dei difetti che più si rimprovera all’arte dei francesi,
sia essa cinema o letteratura. O musica, come in questo caso.
RosaVelata
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