| Glenn Hughes
Music For The divine
Frontiers Records
www.glennhughes.com
A due anni di distanza dal suo precedente
lavoro “Soul Mover”ecco riaffacciarsi di nuovo sul mercato
colui che più di tutti ha saputo interpretare sopratutto
a livello solistico un ruolo che a volte può essere più
complicato possibile.
Stiamo parlando del ruolo di front man che Glenn Hughes ha fatto
suo in un arco di circa tren’tanni di onorata carriera,ma
soprattutto nella decade novantiana Glenn ha saputo dare il meglio
di se con dischi che lasceranno un impronta indelebile nei cuori
dei suoi innumerevoli fans sparsi per tutto il globo terracqueo.
Nei nuovi primordi millenari, Il cantante inglese intraprese un
percorso musicale,iniziato con “Return Of Crystal Karma”dando
un impronta tipicamente settantiana al suo sound, fatto di quelle
che sono le sue influenze musicali che vanno dal funky bianco al
soul,il tutto sorretto da una voce stratosferica ed incredibilmente
brillante e potente ancora oggi,e di cui possiamo godere appieno
in questo nuovo lavoro Intitolato “Music For The Divine”.
Sorprende non poco invero la collaborazione dell’ex Deep Purple
con Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers, che tra l’altro
si arricchisce ancor di più con l’entrata dell’altro
peperoncino rosso, John Frusciante che assieme al suo collega batterista
affianca degnamente il veterano JJ. Marsh, fornendo un tappeto ritmico
di valore assoluto.
Inoltre nel nuovo lavoro in questione, Glenn Hughes offre una vasta
gamma di sensazioni che è in grado di giostrare da gran maestro
quale egli è a tutti gli effetti, e così brani come
quello d’apertura “The Valiant Denial” che sembra
fare il verso alle colonne sonore dei telefilm americani (con quel
tipico suono dal grande flavour, funkeggiante anzi-che-no) tipo
“Shaft” e i “Chips” del mitico agente Poncherello.
Con mia grande sorpresa in questo nuovo lavoro,il nostro eroe interpreta
alla grandissima una famosissima cover dei Moody Blues ,ovverosia
quella “Nights In White Satin”che in Italia è
conosciuta nella versione che i Profeti fecero all’epoca chiamandola
“Ho difeso il mio Amore”brano che è in grado
ancora oggi fortissime emozioni a chi lo ascolta.
C’è da dire che malgrado sia forte l’impronta
che i due Chili Peppers hanno dato al disco l’enorme personalità
del cantante inglese esce fuori vincente,e brani come la stupenda
“This is How A Feel”,che rappresenta a tutti gli effetti
una dichiarazione d’amore verso la sua musica ,è quasi
un gesto autocelebrativo.
In conclusione avrete di certo capito che ci troviamo di fronte
ad un disco dall’enorme tasso qualitativo e dalle più
svariate forme musicali ora funky ora soul e persino psichedeliche.
Certo a noi piace di più il Glenn Hughes Hard Rock quello
di Burn e Stormbringer, ma questo è come cercare il pelo
nell’uovo, in un disco che invece si candida come una delle
cose interessanti del presente anno.
Stefano Bonelli |