Gotthard
Made in Switzerland
Nuclear Blast/Audioglobe
www.gotthard.com
I fans degli elvetici Gotthard sono in piena fibrillazione per
assistere o aver assistito al tour di appoggio del nuovo album ‘LipService’,
non desiderano altro che divertirsi ed emozionarsi e questo i Gotthard
sanno farlo molto bene.
Quasi quindici anni di carriera alle spalle costellati da rock e
ballate memorabili che colpiscono direttamente al cuore e tenacemente
convinti che la positività trasmessa dall’hard rock
vincerà su ogni epoca, persino sul tormentato periodo grunge
nel quale la band si è trovata immersa.
L’hard rock è nato, i mostri del genere lo hanno creato
(e in questo live la band celebra proprio i Deep Purple con ‘Hush’
e chiude il pauroso concerto con un’esplosiva ‘Immigrant
Song’ dei Led Zeppelin) e i Gotthard ne sono diretta ed orgogliosa
discendenza.
‘Made in Switzerland’ si colloca, fra gli album del
gruppo, come una ben attesa summa e celebrazione delle loro migliori
canzoni e non avrebbero potuto trovare un modo migliore per realizzare
un great che registrando il live di chiusura (8 Dicembre 2005) della
prima parte del LipService Tour 2005 all’Hallenstadion di
Zurigo, praticamente fra le mura di casa loro.
L’occasione è ottima, il pubblico è caldo e
in delirio, sono a casa, sono fra fedeli amici e decidono di celebrare
il loro grandioso talento e di immortalare questa esperienza (facendola
passare alla Storia) in un cd-dvd particolarmente apprezzato dagli
“animali da concerto”.
La scaletta ripercorre tutta la loro fortunata e meritata carriera
(tranne ‘Open’) in 17 brani con una tecnica e un audio
impeccabile, pur dandoci la bellezza di uno show senza troppo cure
esterne, ma spartanamente incentrato sulla musica. Molto viene giustamente
dedicato alle canzoni di ‘LipService’ che è considerato
da molti fans come il loro miglior album, ma non possono mancare
nemmeno le classiche recenti come ‘Top Of The Word’
o le memorabili canzoni come ‘In The Name’, ‘Mountain
Mama’, ‘Let It Be’, ‘Mighty Quinn’,
‘Sister Moon’ e le emozionanti ballate come ‘Heaven’,
‘One Life, One Soul’.
Coloro che non ne erano ancora convinti, oggi possono riconoscere
che quindici anni sono passati e, nonostante qualche scivolone verso
sonorità alla Bon Jovi, i Gotthard sono ancora in mezzo a
noi per farci sognare e per farci spaccare la negatività
di una società troppo violenta e meschina a suon di rock
‘n’ roll.
Cristina Ferrandi |