| Akira kajiyama joe Lynn turner
Fire Without Flame
Frontiers
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Nuova fatica discografica per una leggenda vivente come lo è
ormai a tutti gli effetti Joe Lynn Turner,il quale si fa affiancare
dal chitarrista giapponese Akira kajiyama,il quale si è abbeverato
alla fonte di Ritchie Blackmore assimilando in toto la lezione impartitagli
dal The man in black,riuscendo persino a superare il suo maestro
.
È chiaro quindi che quanto ascolterete in questo Fire Without
Flame sarà del materiale quanto di più classico possibile.
Che prende a piene mani da gruppi come Deep Purple e Rainbow anni
ottanta,senza trascurare però il lato personale dei due artisti
i quali sono abbastanza sicuri di se per riuscire a proporre dell’ottimo
hardrock dando un impronta del tutto personale,essendo uno come
joe Lynn Turner stato per un breve periodo nei Purple coi i quali
incise un album alquanto anomino come lo fu Slave and Masters.
Il nostro buon Joe è stato assai scaltro nel “rubare”
il mestiere affiancandosi per lungo tempo sia all’uomo nero
che ad un altro grande artista come Glenn hughese dei quali vogliamo
ricordare la fruttuosa collaborazione nel Hughes and Turner Project.
Tra l’altro lo stesso Kajiyama è l’attuale chitarrista
del ex bassista e cantante dei Purple.
È chiaro quindi che dopo quanto descritto fino a questo punto
ci fa fare alcune considerazioni per quanto questo nuovo album intitolato
Fire Without Flame, una di queste è la seguente,
chi affermava che l’hardrock influenzato dal blues e dal funky
fosse ormai destinato ne limbo si sbagliava di grosso,infatti il
disco in questione rende il genere quanto mai vivo e vegeto,e le
numerose critiche che venivamo mosse a Joe in quanto a mancanza
di originalità possono essere zittite sbattendo in faccia
ai benpensanti un disco come questo,che sia per produzione ed impatto
sonoro sebbene appartenga ad un periodo che potremmo definire datato
è invece fresco ed immeditato negli arrangiamenti e permette
all’eventuale ascoltatore di divertirsi (cosa ormai assai
rara)durante l’ascolto del suddetto.
I brani sono anche abbastanza vari e si dividono in egual misura
tra momenti lenti “Heart Against Heart” (bella prova
di Joe) momenti funky Bad Feelin (dove la lezione Hughesiana si
fa sentire eccome)
A momenti più hadrock come nella magiorparte dei brani di
FIre Without Flame, che permettono al cd di attestarsi come une
delle migliori proposte dell’anno ancora in corso.
Stefano Bonelli
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