Track List:
1. Kunidé
2. Liquid meat
3. Evolution
Lunatik (4, 5, 6 )
4. Highway to the moon
5. Synapse
6. Back to the earth
7. 1111
8. Labyrinthe
9. Bois ta musique
10. Absolute decadence

Line Up:
Simon L’Esperance: Guitars
Thomas Brodeur: Drums & Percussions
Dominique Blouin: Bass
Mingan Sauriol: Piano & Keyboards

Karcius
“Sphere”
2006
Unicorn Records

Inizia con “Kunidé” dai sapori elettro-jazz con un intro flamenca ma non troppo questa prima fatica dei musicisti canadesi della scuderia Unicorn.
Gli ultimi minuti si fanno sperimentali allo stato puro disorientando l’ascoltatore non poco e proiettandolo verso territori più heavy alla “Liquid Tension” di cui pensiamo il mercato discografico sia particolarmente saturo in questo momento.
Segue “Liquid meat” dove il combo continua a percorrere la strada del progetto statunitense, cosa che almeno per il sottoscritto non è proprio un motivo di vanto.
Spicca nel brano uno sprazzo jazz che ci fa tirare un po’ il fiato e rilassare la mente: che sia una trovata per far capire di saper suonare anche il jazz ? Tali quadretti in un brano non devono mai essere un mero inserimento autocelebrativo, ma una naturale tendenza del brano stesso durante la composizione…a buon intenditor….
“Evolution” si diverte a giocare con il samba e si fa piacevolissimo prog-samba. Forse ci troviamo di fronte ad un rarissimo momento di musica. La chitarra gioca maliziosa cantando alla maniera di Santana prendendo a piene mani dal suo sound. Ma allora che musica fanno questi tipi? Jazz/Prog/Metal/Samba?....le cose si complicano e un riff di chitarra che sa di già sentito fa capolino al secondo minuto.
“Lunatik” si prende la bellezza di tre tracce per la durata di 18:33 minuti. Il brano si apre nella traccia 4 con un riff di tastiera ultrascontatissimo e ripetuto fino alla paranoia con la chitarra che ci ricama inutilmente sopra altrettanti orpelli. Diventa poi jazz metal mettendo poi il basso in primo piano per un solo che non si sa dove vuole andare a parare, sfociando in una sorta di funky metal e poi in qualcosina di più originale verso il 4 minuto, ma non ci fa gridare al miracolo.
Poi al 4:26 (risatina)…jazz lounge per 50enni in crisi esistenziale con un bicchiere di whisky in mano. Uhm…alti e bassi…come su una montagna russa…
Continua nella traccia 5 con un riff paranoico che ci fa venire mal di testa e ci tenta nello scaraventare il dischetto dalla finestra. Intanto il brano continua con dissonanze ed esercizi cerebrotici fini a sè stessi contaminando heavy durissimo e jazz dando vita ad una creatura che ci fa accapponare la pelle.
Traccia 6, le atmosfere si rilassano nuovamente con i gabbiani che ci guidano sul mare dopo una tempesta. Più ascoltiamo e più realizziamo che questi musicisti danno il meglio di loro nel jazz che nel prog-metal….ma allora perché incaponirsi a fare prog? Continuano a giocare con il samba dando ottimi, piacevolissimi frutti che non saranno originali, ma perlomeno ascoltabili.

Arriva poi “Highway to the moon” che vede protagonista un pianoforte ispiratissimo e dolcissimo che strizza non poco l’occhio a Chopin ed a Bethoveen. L’operazione può, nei primi minuti di ascolto, dare l’impressione di funzionare, ma poi ci si rende conto che con il tempo questa sorta di classic rock stanca enormemente specie nel finale inutilmente prolisso.
Seguono “Back to earth” e “1111” senza pausa annoiandoci ulteriormente con un riff di chitarra ripetuto fino allo sfinimento, cosa che ci ammorba non poco.
“Labyrinthe” nei suoi 9:03 si dipana in sonorità non meglio identificate che vorrebbero stupire per poi tuffarsi in un jazz-funky rilassato senza infamia e senza lode.
“Bois ta musique” è l’anticamera della fine (finalmente) di questo lavoro e continua su territori funky-jazz che definire prog è arduo…
“Absolute decadence” conclude il c.d.
In questo ultimo episodio nuovamente i nostri si divertono a catapultarci da uno stile ad un altro cosa che però non so fino a che punto faccia gioire dopo numerosi ascolti.
Concludendo: che senso ha un album simile? Dopo che ci sono stati Liquid Tension ed O.S.I., ormai il prog-metal strumentale sembra – fino a prova contraria – fine a sé stesso e questo pare non vogliano capirlo quelli della Unicorn che continuano a produrre album di tale fattura.
Credo inoltre che sia fuori luogo sfruttare gli elevati concetti platonici come la musica delle sfere per usarlo a mò di specchietto per le allodole il tutto condito con una copertina ad “effetto” (“l’abito non fa il monaco”).
A chi è destinato questo dischetto? Solo a chi ha soldi in più da “spendere”…

Giovanni Turco