| Luca Turilli
The Infinite Wonders of Creation
Magic Circle music/Spv, 2006
www.lucaturilli.net
Torna sulla scena addirittura con due nuovi album l’instancabile
Luca Trilli che, ricordiamo accanto a questo suo terzo album pubblica
in questi stessi giorni il primo cd del suo side-project “Dreamquest”.
Inizio subito con il chiarire che a mio modesto parere questo “The
Infinite Wonders of Creation” è il lavoro più
debole della trilogia solista del chitarrista dei Rhapsody.
Infatti nonostante l’idea originale dal punto di vista dei
testi di abbandonare battaglie epiche di re nordici o futuristici
combattimenti stellari scrivendo un intero concept come fosse una
vera sinfonia in onore di Madre Natura, dal punto di vista musicale
siamo di fronte alla solita minestra. Molti di noi diranno che si
tratta di un ottima pietanza e che la minestra in questione è
preparata con tutte le spezie e gli accorgimenti per piacere, ma
al terzo piatto penso che possa stufare anche i più golosi.
Una scelta in particolare penalizza l’album cioè quella
di far cantare più della metà delle linee vocali alla
bravissima vocalist Bridget Fogle che più che ospite è
la vera protagonista dell’album, relegando ad un ruolo quasi
marginale il bravo Olaf. Il problema non è la bravura della
cantante ma lo snaturamento di un sound in seguito alla predilezione
per parti più liriche più adatte alla nuova entrata
a scapito di brani più power.
Come al solito le orchestrazioni, le introduzioni, gli intermezzi
e gli arrangiamenti sono molto curati, pur non arrivando ai livelli
del gruppo madre Rhapsody, ma ciò che manca realmente a questo
album sono i cavalli di battaglia capaci di fare la differenza,
quei brani che innalzano la qualità e che meritano di essere
ascoltati e riascoltati più volte. Tra tutti sicuramente
quelli più vicini a queste caratteristiche sono “The
miracle of life” e “Mystic and divine” dove, guarda
caso, Olaf Hayer è protagonista. Tutte le altre canzoni,
compresa la noiosa title track-suite finale, non risultano all’altezza
e riprendono motivi e linee melodiche già molto sfruttate
sia nei lavori precedenti a nome Turilli come anche nel periodo
Rhapsody dell’ep “Rain of Thousands..” e nell’album
“Power of the Dragonflame”.
In definitiva mi è sembrato più ispirato e fresco
il suo nuovo side-project “Dreamquest” dove pur non
allontanandosi troppo da lidi conosciuti Turilli riesce a esprimere
un qualche rinnovamento dando più spazio all’elettronica
e a composizioni non troppo già sentite nella sua vasta produzione
precedente.
Metal Alex
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